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Full text of "I codici francesi della Regia Biblioteca Estense"

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I  CODICI  FRANCESI 


DELLA 


REGIA  BIBLIOTECA  ESTENSE 


PER 


GIULIO  CAMUS 


PROFESSORE  NELLA  R.  SCUOLA  MILITARE  DI  MODENA 


BIBLIOTHEQUE  S.J. 

Les  Fontaines 
60500  CHANTILLY 


IN  MODENA 


COI  TIPI  DELLA  SOCIETÀ  TIPOGRAFICA 
ANTICA  TIPOGRAFIA  SOLIAN1 


1889. 


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Fra  le  varie  regioni  d'Europa  nelle  quali  si  manifestò, 
durante  il  medio  evo,  V  influenza  della  letteratura  allora  fio- 
rente in  Francia,  V  Italia  è  senza  dubbio  quella  ove  più  nu- 
merosi dovrebbero  riscontrarsi  i  documenti  dell'  antica  lingua 
francese,  sebbene  da  quattro  secoli  mille  cause  di  distruzione 
o  di  dispersione  abbiano  diminuito  di  molto  il  numero  dei 
preziosi  codici  che  un  tempo  possedevanvisi. 

Difatti,  in  nessun  altro  paese  fu  questa  influenza  cosi 
profonda  e  durevole.  Nel  nord  dell'Italia  segnalatamente,  fu 
tale  da  spingere  molti  scrittori  italiani  a  preferire  il  provenzale 
od  il  francese  alla  loro  lingua  materna.  Così  nel  secolo  XIII 
e  perfino  nel  secolo  seguente,  dopo  1'  esempio  di  Kambertino 
Buvallelli,  i  genovesi  Simone  D' Oria,  Bonifazio  Calvo,  Lan- 
franco Cicala,  il  veneziano  Bartolomeo  Zorzi,  il  mantovano 
Sordello,  Ferrari  da  Ferrara,  e  tutta  una  schiera  d'altri  lirici 
italiani  scrivevano  le  loro  canzoni  d'amore  in  lingua  d'oc, 
mentre  Brunetto  Latini,  Martino  da  Canale,  Aldebrandi  da 
Firenze,  Rusticiano  da  Pisa  ed  altri,  redigevano  le  loro  opere 
didascaliche  in  prosa  francese.  Anzi  nelle  provincie  venete 
erasi  formato  una  specie  di  dialetto  franco-italiano,  rimasto 
per  più  d'un  secolo  l'idioma  letterario  dei  poeti  italiani  che 
composero  delle  «  chansons  de  geste  »  come  il  Macaire,  il  Betwon 
d'Ransione,  la  Prise  de  Pampelune,  V  Hector,  V Attila,  ecc.  (1) 


(1)  Vedi  «  La  lingua  e  la  poesia  francese  in  Italia  »  in  A.  Bartoli, 
I  primi  due  secoli  della  lett  ital,  pp.  92-110,  —  Milano,  1880. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  B.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


In  tali  condizioni  gli  scritti  francesi  affluirono  in  Italia; 
dappertutto  furono  accolti  col  massimo  favore,  ed  essi  si  mol- 
tiplicarono a  tal  segno  che  in  qualche  libreria  principesca 
sorpassavano  il  numero  dei  libri  italiani. 

Tale  era  il  caso  per  esempio,  a  Ferrara,  alla  fine  del 
medio  evo,  nella  raccolta  di  libri  del  marchese  Nicolò  III,  la 
quale,  già  principiata  da  suoi  predecessori,  (1)  fu  il  nucleo 
primitivo  dell'odierna  Biblioteca  Estense  di  Modena.  Infatti 
essa  comprendeva  278  codici,  dei  quali  uno  in  lingua  tedesca, 
2  greci,  23  italiani,  58  francesi  (e  provenzali?)  e  194  latini, 
come  si  rileva  da  un  curioso  inventario  dell'  anno  1437,  sul 
quale  il  cav.  L.  Lodi  (2)  attirò  per  primo  V  attenzione  dei  dotti, 
e  che  fu  poi  messo  in  luce  dal  prof.  Pio  Eajna  (3)  assieme 
ad  altri  documenti  consimili  degli  anni  1467,  1480  e  1488. 

Dall'  esame  di  questi  ultimi  inventari  si  vede  che  il  fondo 
francese  della  libreria  di  Ferrara  si  era  accresciuto  di  pa- 
recchi volumi  sotto  Borso  ed  Ercole  I.  Tuttavia  a  quei  tempi 
il  favore  goduto  fino  allora  dalla  letteratura  francese  in  Italia, 
era  assai  diminuito,  ed  anzi  stava  per  isvanire  del  tutto  al- 
l' apparire  della  splendida  letteratura  italiana  del  Binascimento, 
la  quale,  a  sua  volta,  ebbe  poi  tanta  influenza  in  Francia. 

I  codici  francesi,  tanto  pregiati  prima,  arrivarono  ben- 
tosto ad  avere  quasi  soltanto  il  valore  della  loro  pergamena, 
adoperata  spesso,  nel  secolo  XVI,  per  coprire  altri  libri,  come 
lo  provano  numerosi  fogli  staccati  che  ora  si  conservano  nel 
R.  Archivio  di  Stato  in  Modena.  Non  sarei  lungi  dal  credere 
che  a  tal  uso  abbia  servito  anche  qualche  manoscritto  della 
preziosa  raccolta  fatta  dai  principi  d' Este  prima  del  Cinque- 
cento, e  della  quale  non  abbiamo  più  notizie  dopo  Alfonso  I. 
Ma  più  verosimile  forse  è  che  la  maggior  parte  di  quell'antica 
libreria  sia  stata  distrutta  in  qualche  incendio  del  Palazzo  di 
Ferrara,  o  che  sia  stata  dispersa  all'  epoca  dello  smembramento 
dello  Stato  degli  Estensi  sotto  il  duca  Cesare. 

In  ogni  modo  delle  varie  opere  catalogate  negli  inventari 
pubblicati  dal  Bajna,  ben  poche  hanno  dovuto  pervenire  a 

(1)  G.  Galvani,  La  B.  Biblioteca  Estense  sotto  il  Regno  di  Fran- 
cesco IV,  p.  s.  —  Modena.  18... 

Vedi  pure  Muratori  Ber.  ital.  scriptores,  t.  XVIII,  p.  906. 

(2)  Atti  e  Memorie  delle  R.  R.  Deputazioni  di  Storia  Patria  per  le 
Provincie  modenesi  e  parmensi,  voi.  IV,  tornata  XI  —  Modena,  1868. 

(3)  Piò  Rajna,  Bicordi  di  codici  francesi  posseduti  dagli  Estensi  nel 
secolo  XV  (Romania,  II,  pp.  49-58)  —  Paris,  1873, 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


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Modena;  e  fra  i  manoscritti  francesi  conservati  oggidì  alla  E. 
Biblioteca  Estense,  tre  o  quattro  al  più  potrebbero  essere  sup- 
posti provenire  da  queir  antica  collezione. 

D'altra  parte  notiamo  col  prof.  Eajna,  che  gli  antichi 
suddetti  elenchi  non  comprendevano  probabilmente  tutti  i 
libri  posseduti  dagli  Estensi,  poiché  non  vediamo  figurarci  il 
famoso  codice  provenzale  che  il  Tiraboschi  credeva  scritto  per 
Azzo  VII,  ne  il  poema  d' Attila  composto  nel  sec.  XIV  per  il 
marchese  Bonifazio  d' Este,  sebbene  sembri  che  questi  due  ma- 
noscritti non  siano  mai  usciti  dipoi  dalla  corte  dei  principi 
d'Està 

Se  è  difficile  di  conoscere  esattamente  la  sorte  avuta  da 
quegli  antichi  libri,  non  è  più  facile  sapere  come  venne  for- 
mata ed  accresciuta  la  raccolta  moderna  dei  testi  francesi  a 
penna  nella  Palatina.  Sotto  tal  riguardo  il  Lombardi  è  quasi 
muto,  e  la  sola  informazione  che  ho  potuto  rilevare  nel  suo 
manoscritto,  è  che  la  Biblioteca  Estense  «  fece  nel  1773,  nuovi 
acquisti  di  alcuni  pregevoli  manoscritti  francesi,  e  di  alcune 
altre  opere  rare  proposte  dal  provveditore  Moisè  Beniamino 
Eoa,  per  il  quale  oggetto  fu  fatto  uno  straordinario  assegno 
di  zecchini  70  »  (l). 

Quali  fossero  poi  questi  manoscritti,  lascio  ai  futuri  sto- 
rici della  Libreria  di  Modena  la  cura  di  ricercarlo.  Soltanto 
farò  osservare  che  parecchi  testi  dei  secoli  XVI  e  XVII  (2) 
sembrano  essere  venuti  alla  medesima  epoca  dai  collegi  dei 
Gesuiti,  dòpo  la  loro  soppressione. 

Attualmente  la  collezione  dei  manoscritti  francesi  della 
Biblioteca  Estense  comprende  86  volumi,  ma  soltanto  in  venti 
di  essi  troviamo  opere  in  francese  antico,  cioè  anteriore  al  Cin- 
quecento. Tutti  questi  codici  sono  registrati  in  due  cataloghi: 
T  uno,  «  Codices  liwguarum  exterarum  »  venne  composto  alla 
fine  del  secolo  scorso  ;  l'altro,  «  Conspectus codicum  lìng.  exter.  » 
fu  scritto  nel  1832.  Quest'  ultimo,  redatto,  credo  dal  Lombardi, 
non  è  del  resto  che  la  copia  del  primo,  con  qualche  rinvio 
alla  Storia  letteraria  del  Tiraboschi  od  a  quella  del  Quadrio, 
e  talvolta  colle  prime  parole  del  manoscritto.  Ma  in  tutti  i 
due,  i  codici  sono  menzionati  in  un  modo  affatto  insufficiente. 

(1)  Ani  Lombardi,  Storta  della  Biblioteca  Estense,  p.  19  —  Inedita 
nella  R.  Bibl.  Estense. 

(2)  Vedi  particolarmente  i  numeri  da  58  a  107,  nel  Catalogo  dei  mss. 


la  lingue  straniere  dell'  Estense. 


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I  CODICI  ERANGESI  DELLA  K.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


e  spesso  erroneo,  senza  ordine  alcuno  nè  di  cronologia,  nè 
di  materie,  alla  rinfusa  con  manoscritti  spagnuoli,  tedeschi, 
slavi,  ecc. 

Troviamo  bensì  qualche  cosa  di  più  intorno  ad  alcuni  di 
questi  codici  francesi  in  un  opuscolo  pubblicato  dal  Lodi  (1) 
ed  in  iscritti  di  P.  Lacroix  (2)  e  di  P.  Heyse  (3)  sulle  biblio- 
teche d'Italia,  ma  finora  uno  solo  può  dirsi  descritto  com- 
pletamente secondo  le  esigenze  della  critica  moderna,  ed  è 
il  celebre  codice  provenzale,  il  quale  divenne  oggetto  di  una 
dotta  memoria  per  parte  del  prof.  A.  Mussafia  (4)  di  Vienna. 
Bisogna  tuttavia  non  dimenticare  che  parecchi  brani  dei  codici 
francesi  dell'  Estense  sono  stati  citati  ai  nostri  giorni  da  alcuni 
letterati  quali  il  D'  Ovidio,  il  Bartoli,  il  Pannièr,  il  Eaynaud, 
ed  altri. 

Ciò  nonostante  uno  studio  accurato  dei  più  antichi  testi 
ha  dimostrato  che  la  collezione  dei  mss.  francesi  dell'  Estense 
è  assai  imperfettamente  conosciuta,  e  che  in  essa  si  trovano 
varie  copie  di  opere  che  finora  non  erano  state  segnalate  in 
Modena.  Quindi  tutto  farebbe  desiderare  un  catalogo  ragionato 
per  i  suddetti  codici,  come  lo  fece  per  i  testi  ebraici  il  cav. 
Jona,  e  per  i  mss.  arabici  il  cav.  Malmusi. 

Senza  aver  la  pretesa  di  riempire  questa  lacuna  ho  pensato 
fare  cosa  non  del  tutto  inutile  col  raccogliere  le  mie  note  sui 
più  antichi  codici,  e  pubblicarle  quali  appunti  sull'  indicazione 
data  per  ognuno  nel  catalogo  attuale,  e  come  contributo  alla 
redazione  futura  di  un  lavoro  d'insieme  su  tutti  i  codici  in 
lingue  estere  posseduti  alla  Kegia  Biblioteca  Estense. 


(1)  Cenni  storici  della  R.  Biblioteca  Estense  in  Modena,  jp.  60  e  seg.  -r- 
Modena,  1863. 

(2)  P.  Lacroix,  Dissertations  sur  quelques  points  curieux  de  V  histoire 
de  Trance,  t  VII;  opera  riprodotta  poi  con  qualche  modificazione  nel 
tomo  IV  dei  «  Mélanges  historiques  de  Champollion  »  (CollecL  de  docu- 
ments  inédits)  pp.  258  345. 

<3)  Paul  Heyse,  Romanische  inedita  auf  italicenischen  Bibliothehen  — 
Berlin,  1856. 

(4)  A.  Mussafia,  Del  Codice  Estense  di  Mime  provenzali.  Sitzungsbe- 
richte  der  K.  K.  Akademie  zu  Wien,  1867. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


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Num.  1. 


Àn.  Seyerinus  Boetius.  De  consoìatione  phiìosophia  gallicè  redditus  a 
Joanne  de  Meum. 

Codex  membran.  in  4°:  scec.  XV.  —  Mss.  I.  29.  (*) 

Molte  furono  nel  medio  evo  le  traduzioni  francesi  della  Con- 
solazione di  Boezio,  sia  in  versi  come  quella  di  Simone  di  Frai- 
snef  (1),  sia  in  jfrosa  come  quella  di  Giovanni  di  Meun,  sia  ad 
un  tempo  in  prosa  ed  in  versi  come  neir  originale  latino. 

Il  Delisle  (2),  avendo  esaminato  quaranta  sette  manoscritti 
di  tali  traduzioni  francesi  consérvati  nella  Biblioteca  nazionale  di 
Parigi,  li  ripartì  in  otto  classi  ben  diverse  fra  loro.  Prendendo 
per  base  le  citazioni  che  il  dotto  bibliotecario  fece  di  quei  testi 
a  penna,  è  facile  di  vedere  che  la  copia  dell'  Estense  rientrerebbe 
nella  seconda.  Detta  clas.se  comprende,  dice  il  Delisle,  parecchi 
manoscritti  ed  alcuni  incunabuli,  ove  la  traduzione,  sebbene  in 
prosa  ed  in  versi,  vvien  attribuita  a  Giovanni  di  Meun  (3)  sopra- 
nominato Clopinel  (zoppo),  poeta  della  fine  del  secolo  XIII,  ce- 
lebre per  la  sua  continuazione  del  Boman  de  la  Uose,  principiato 
da  Guglielmo  di  Lorris. 

Il  ms.  dell'  Estense  ha  108  carte  di  25  cm.  X  18  cm.,  ed  è 
scritto  con  bei  caratteri  gotici  del  Quattrocento,  in  mezzo  ai  quali 
spiccano  di  tanto  in  tanto  grandi  iniziali  dipinte  in  rosso  ed 
azzurro.  Principia  in  tal  modo: 


comme  il  se  contient  ci  apres  ensivanfc. 

A  la  royal  majesté,  tres  noble  prince  par  la  grace  de  Dieu, 
Koy  de  France  Phelippe  quart,  je  Jehans  de  Meum  qui  jadis 
ou  roumans  de  la  Rose,  puis  que  jalosie  ot  mis  en  prinson 
Bel  Acueil,  enseigna  la  maniere  du  chastel  prendre  et  de  la 
rose  queillir;  et  translatay  du  latin  en  francois  le  livre  de  Ve- 


(*)  Per  ogni  codice  riprodurrò,  dopo  il  numero  d'ordine,  Y indicazione 
latina  che  vien  data  nel  Catalogo  dell'Estense. 

(1)  Histoire  littéraire  de  la  France,  t.  XVIII,  p.  822-824.  Ve  n'  è  una 
altra  pure  in  versi  di  Regnaud  de  Louens.  (cfr.  G.  Paris,  Les  Manuscrits 
francois  de  la  Bibliothèque  du  roy,  V,  55;  VI,  359). 

(2)  Léopold  Delisle,  Anciennes  traductions  frangaises  de  la  Consolation 
de  Boece  conservées  à  la  Bibliothèque  Nationale  de  Paris.  —  Paris,  1873. 

(3)  .  Hist.  litt.  XXVIII,  391439. 


Ci  commence  le  prologue  du  livre  de  Boece  De  Consolacion 
lequel  mestre  Jehans  de  Meum  translata  de  latin  en  fransois,  si 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


gece  de  Chevalerie,  et  le  livre  des  merveilles  d' Yrlande;  et  la 
vie  et  les  epistres  maistre  Pierre  Abaalart  et  Heloys  sa  feme, 
et  le  livre  a  Elaret  «De  esperitaci  amistié  »  envoye  ores  Boece 
«  De  consolacion  »  que  je  t'ay  translaté  de  latin  en  francois,  ja 
soit  ce  que  tu  entendes  bien  latin,  mais  toutes  foys  est  moult 
plus  legiers  a  entendre  le  francois  que  le  latin  

Ecco  ora  la  fine  di  questo  prologo  coi  versi  che  seguono 
ed  alcune  righe  del  primo  capitolo  in  prosa: 

(f.  5,  v°)   Mais  soy  contrester  et  conforter  a*  tiex  dolors  si*ap- 

partient  de  noble  et  de  parfait  entendement.  Et  comraence 
Boece  son  livre  douloureusement,  si  comme  il  affiert  a  home  qui 
represente  ses  douleurs,  et  si  comme  il  appert  aus  liseurs. 

Je  qui  suel  diter  et  escrire  Mais  quant  il  vient  en  tei  tristece, 

Les  livres  de  haute  matiere,  Qu1  il  estanuiez  de  sa  vie, 

Et  d*  estude  avoye  la  flour,  Tantost  le  prent  quant  il  l'emprie. 

Fais  or  dis  de  dueil  et  de  plour.  Mais  a  moy  fait  tout  le  contraire, 

Les  musetes  qu'aus  premiers  ans  Quant  fortune  moult  debonnaire, 

Enseignent  rimer  les  enfans,  Par  .i.  poi  qu'elle  ne  m1  estaint, 

Que  je  ting  pres  en  ma  jonece,  Mais  ce  quant  elle  m1  a  empaint, 

Me  confortent  en  ma  viellece.  En  la  douleur  ou  cheois  suy, 

*  Tant  ai  je  au  mains  de  compagnie  Vivre  me  fait  a  grant  ennuy. 

En  ceste  dolereuse  vie,  Ami  pour  quoy  ne  clamiez 

Qu1  en  grant  chetiver  sui  venus  Beneuré  ?  Ne  saviez 

Poibles  escharnez  et  chanus.  Que  cil  u*  est  pas  beneurés 

L'en  devroit  moult  prisier  la  mort,  Qui  ne  puet  estre  aseurés. 

Que  home  qui  a  son  confort  N'estoit  pas  certain  mon  estat 

Ne  sousprent  ne  tolt  sa  leece;  Quant  si  bas  fortune  m1  abat. 

Quant  je  me  dementoye  ainsi,  et  ma  complainte  plaine  de 
pleur  metoie  en  escrit,  il  me  fu  avis  que  une  feme  estoit  sus 
mon  cbief,  de  tres  grant  reverence,  les  yex  ardans  et  cler  voians 
sur  tous  hommes,  la  coulour  vive... 

Al  f.  93,  v°,  si  legge 

Le  cinquiesme  livre  de  Boece  de  Philosophie:  Lors,  dis-je, 
or  sui  je  en  plus  grant  confusion  de  doutance  

ma  è  evidentemente  un  errore  del  copista,  poiché  nell'  origi- 
nale principia  il  libro  V  con  «  Bixerat,  orationisque  cursum  ad 
alia  quondam  tractanda  atque  expedienda  vertébat.  Tum  ego....  »  ; 
Tuttavia  la  nostra  traduzione  è  completa,  e  Terrore  consiste  soltanto 
nel  non  aver  indicato  quattro  fogli  innanzi  il  principio  di  que- 
st'  ultimo  libro,  cioè  al  foglio  89  v°,  ove  è  scritto  : 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


7 


Quant  elle  ot  ce  dit  et  s1  apareilloit  de  poursuivre  sa  pa 
parole  a  autre  chose,  je  li  dis  

L'opera  termina  colle  seguenti  parole,  fol.  108,  v°; 

...Car  grant  necessitò  est  de  bien  faire  se  ne  volez  dissi- 
muler  ce  qui  vous  est  enjointe,  o  mortel,  quant  vous  ovrez  de- 
vant  les  yex  a  celuy  qui  tout  vpit.  Si  fìnist  le  ve  livre  de  Boece 
,  et  de*Philosr>phie  (1). 

È  da  avvertire  che  questa  chiusa  è  un  po'  più  breve  che 
nella  citazione  fatta  dal  Delisle,  secondo  il  ms.  della  Nazionale 
di  Parigi,  (num.  1728),  copia  che  è  pure  un  po' differente  della 
nostra,  nei  versi  corrispondenti  a  quelli  che  abbiamo  ripartati 
sopra. 

La  Consolazione  della  Filosofia  di  Boezio  fu  spesso  tradotta 
in  italiano;  il  più  antico  volgarizzamento  sembra  essere  stato  quello 
di  Alberto  Fiorentino,  redatto  verso  il  1332.  (2). 

Num.  5. 

Anonymus.  De  virtutibus  et  vitiis  tractatus  gallicus. 
Ànonymus.  Monito,  ethica  carminibus  gallicis  expressa. 

Cod.  membran.  in  4°:  scec.  XV.  —  Mss.  X1L  F.  29. 

Con  'tale  menzione  nel  catalogo  dell'  Estense,  era  assai  difficile 
di  attirare  sul  presente  codice  V  attenzione  dei  dotti  ;  e  cosi  av- 
venne che  rimase  finora  inavvertito,  quantunque  contenga  alcuni 
scritti  di  una  certa  importanza  per  la  storia  letteraria. 

Le  sue  dimensioni  sono  28  cm.  X  20  cm.  Altre  volte  constava 
di  221  fogli,  ma  ora  è  mutilo:  ne  furono  tolti  gli  otto  primi  fogli. 
L' esame  del  carattere  gotico  con  cui  è  scritto  mostra  che  esso 
appartiene  al  secolo  decimoquarto,  e  non  al  sec,  XV,  come  vien 
detto  nel  Catalogo.  I  fogli  119,  130  e  163  sono  ornati  di  curiosi 
fregi,  e  di  graziose  miniature  in  mezzo  a  grandi  lettere  iniziali. 

Questo  codice  contiene  quattro  opere  diverse,  scritte  in  dialetto 
piccardo,  però  con  alcune  traccie  della  grafia  francese  dei  testi 

(1)  Nella  Biblioteca  del  marchese  Campori,  havvi  un  altro  manoscritto 
della  medesima  traduzione  francese  di  Boezio,  ma  accompaguata  di  glosse. 
{Vedi  il  Catalogo  dei  codici  posseduti  dal  march.  G.  Campori,  parte  1*, 
num.  25). 

(2)  Vedi  la  prefazione  di  Michele  dello  Russo  air  edizione  Che  egli  diede 
di  detto  volgarizzamento  di  Alberto  Fiorentino  (Napoli,  1856). 


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8 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R   BIBLIOTECA  ESTENSE 


originali  ivi  compendiati.  Il  primo  scritto  che  indicherò  col  titolo 
Tratte  des  vices  et  des  vertus,  ha  qualche  anologia  col  ms.  70683 
della  Biblioteca  nazionale  di  Parigi,  descritto  da  Paulin  Paris  (1). 
Vale  a  dire  è  un  trattatello  di  morale  composto  con  alcuni  Motti 
dei  filosofi  e  con  brani  della  nota  Somme  le  Boy  (2)  del  frate 
Lorenzo  confessore  di  Filippo  III  di  Francia.  Le  prime  parole 
che  ora  vi  si  leggono  sono: 

(  /.  9  r°  ) .  .  .  .  vaut  rien  nule  des  trois  choses,  car  si  con  dist  li  livrea  de  la  • 
laide  chevalerie:  en  autres  qu'  en  eles  quant  on  mesprent,  cou- 
meht  ke  soit,  creue  u  amendee,  mais  erreurs  en  bataille  ne  puet 
iestre  amendée,  car  eie  est  tantost  comparee.  Fole  emprise  est 
u  il  gist  petit  de  preu  et  mout  de  coust  et  de  perii  et  de 
*  painne.  Teles  sunt  les  emprises  de  chiaus  ki  sunt  preu  et  hardi 
al  siede,  ki  cors  et  avoir  et  ame  en  pechié,  et  en  perii  et  en 
painne  Tnaitent,  pour  un  petit  de  los  conquerre,  ki  mout  est 
vains,  et  petit  dure.  Mais  viertus  fait  V  orarne  de»  grant  cuer 
et  de  sage  Qmprise,  quant  eie  fait  V  omme,  ki  est  tiere  et  boe, 
emprendre  le  roiaume  dou  chiel  a  conquerre  et  les  dyables  ki 
tant  sunt  fort  a  yaincre  

(f.  9,  Signourie  est  chose  hounoree  mout  

Dopo  i  capitoli  (f.  11  )  De  frankise,  (f.  13)  De  vrttie  nobleche, 
(f.  18  )  Comment  viertus  est  li  biens  proufitables,  (  f.  21  )  Ke  viertus 
est  biens  trqp  delitaules,  segue  un  sunto  dei  Sette  peccati  capitali 
del  frate  Lorenzo  sopranominato.  Questa  prima  parte  del  codice 
termina  al  foglio  119,  r°,  con:  • 

«  Trois  choses,  sont  pais  entre  Dieu  et  home:  Geune,  ausmosne, 
orison  ».  , 

Sul  medesimo  foglio  comincia  un  altro  opuscolo  col  titolo  : 
C  est  la  confessioni  des  VII  pechiés  mortels. 

Eccone  le  prime  e  le  ultime  righe: 

(/.  119  v°)  Ki  viout  faire  contìession  au  salu  de  s'ame,  il  doit  iestre  dolans 
et  repentans  de  tous  les  pechiés  ke  il  onkes  fist,  et  avoir  ferme 
creanche  et  volonté  ke  il  a  tous  jours,  mais  s'en  gardera  a  son 
pooir,  et  en  fera  la  penanche  ke  priestres  discres  V  en  conseillera 
a  faire  

(f.  129 ,  .  .  .  Ceste  confiession  doinst  Dex  bien  faire  a  tous  chiaus  et 
a  toutes  celes  ki  painne  i  vorront  maitre,  et  a  toute  boine  gent 
crestiiene.  Amen.  Chi  faut  li  confessions  des  VII  pechiés  mortels 

(1)  Paulin  Paris,  Les  manuscrits  frangois  de  la  Bibliotèque  du  Boy, 
voi.  V.  num  70683.  —  Paris,  1842. 

(2)  Vedi  più  oltre  il  num.  34  dei  mss.  dell'  Estense. 


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I  CODICI  FRANCESI  BELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


9 


Al  foglio  seguente,  ci  imbàttiamo  in  una  terza  opera  in  prosa, 
affatto  differente  delle  due  prime,  e  che  si  potrebbe  chiamare  «  Les 
enseignements  d' Aristote  a  Alexandre  »  É  una  compilazione  la 
quale  principia  col  raccontare  la  favolosa  leggenda  tratta  dal  Pseudo- 
Callistene,  riprodotta  nell'  Epitome  di  Giulio  Valerio  e  nella  Hi- 
storia  de  proeliis  dell'  arciprete  Leone,  secondo  la  quale  Alessan- 
dro Magno  sarebbe  figlio  dell'  ultimo  re  degli  Egiziani  Nectanebo  : 
* 

(f.  13§,  v°)  Li  rois' Phelippes  ot  un  fìl  de  la  roine  Olimpias,  sa  feme.  Au- 
cune  ystoire  raconte  ke  il  fìus  Neptanabus,  le  roi  de  Egypt?, 
ke  li  rois  Àrchaxerses  de  Pierse,  ki  fu  sornoumés  Ochus,  cacha 
en  exil,  quant  il  ot  conquis  Egypte,  si  com  vous  avés  oit  desus, 
quant  il  fu  boutés  hors  de  Egypte,  il  ala  en  Thiope  

Osserviamo  che  le  parole  «  com  vous  avés  oit  desuÈ  »  indicano 
che  questa  parte  del  nostro  codice  venne  tratta  da  un'opera  più  estesa. 

Terminata  la  leggenda  di  Nectanebo,  l' autore  prosegue  col 
narrare  i  prodigi  che  avvennero  alla  nascita  di  Alessandro,  com- 
pilando sempre  1'  Epitome  di  GL  Valerio  (1)  ;  poi,  dopo  aver  no- 
minato i  precettori  che  Filippo  diede  a  suo  figlio,  il  nostro  com- 
pilatore traduce  dal  primo  libro  del  poema  Alexandreis  di  Gual- 
terio  di  Chatillon,  il  celebre  discorso  di  Aristotele  ad  Alessandro, 
che  si  ritrova  in  alcuni  altri  manoscritti  segnalati  da  P.  Meyer  (2). 
Nel  testo  dell'  Estense  comincia  in  tal  modo  : 

(f.  131,  r°)  Biaus  fìus,  laisce  l'enfance,  et  pren  cuer  d' oume;  tu  as  ma* 
tere  de  viertu,  or  le  met  a  oevre  

Dopo  questo  discorso  che  termina  al  fol.  132,  v°.  abbiamo: 

«  Teus  paroles  et  mout  d1  autres  li  dist  Aristotles  pour 
lui  ensegnier  et  encore  fist  il  un  livre  ke  il  nome  Etike,  qui 
comraenche  ensi: 

Tous  ars  et  toutes  doctrines,  et  toute  oevre,  et  tous  trieniens 
sont  pour  querre  aucun  bien;  dont  disent  bi;n  li  philosophe.... 

Da  questo  passo  fino  al  foglio  164,  r°,  il  manoscritto  porge 
un  breve  compendio  del  secondo  libro  del  «  Tresors  »  di  Brunetto 
Latini,  nel  quale  le  ultime  parole  sono  : 

 car  chou  ke  il  crient  n'avenra  ja  par  aventure  ». 

(1)  P.  Meyer,  Alexandre  le  Grand  dans  la  Utt  frang.  du  moyen-àge, 
voi.  II,  p.  97.  —  Paris,  1886. 

(2)  Romania,  XV,  170,  191. 


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10 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


Come  ultimamente  dimostrai  in  una  memoria  letta  alla  R. 
Accademia  di  Modena  (1),  tale  compendio  deve  essere  stato  fatto 
su  di  una  redazione  antichissima,  poco  appi'esso  uguale  a  quella 
che  servì  per  la  traduzione  italiana  del  Tesoro  attribuita  a  Bono 
Giamboni. 

Il  rimanente  del  codice  comprende  un  poema  in  232  strofe 
di  12  versi,  senza  titolo  e  senza  nome  di  autore,  nel  quale  ravvisai 
una  copia,  finora  non  segnalata,  del  «  Bomans  de  Charite  »  ^scritto 
alla  fine  del  secolo  XII  da  Bartolomeo  (2)  detto  il  Renclus  de 
Moliens. 

Eccone  la  prima  strofa  nella  quale  il  copista  dimenticò  il 
settimo  verso: 

(  f.  163,  v°  ]         Dire  me  plaist  et  bien  doit  plaire 


Mais  as  cuers  felons  sourfaisans, 
Ki  coustumier  sunt  de  fourfaire, 
Est  toate  bontés  desplaisans. 
Donche  chose  est  et  avenans, 
Quant  chescuns  fait^,  son  per  paire. 


Dal  paragone  di  questo  testo  con  quello  dell'  eccellente  edi- 
zione critica  che  diede  di  tal  poema  il  prof.  Van  Hamel  (3),  risulta 
che  la  nostra  copia  porge  diverse  varianti  che  avrebbero  potuto 
riuscire  utili  nella  suddetta  edizione.  Di  più  contiene  due  strofe 

(1)  R.  Accademia  di  Scienze,  Lettere  ed  Arti,  Adunanza  del  22  gen- 
naio 1889. 

(2)  In  un  ms.  del  sec.  XIII,  conservato  nella  R.  Biblioteca  di  Torino  e 
contrassegnato  LV,  54,  leggesi  sotto  V  ultimo  verso  di  questo  poema  : 

«  Cy  fenist  li  romans  de  caritè  le  quel  fist  Dans  Bertremiels  li  renclus 
de  Morliens,  qui  jadis  fu  moines  de  Saint  Fusciien  el  bos   » 

(3)  A.  G.  van  Hamel,  Le  romans  de  Churité  et  Miserere  du  Benclus 
de  Moliens.  —  Paris,  1885. 


Chou  dont  on  prent  boiii  exemplaire. 
Bien  sai  boins  dis  est  bien  plaisans. 
A  cuer  volentriu  de  bien  faire, 


Car  boins  cuers  se  set  bien  refaire 
Des  exemples  des  bienfaisans. 


L'  ultima  scrofa  principia  coi  versi  : 


Aucuns  lira  u  ora  lire 

Ces  vers,  ne  les  volra  relire. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  11 
interpolate  delle  quali  una,  di  antichissima  redazione,  comincia  con 


(f.  178,  v.°) 


Se  priestres  por  presbiterie 

Est  baus,  bien  puet  par  bauderie  


e  T  altra  con 


Del  pain  dont  tu  sers  ton  cors  frains 
Or  te  garde  de.  ij.  mahains   (1). 


Ma  l' edizione  del  prof.  Van  Hamel  racchiude  dodici  strofe 
(20,  60,  62,  63,  66,  71,  72,  83,  89,  90,  91,  242)  che  mancano 
alla  copia  dell'  Estense. 


Come  vari  altri  racconti  della  Passione  di  Gesù  Cristo,  scritti 
nel  #sec.  XV,  l' opera  contenuta  nel  presente  codicfe  venne  inde- 
bitamente attribuita  a  Giovanni  Gerson.  * 

Questo  errore  però  si  spiega,  avendo  il  celebre  cancelliere 
dell'  Università  di  Parigi  ancora  aggiunto  alla  fama  che  godeva 
presso  i  contemporanei,  col  pronunziare,  nel  1402,  un  magnifico 
sermone  sulla  Passione,  il  quale  ci  fu  conservato  in  parecchie 
copie  (2).  Ma  tal  sermone  è  affatto  differente  del  testo  dell'  E- 
stense,  ed  esso  si  riconosce  facilmente  da  alcuni  versi  che  si  ri- 
petono ad  ogni  alinea, 


traduzione  o  piuttosto  parafrasi  delle  parole  di  San  Giovanni,  evan- 
gelista: Ad  Deum  vadit...  ecc. 

Il  manoscritto  dell'  Estense,  scritto  su  130  fogli  cartacei  di 
19  cm.  X  13  cm.,  sembra  dover  riferirsi  alla  fine  del  secolo  XV. 


Num.  12. 


Joannes  Gerson*  Passio  D.  N.  Jesu  *Christì,  gallice  scritta. 

„     Cedex  chartae.  in  8°:  sac.,XV.  —  Mss.  XII,  G.  2. 


A  Dieu  s'  en  va,  a  mort  amere 
Jesus,  veiant  sa  doulce  mere  


Eccone  le  prime  righe  : 


Cy  commence  la  passion  de  nostre  sanveur  Jhesus,  jadis 
faicte  ed  ordounée  par  maistre  Jehan  Jarson. 


(1)  Cfr.  A,  G.  van  Hamel,  op.  cit.  pp.  31  e  106.  * 

(2)  Vedi  Paulin  Paris,  Mss.  frangois,  ecc.,  II,  169,  e  VII,  220. 


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12  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

A  la  loenge  de  Dieu,  de  la  vierge  souveraine  et  de  tous 
les  sains  et  saintes  de  paradis,  a  esté  ceste  histoire  escripte  de 
la  passion  de  Jesus  nostre  'sauveur.  Et  pour  avoir  T  entendement 
du  temps  d1  icelle  fait  a  scavoir  que  apres  la  creation  du  monde, 
que  Adam  et  Ève  eurent  pechiéVen  Fan  VIm  cent  iiij"  XIX, 
et  apres  construction  de  la  cité  de  Romme,  V  an  VIPIxij  re- 
gnant  Octavien  a  Romme,  empereur  et  monarche  general  du 
monde  Tan  xlij  de  son  empire,  le  monde  estant  generalement 
en  paix,  regnant  en  Judée  Herode  de  Ascalomte,  qui  les  inno- 
cens  fìst  occire,  ou  XXX6  an  de  son  regne  fut  nez  de  la  vierge  * 
Marie  nostre  doulx  sauveur  Jhesucrist  en  la  cité  de  Bethleem, 
a  minuyt,  le  XX Vc  jour  de  dicembre  entre  le  samedy  et  le 
dimenche  

La  narrazione  abbraccia  più  della  Passione  propriamente  detta. 
Difatti  il  primo  capitolo  comincia  con 

(f.  £,  r°)  «  De  la  suscitacion  du  ladre  et  de  T  envie  qua  les  Pharisiens  et 
maistr  s  de  la  loy  concheurent  a  V  encontre  de  nostre  Seigneur 
Jhesucrist  a  cause  d' icelle. 

#  Cy  fait  assavuir  que  Jhesus  resuscita  le  ladre  XV  jours 
avant  le  jour  de  sa  passion   » 

e  l'ultimo  capitolo  con: 


• 


f.  129,  r°)  «  Comment  le  saint  esperit  enlumina  les  apostres  le  jour  de  la 
penthecouste  et  les  conferma  en  grace,  et  leur  donna  Y  enten- 
dement de  toutes  escriptures  et  congnoissance  des  choses  passées, 
presentes  et  advenir,  et  V  usaige  de  tous  langaiges. 

Au  cincquantiesme  jour  aprez  la  resurrection  de  nostre 
.   seigneur,  le  X6  jour  aprez  sa  glorieuse  ascencion   » 

L'opera  termina  colle  parole  seguenti: 

«  Qui  plus  avant  veult  scavoir  de  Testat  des  disciples,  et 
comment  ilz  exaulcerent  la  foy  chrestienne,  lise  les  fais  des 
apostres  desquelz  saint  Lue  fut  acteur,  et  voye  leur  legendes 
et  il  trouvera  la  maniere  comment  la  foy  fut  multipliée  ». 

Num.  22. 
*  è 

Cbristina  Pisan.  Le  livre  des  faits  et  bonnes  mceurs  du  sage  Boy  Charles 
Constat  autem  tribus  partibus 

Codex  membra*,  in  foli  Sac.  XV.  —  Mss.  XII,  K,  18. 

Questo  bel  codice  di  106  fogli  (30cm.  X  22  cm.),  scritto  su 
due  colonne  e  ornato  di  graziosi  fregi  nella  prima  pagina  del  testo, 


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I  CODICI*  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


13 


venne  già  ricordato  un  secolo  fa  dal  Tiraboschi  (1),  laddove  trattò, 
dopo  V  abate  Lebeuf  e  Boivin  le  Cadet,  della  vita  e  delle  opere 
di  quella  dotta  Italiana  che  fu  Cristina  da  Pizano. 

Nata,  credesi  a  Venezia,  nel  1363,  Cristina  andò  in  Francia, 
in  età  di  cinque  anni,  col  padre  Tommaso  che  era  stato  chiamato 
presso  Carlo  V,  a  cagione  delle  sue  cognizioni  in  astrologia  giu- 
diziaria. Dieci  anni  dopo  sposò  Stefano  Castel,  gentiluomo  di  Pie- 
cardia,  e  visse  dapprima  felice  ed  onorata  dai  più  grandi  per- 
sonaggi del  suo  tempo.  In  appresso,  nello  spazio  di  pochi  anni, 
Cristina  ebbe  il  dolore  di  perdere  il  suo  protettore  il  re  Carlo,  poi 
suo  padre,  e  infine  suo  marito  nel  1388.  Eimasta  vedova  e  madre 
di  tre  figli,  ella  condusse  per  qualche  anno  una  vita  assai  penosa, 
ma  in  seguito  fu  abbastanza  fortunata  d' incontrare  un  vero  Mece- 
nate nella  persona  del  duca  di  Borgogna.  Cristina  mori  in  Francia 
verso  il  1431.  Delle  numerose  opere  che  ella  scrisse,  la  più  im- 
portante è  senza  dubbio  quella  della  vita  di  Carlo  il  savio  (2). 

Nella  copia  dell'  Estense  abbiamo  al  primo  foglio  le  rubriche 
delle  tre  parti  del  libro: 

«  Cy  commence  la  table  des  rubriches  de  ce  present  volume 
appellò  le  Livre  des  fais  et  bonnes  meurs  du  sage  roy  Charles,  Ve 
roy  d1  ycellui  nom,  fait  et  compilé  par  Christine  de  Pizan, 
damoiselle,  acompli  le  desrenier  jour  de  novembre,  Y  an  de  grace 
mille  iiij  C  et  iiij  ;  et  est  parti  le  dit  livre  en  iij  parties. 

La  premiere  partie  parie  de  noble,  de  courage  en  la  per- 
sonne  da  dit  roy  Charles,  et  quel  chose  est  tei  noblece. 

Itera  la  seconde  partie  parie  de  chevalerie  et  dont  vint  le 
nom,  en  appliquant  a  propos  de  la  personne  du  roy  Charles. 

Item  la  tierce  partie  parie  de  sagece,  quel  chose  ce  est  et 
de  quoi  elle  est  née. 

Poi  seguono  le  rubriche  in  numero  di  36  per  la  prima  parte, 
di  39  per  la  seconda  e  di  72  per  la  terza. 
Il  prologo  comincia  con  un'  invocazione  : 

«  Sire  Di«  ux!  cuvre  mes  levres.  enluminés  ma  pensée  et 
mon  entendement,  esclairés  a  celle  fin  que  m'ignorance  n'en- 
conibre  mes  sens,  et  espliquez  !es  choses  conceues  en  ma  me- 
moire  


(1)  G.  Tiraboschi,  Storia  della  lett.  ital  T.  V.  p.  460  —  Modena,  1789* 

(2)  Vedi  Thomassy,  Essai  sur  les  écrits  politiques  de  Christine  de 
Pisan.  —  Paris,  1838. 


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14  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  «ESTENSE 


Interessante  assai  è  il  passo  seguente  nel  quale  narra  come 
fu  mossa  a  scrivere  questa  opera:  ' 

(f.  2y  v°)  Cy  dit  quel  fu  la  cause  et  par  quel  comraandement  ce  present  livre 


Pource  que  les  causes  ignourées  et  non  sceues  aucune  fois 
sont  cause  de  admiracion  aux  humains  quelz  peveut  estre  les 
motifz  des  choses  faittes,  sera  recité  par  mo}r,  veritablement  et 
sanz  aucune  adulacion,  le  principe  et  mouvement  de  ceste  pre- 
sent petite  compilacion.  E  voirs  est  que  cest  present  an  de  grace 
mil  iiij  c  et  iiij,  apres  un  mien  volume  appellò  De  la  mutacion 
de  fortune  au  dit  tres  solemnel  prince  monseigneur  de  Bour- 
goigne,  de  par  moy,  par  bonne  estreme,  presenté  le  premier 
jour  de  jenvier  que  nous  disons  le  jour  de  Y  an,  lequel  sa  de- 
bonnaire  humilité  receupt  tres  aimablement  e  a  grant  joye,  me 
fut  dit  et  raporté  par  la  bouche  de  Montbertaut,  tresorier  du 
dit  seigneur,  que  il  lui  plaisoit  que  je  compilasse  un  traittié 
touchant  certaine  matiere  ìa  quelle  entierement  ne  me  declairoit; 
si  que  sceusse  la  pure  volenté  du  dit  prince.  Et  pour  ce  moy 
meue  de  desir  d' acomplir  son  bon  vouloir  selon  V  estude  de  mon 
foible  engin  me  transportay  avec  mes  gens  ou  il  estoit  lors  a 
Paris  ou  chastel  du  Louvre.  Et  la,  de  sa  benigne  grace  lui 
informé  de  ma  venue  me  fist  aler  vers  lui  menée  ou  il  estoit 
par.  ij.  de  ses  escuiers  en  toute  courtoisie,  duis  nommez  Jeban 
de  Chalon  et  Toppin  de  Chantemerle.  La  le  trouvay  retrait  assez 
solitaire,  a  compaignie  de  son  tres  noble  filz  Anthoine,  monseigneur 
conte  de  Betel.  E  devant  lui  venue,  apres  le  salut  redevable, 
deis  la  cause  qui  me  menoit  et  le  desir  qui  me  tyroit  de  servir 
et  plaisir  faire  a  sa  hautece,  se  tant  digne  estoye,  mes  que  de 
lui  fusse  infourmée  de  la  maniere  du  traittié  du  quel  lui  plaisoit 
que  j1  ouvrasse.  *Adonc  lui,  tres  benigne,  apres  que  son  humilité 
m'  ot  rendu  plus  mercis  qu'  a  recepvoir  a  ma  petitece  n'  aper- 
tenoit,  me  dist  et  declaira  la  maniere,  et  sur  quoy  lui  plaisoit 
que  je  ouvrase.  Et  apres  maintes  offres  notables  recepues  de 
sa  benigni  té,  congié  pris  avecques  la  charge  agreable  que  je 
reputay  commandement  plus  honnourable  que  moy  ydoine  ou 
digne  de  le  souffisamment  acomplir. 

Al  foglio  25  v°,  leggesi: 

Explicit  la  premiere  partie  du  Livre  des  fais  et  bonnes 
meurs  du  sage  roy  Charles,  parchevé  le  XXVIII  jour  d' avril, 
V  an  de  grace  mil  iiij  C  et  iiij. 

ed  al  foglio  59,  r°: 

Explicit  la  seconde  partie  de  ce  volume,  complete  le  XX11*6 
jour  de  septembre. 


fut  fait. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA,  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


15 


Le  ultime  righe  del  libro  sono; 

«  Si  prie  enfili  la  benoite  trinité,  pere  et  filz  et  saint  esperit, 
un  seul  Dieu  que  Fame  d'ycellui  son  sergent  devot  et  tres 
crestien,  le  sage  roy  Charles,  quint  d' ycellui  nom,  vueille  avoir 
en  la  compagnie  de  ses  benois  esleus  en  paradis,  et  aussi  celle 
de  son  bon  frere  mons.  de  Bourgougne  et  de  tous  leurs  prede- 
cesseurs.  Amen. 

Explicit  le  livre  des  fais  et  bonnes  meurs  du  sage  roy 
Charles. 

Tale  opera  è  stata  pubblicata  nel  secolo  decorso  dall1  abate 
Lebeuf  (1),  ma  se  ne  aspetta  ancora  un'  edizione  critica.  Chi  in- 
traprenderà simile  lavoro  troverà  certamente  nel  manoscritto  di 
Modena  una  delle  migliori  copie  che  siano  pervenute  a  noi. 


Num.  24. 

Ànonymus.  Tractatus  galìicus  de  virtutibus. 

Idem.  Graìlteus  tractatus,  quo  Dieta  moralia  philosophorum  contmentur. 

Codex  chartac.  in  fol°:  sac.  XVI.  —  Mss.  XI,  JB.  15. 

In  molti  luoghi  la  carta  di  questo  codice  è  corrosa  dall'  in- 
chiostro. I  fogli  in  numero  di  158  hanno  28  cm.  X  20  cm. 

La  prima  opera  ivi  contenuta  è  uno  di  quei  tanti  trattati 
delle  virtù  morali  scritti  negli  ultimi  secoli  del  medio  evo,  e  che 
sembrano  avere  per  base  il  noto  Mordlium  dogma  attribuito  ge- 
neralmente a  Gualtiero  di  Lille.  Eccone  il  principio: 

Comme  par  la  souveraine  sapience  et  haulte  puissance  de 
Dieu  toutes  choses  sont  créées  raisonnablement  et  tontes  doyvent 
tendre  a  la  sienne  benenrée  fin.  Et  pource  que  les  esperiz  des 
creatures  raisonnablement  sont  créez  par  luy  a  sa  semblance, 
est  chose  necessaire  qu'ilz  soient  adornez  de  vertuz  par  lesquelles 
puissent  parvenir  a  la  fin  pour  la  quelle  sont  faiz.  Et  car  pru- 
dence  est  mere  et  conduceresse  de  toutes  autres  vertuz  sans  la 
quelle  nulle  des  autres  n'  y  pourroit  estro  bien  gouvemé,  et  est 
est  moult  (  hose  convenable  et  neccessaire  aux  esperiz  des  crea- 
tures estre  adornez  de  prudence.  Salomon  en  fait  jnencion  en 
ses  proverbes  disant:  Si  intraverit  sapientia  cor  tuum  ... 


(1)  L'  abbé\  Lebeuf,  Dissertations  sur  V  hist  ecclés.  de  Paris,  T.  III. 


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16  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA.  ESTENSE 

1/  opuscolo  finisce  al  foglio  45  r°  in  tal  modo  : 


«  Et;  luy  (a  Socrates)  fut  demandé  quant  est  parfait  le  sens 
de  Tornine;  il  respondit:  Quant  il  ne  parie  que  apoint;  etdit 
que  beau  parler  vault  mieux  que  taire,  et  dit  :  Kefrain  ta  langue 
et  ta  mauvaise  volonté,  et  ce  sera  la  plus  belle  robe  de  quoy 
tu  puisses  estre  vestu.  Explicit. 


L'  opera  che  segue,  molto  più  estesa  e  più  importante,  è  la 
traduzione  di  un  libro  di  origine  araba,  conosciuto  nella  sua  forma 
latina  col  titolo  Libellus  de  vita  et  moribus  philosophorum  od 
anche  Dieta  philosophorum.  Questa  versione  francese,  eseguita  dal 
prevosto  di  Parigi,  Guglielmo  di  Tignonville  per  il  re  Carlo  VI, 
fu  uno  degli  scritti  più  letti  nel  secolo  XV.  Fa  meraviglia  d' in- 
contrarne qui  una  copia  manoscritta  della  metà  del  secolo  deci- 
moquinto, poiché  varie  edizioni  erano  già  state  stampate  prima 
dell'  anno  1532,  come  ci  fa  sapere  il  Brunet. 

Le  prime  parole  sono: 

(  f.  45,  v°  )  Cy  comraancent  les  diz  des  philosophes,  et  pvemierement  les  diz 


de  Sedechias. 

Sedechias  fut  le  premier  philosophe  par  qui  la  voulenté 
de  Dieu  fut  receue  et  sapiehee  entendue.  Et  dit  Dex  luy  Se- 
dechias que  chascune  bonne  créature  doyt  avoir  en  soy  seze 
vertuz  


Al  foglio  64  principiano  i  detti  di  Pitagora;  al  f.  88,  quei 
di  Platone;  ed  a  foglio  104,  d'  Aristotele.  Poi  abbiamo  (fol.  155,  r°): 


Cy  finissent  lez  ditz  moraulx  des  philosophes  et  s'  enssuit 
corame  nous  devons  rendre  graces  a  Dieu  pour  les  benefices 
qu1  il  nous  donne. 


Dopo  il  ringraziamento  vi  è  un  ultimo  e  brevissimo  scritto  di 
cui  vogliamo  dare  il  principio  e  là  fine  : 

(f.  156,  r°)  Cy  comraancent  les  meditations  Saint  Augustin. 


Sire,  y  ay  a  dire  une  secrete  parolle  a  toy  qui  es,  roy  des 
siecles,  ma  misericorde,  mon  refuge  et  nion  Dieu  


(  f.  158,  r°)  Noble  filz  de  Dieu,  le  vif  filz  de  la  vierge  royal  et  fruit  benoist 


du  ventre  de  la  vierge,  soyés  debonnaire  a  moy  qui  me  repens, 
qui  tant  longuement  m'  as  épargné. 

Expliciunt  dieta  philosophorum. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  17 


Num.  26. 

Nicolaus  de  Casola.  Liber  primus  Attila  frageììi  Dei  translatatus  de  chro- 
nka  in  lingua  Francia, 

Codex  chartac.  in  fol.  sac.  XV.  —  Mss.  XI,  B.  18. 

Num.  27. 

Beliquum  opus  gallicis  carminibus  expressum. 

Codex  chartac.  in  fol.  scec.  XV.  —  Mss.  XI,  B.  19. 

Di  questi  due  codici,  il  primo  ha  376  fogli  ed  il  secondo  334, 
colle  dimensioni  di  29  cm.  X  22  cm,  La  scrittura  molto  trascu- 
rata appartiene  al  secolo  decimoquarto,  e  non  al  sec.  XV,  come 
fu  scritto  nei  cataloghi.  Però  i  goffi  disegni  che  vi  si  vedono  in 
vari  luoghi  sembrano  essere  stati  aggiunti  da  mano  del  Cinque- 
cento, come  pure  le  postille  scritte  qua  e  là  nei  margini  (1). 

Sul  primo  foglio,  al  di  sopra  di  un  rozzo  disegno  rappre- 
sentante Attila  sul  trono,  circondato  dalla  sua  Corte,  trovasi  scritto 
in  caratteri  gotici: 

Liber  priraus  Atile  fragel'  dei  translatatrus  de  cronica  in 
lingua  francie  in  M . . .  LVI1I  per  Nicolaum  olim  d.  Johannis 
de  Casola  de  bononia. 

L'  esame  della  carta  mostra  chiaramente  che  in  questo  titolo, 
ora  in  parte  abraso,  la  data  era  MCCCLVIII.  Secondo  alcuni  i 
tre  CCC  sarebbero  stati  cancellati  da  Gian  Maria  Barbieri  (2). 

L1  opera  intera  comprende  circa  quaranta  mila  versi  endeca- 
sillabi (3)  a  lunghe  tirate  monoritmiche,  scritte  in  quel  dialetto 

(1)  A  proposito  di  queste  postille,  leggesi  nel  catalogo  del  Lombardi: 
«  "Notai  marginales  passim  textum  comitantur  manu  Johannis  Maria 
Barbieri  exarata  ».  Però  dobbiamo  avvertire  che  tali  note  non  sono  tutte 
della  stessa  mano,  e  quindi  rimarrebbe  a  scoprire  chi  fu  l'altro  annotatore. 

(2)  Così  il  Lombardi:  «  In  iscriptione  superius  retata  deest  annus 
post  mille:  suspicantur  quidam  notam  hanc  a  Barbiero  abrasam  fuisse  ut 
origo  poeseos  rithmica  suis  ideis  conformar etur.  » 

(3)  Il  Sardi  trattando  della  poesia  di  Dante  dice  che  il  sommo  poeta 
«  non  accettò  V  ottava  rima  in  lingua  provenzale  usata  da  Nicolo  da 
Casola  Bolognese  nel  Foresto  ».  (Discorsi  del  S.  Alessandro  Sardo,  p.  83. 
—  Venezia,  1586). 

2 


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18 


I  CODICI  FRANCESI  BELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


franco  italiano  di  cui  già  parlammo,  e  che  non  è  da  confondersi 
col  provenzale,  come  si  fece  nel  compendio  anonimo  in  prosa  della 
prima  parte  del  poema  di  Casola,  compendio  che  fu  pubblicato  a 
Perrara  nel  1568  (1),  poi  attribuito  dal  Tiraboschi  (2)  a  Gian 
Maria  Barbieri,  e  dal  Quadrio  (3)  e  da  altri  allo  storico  Giam- 
battista Pigna. 

Nel  prologo, .  già  citato  in  parte  od  interamente  da  parecchi 
letterati  (4),  ma  non  sempre  con  lettura  esatta,  troviamo,  dopo 
un'invocazione,  l'argomento  dell'opera  e  qualche  cenno  biografico 
suir  autore. 

Eccone  i  primi  versi: 

(f.  2,  r°)      Deu  filz  la  vergen,  li  soverain  criator, 
Jhesu  Crist  verais,  il  nostre  redemptor 
Que  vint  dou  cel  in  terre,  por  li  primer  folor, 
Et  fìst  Adam  nos  pere,  ond  fumes  in  eror, 
Car  por  cil  pechié,  et  filz  et  uxor, 
Grant  et  petit,  just  et  pecheor 
Convint  cescum  aler  dens  li  grant  tenebror, 
Par  cel  pechié  de  gule  quant  vint  li  derain  jor 
Et  per  la  garisons,  li  soverain  pastor, 
Prist  caro  humaine  in  Marie  con  doucor, 
Tant  nos  amoie,  et  tint  nous  amor 
Que  il  ce  recomparoit  a  li  sane  de  suen  cor, 
Et  recuit  passions  su  la  crois,  il  vener  jor, 
Dont  se  recatoit,  convdistrent  li  prehichaor 
Et  la  sancte  scripture  ou  n'  est  fables  mes  vor. 
Et  celui  Yhesu  Crist  voil  prier  et  ador 
Que  il  me  doingn  tant  memoire  et  sens  et  savor, 
Che  je  puisse  comancer,  et  acomplir  V  instor 


(1)  La  Guerra  d'Atila,  tratta  dallo  Archivo  dei  Prencipi  (prefaz.  I): 
«  Per  maggiore  intelligentia  delV  origine  e  dello  argomento  di  tutta  V  opera 
è  da  sapere  che  sendo  stata  scritta  la  guerra  d?  Atila,  Be  de  gli  Hunni 
in  latino  per  Tommaso  àV  Aquileia,  secretano  in  quel  tempo  del  patriarcha 
Niceta,  fu  dipoi  traportata  in  lingua  provenzale  da  Casola  Bolognese....  » 
A  dir  vero  pare  poco  ammissibile  che  tale  confusione  delle  lingue  à'o'il  e 
d' oc  potesse  aver  fatta  il  Barbieri,  ritenuto  dal  Tiraboschi  come  il  più  eru- 
dito Italiano  del  secolo  XVI,  nelle  cose  pertinenti  alla  poesia  francese. 

(2)  Tiraboschi,  Biblioteca  Modenese,  I,  158  e  VI,  24. 

(3)  P.  S.  Quadrio,  Della  Storia  e  della  ragione  d' ogni  poesia,  IV,  589. 

(4)  Muratori,  Antichità  Estensi,  I,  prefaz.  XIX.  —  G.  Fantuzzi,  Notizie 
degli  scrittori  bolognesi,  p.  141.  —  Paul  Heyse,  Bomanische  Inedita,  p.  163. 
—  A.  Bartoli,  I  viaggi  di  Marco  Polo,  prefaz,  LXIX-LXXII,  ecc. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


19 


De  Atille  fraiellum  Dei,  li  faus  aumansor 
Que  fu  rois  d'  Ongriè  et  de  cent  paghanor  ; 
Comment  vint  en  Itaire  et  fist  bataille  et  stor, 
Et  destruit  Aquillee  et  tout  la  Marche  ancor, 
Et  touz  la  Loragbardie  et  cités  e^t  grant  bor, 
Pue  in  remist  mort,  con  nous  conte  li  autor 
Dau  rois  Gilius  de  Pahue,  in  Rimains  pres  la  tor, 
Et  touz  sa  grant  host  fu  misses  a  dolor, 
Chon  moy  porés  o'ir,  se  un  poy  fetes  sejor. 

Or  intendés  im  pais,  seignur,  cest<chancon, 
Et  tout  ceus  que  delite  a  oir  nove  tencon, 
Estornies  et  batailles  et  grant  campleson. 
Nen  croy  vous  chanter  des  fables  de  Berton, 
De  Ysaut  ne  de  Tristan,  ne  de  Breuz  li  felon, 
Ne  de  la  royne  Zanevre,  que  amor  mist  au  baron 
Quella  dame  dou  lac  nori  jusque  infancon; 
Ne  delle  rois  Artu,  ne  de  Hector  li  bron; 
Mes  d'une  ystoire  verables  que  n'est  se  voire  non, 
Si  cum  je  ai  atrué  in  croniche  por  raison, 
Et  sor  li  bon  autor,  que  fist  mant  sac  hon; 
D'Aquilee  et  de  Concorde  in  traist  mant  licion 
Aprié  d'un  mon  amis,  li  vertueux  Symon 
L'ombre  et  li  cortois  filz  que  fu  Paul  Bison, 
Celui  de  Peraire  ou  nait  teche  ruer  bon, 
Por  fer  a  le  marchis  da  Est  un  riche  don, 
0  voiremant  a  suen  oncles  dan  Boniface  il  baron.  (1) 
Par  ce  me  pria  et  dist  por  buene  intencion 
Que  je  feisses  il  libre  ou  touz  la  division 
In  risme  traslaté  de  France  a  pont  a  pon. 
Et  je,  por  lui  servir,  m1  oit  paine  mant  saison 
De  fere  cis  romains.  Dont  Nicalais  ais  non 
Da  Chasoii  il  lomgbars,  et  ais  ma  maison 
En  Boloigne  deserte,  ou  fu  ma  nasion. 
Per  la  grant  guerre  que  avoit  temps  da  lon, 
Et  per  la  malevoilance  que  dens  la  cité  son, 
Est  la  buene  cité  destruite  et  au  parfon 
Que  j a  soloie  etre  meutre  cités  dou  mon, 
Et  la  |>lus  redotee  et  poplee  sens  tencon  

Soltanto  al  foglio  4.°,  r.°,  troviamo  il  principio  c^el  poema: 


(1)  Quel  barone  era  Bonifazio  Ariosti,  uno  degli  antenati  del  poeta* 
Ariosto.  (Vedi  Ant.  Cappelli,  Lettere  di  Lodovico  Ariosto,  prefaz,  X.  — 
Milano,  1887), 


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20  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

Un  rois  oit  in  TJngrie  que  mout  fu  puissant 
Osdrubal  oit  non  d'une  jeste  vailant....  (1) 


Di  tanto  in  tanto  il  Casola  rammenta  di  essere  Fautore  del- 
l'Attila. Così  per  esempio  in  questo  passo: 

(f.  120-121)  Atille  chevauce,  li  felon  sens  perdogne; 

Droit  ad  Aquillee  est  venuz  li  demogne; 
La  sece  oit  afermee  inviron  con  gran  pogne, 
Villes  e  bors  bruloit,  si  con  Nicolais  tresmoigne 
Que  fìst  cist  romains  ausenter  de  Boloigne, 
Quant  il  fu  exilee  por  invie  macogne, 
Par  force  dou  Bison  que  la  cité  despoigne; 
In  Friul  atrovoit  tout  V  instoire  a  loigne, 
Dont  da  li  plusor  ne  fu  taisant  et  moigne; 
Cil  Font  in  francois  resmee  et  in  borgogne. 

Prestando  fede  al  nostro  poeta,  questi  suoi  versi  avrebbero 
una  certa  importanza,  poiché  ci  proverebbero  che  siano  esistiti 
dei  poemi  su  Attila,  redatti  in  dialetto  dell'Isola  di  Francia  ed 
in  quello  della  Borgogna. 

Altrove  1'  autore  dice  di  aver  scritto  l' opera  sua,  prima  su 
pergamena,  e  ciò  confermerebbe  l'opinione  del  D'Ancona,  al  quale 
non  sembra  presumibile  che  il  Casola  facesse  solo  una  copia  del 
suo  romanzo,  e  che  essa  sia  appunto  quella  conservata  nejla  bi- 
blioteca Estense  (2).  Ecco  il  passo  in  quistione: 

(f.  196,  v°)  En  XX  jors  tu  gariz  selonc  que  latine 

Nicolais  in  ses  romains,  que  de  soir  et  matine 
1/  avoit  desponue  in  carte  bergamino 
Si  con  T  oit  atrué  in  Ja  croniche  fine. 


(1)  Vedi,  per  altri  versi,  A.  Bartoli,  1  primi  due  secali  della  lettera- 
tura italiana,  p.  110.  —  Milano,  1880. 

*    (2)  A.  D'Ancona,  Attila  flagellum  Dei,  p*LXXII.è  —  Pisa,  1864. 

Però  T  egregio  professore  errò  appoggiando  la  sua  opinione  colle  parole 
«  tanto  più  €he  le  spesse  lacwne  del  codice  fanno  argomentare  esser  esso 
una  bopia  »,  giacché  non  v'  è  nessuna  lacuna  nel  codice  dell'Estense,  Deve 
trattarsi  di  una  confusione  .col  già  menzionato  compendio  in  prosa  attribuito 
111  Barbieri,  opera  la  quale  contiene  diffatti  delle  lacune  in  fine,  segnate  nella 
stampa  con  stellette,  e  di  cui  il  Quadrio  (loc.  cit.)  diede  una  spiegazione 
plausibile. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  21 

Il  primo  volume  termina  colla  distruzione  di  Aquileia.  Gli 
ultimi  versi  sono: 


Et  Deus  nous  benehie  que  in  crois  fu  penee. 
Explicit  liber  primus  Attille  fraieluin  Dei.  Amen. 

Il  secondo  volume  si  apre  con  alcuni  versi  di  un  carattere 
poetico  insolito  presso  il  buon  Casola: 

Nel  temps  de  V  auton,  eh1  est  mout  gaie  et  sonois, 
Quant  le  frondes  perdent  li  aubres  par  lor  pois 
Dou  vent  che  sospire,  che  li  ève  racois, 
Che  T  aut  solel  pert  li  rubor  che  V  avois, 
Ond  che  la  lune  lieve  che  suen  race  fermois, 
Droitement  cil  temps  que  li  vileins  avois 
Recoilliz  peins  et  vins  et  lor  frut  gloriois  

L'opera  termina  colla  presa  della  città  d'Aitino: 

(/.  333  r°)    Atile  fu  insci  sire  de  Altilie  la  grant 

De  la  belle  cité  ou  tant  fu  combatant.... 

Ecco  ora  gli  ultimi  versi  che  sono  di  lettura  piuttosto  dif- 
ficile, essendo  la  carta  in  alcuni  punti  corrosa: 

Enei  n'en  dirai  plus  dou  libre  enoravant 
Ne  de  V  Altiliens  que  inci  voi  finant 
Belle  jostre  et  batailles  vo....  tesmoignant 
Jule  pataffiens  tot  au  comencement. 
Droitement  l'a  finée,  si  T  est  que  moy  intaiit 
Or  insforce  chancon  et  grant  chaplemant. 
Enei  fenist  ces  libres  ond  m'en  vai  taisant. 
Et  Deus  nos  benebit  li  pere  onipotant. 
Finito  libro  Atille.  Deo  gratias.  Amen. 

Dopo  una  tale  chiusa  non  v'  era  ragione  di  supporre  che 
il  Casola  avesse  scritto  un  terzo  volume,  sebbene  sia  probabile 
che  la  cronaca  di  cui  fece  uso  si  estendesse  fino  alla  morte  di 
Attila  a  Eimini. 

In  fine  di  questo  secondo  volume  ncui  v*  è  scritta  alcuna  il- 
lustrazione dei  due  codici,  tcome  disse  il*BartoU  nella  prefazione 
al  Marco  Polo  (p.  LXVIII);  la  breve  descrizione  latina  che  egli 
riferisce  trovasi  soltanto  nel  catalogo  del  Lombardi, 


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I  CODICI  FRANCESI  BELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


L'  opera  del  poeta  Bolognese  aspetta  ancora  il  suo  editore, 
ma  parecchi  brani  ne  sono  già  conosciuti  per  mezzo  della  stampa. 
Così,  oltre  ai  frammenti  pubblicati  dal  Bartoli,  e  ad  altri  citati 
innanzi,  abbiamo  avuto  dal  prof.  D' Ovidio  «  Il  padiglione  di  Fo- 
resto »  (1)  e  dal  sig.  E.  Sola  «  Il  Testamento  di  Foresto  »  (2). 

Num.  28. 

De  Urfé.  Dictionarium  gallicum  herbarium  cum  herbìs  elegantissime 
expressis,  Utterisque  versicoloribus,  auroque  ut  plurimum  intextis; 
in  quo  herbarum  virtutes  atque,  ut  in  extremo  opere  dicitur,  Secreta 
Salernitana  continentur. 

Codex  membr.  in  fot  sac.  XIV.  —  Mss.  XII,  K.  16. 

Tale  codice  membranaceo,  uno  dei  più  ricchi  nelF  Estense  sotto 
il  rapporto  delle  miniature,  è  scritto  in  nitido  carattere  gotico 
del  secolo  XV  (non  XIV),  e  misura  28  cm.  X  21  cm.  Attual- 
mente esso  comprende  170  carte,  ma  è  mutilo  :  ne  furono  tolti 
alcuni  fogli  dopo  il  71°  ed  il  135°,  come  abbiamo  rilevato  nel 
leggere  il  testo. 

Sulla  prima  guardia  un'  altra  mano  scrisse  in  corsivo  :  Liure 
des  simples  a  mons.  Durfe.  Ora  in  questa  indicazione  abbiamo, 
non  il  nome  dell'  autore,  ma  soltanto  quello  di  uno  dei  posses- 
sori del  libro  ;  e  lo  stesso*  diremo  di  un  altro  nome  «  Jehan  Duboys  » 
che  trovasi  sulV  ultimo  foglio,  scritto  pure  con  carattere  poste- 
riore a  quello  del  manoscritto. 

,  Il  testo  del  codice  porge  la  traduzione  francese  anonima  di 
uno  dei  più  importanti  libri  di  medicina  nel  medio  evo,  il  quale 
era  disegnato  colle  prime  parole  del  suo  prologo  «  Circa  in- 
stans  (3)  »  e  che  venne  attribuito  ad  un  Plateario,  medico  della 
scuola  di  Salerno.  Mentre  non  fu  stampato  finora  che  un  breve 
compendio  dell'  originale  latino,  invece  quasi  tutta  la  traduzione 
francese  è  stata  riprodotta  in  parecchie  edizioni,  nei  secoli  XV 

(1)  F.  d'Ovidio,  Il  padiglione  di  Foresto  (Per  nozze  d' Ancona-Nissim 
—  Imola,  1871).  —  li  medesimo  frammento  fu  pubblicato  di  nuovo  a  Mo- 
dena, coli'  aggiunta  di  parecchi  versi,  da  E.  Sola  nel  1884  (  Opusc.  relig.  lett. 
e  morali,  Ser.  IV,  toni.  XVI). 

4  (2)  Ercole  Sola,  Testamento  del,  principe  Foresto  d1  Este  (Atti  del- 
l'Accad.  eccles.  modenese  di«S.  Tommaso  d'Aquino,  tom.  I,  pp.  71-84). 

(3)  La  biblioteca  Estense  possiede  di  quest'opera  latina  una  copia  ma« 
noscritta  riccamente  miniata,  segnata  XII,  K,  19,  la  quale  venne  eseguita 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


23 


e  XVI,  prima  col  titolo  di  Arbolayre,  poi  con  quello  di  Grani 
Herbier  (1).  Nel  manoscritto  dell'  Estense  l' opera  principia  in  tal 
modo; 


En  ceste  presente  besoigne  e'  est  nostre  propos  et  entencion 
de  traitier  de  simples  medicine»;  et  est  assavoir  que  la  medi- 
cine est  diete  simple,  pour  ce  qu'elle  est  telle  comme  nature 
Va  produite  et  formée,  come  giroffle  et  noix  muguette.... 


Le  medicine  semplici  di  cui  tratta  V  autore  sono,  circa  cin- 
quecento. Esse  vengono  ripartite  secondo  la  lettera  iniziale  del 
loro  nome  in  gruppi  che  si  succedono  nell'  ordine  alfabetico,  senza 
però  che  tal  ordine  sia  conservato  per  i  singoli  capitoli.  Salvo 
poche  eccezioni,  ciascun  gruppo  è  preceduto  da  un  indice  e  ad 
ogni  articolo  fa  capo  una  miniatura  generalmente  eseguita  con 
molta  cura. 

Il  nostro  manoscritto  contiene  dodici  capitoli  inediti  ( Crocus 
Jwrtensis,  Cameleunta  alba,  Fusago,  Faciens  vidua,  Faba  grassa, 
Herbe  sainte  Marie,  Paritaire,  Poulieul,  Poires,  Passules,  Pomme 
citrine,  Trinité),  fra  i  quali  sceglierò  uno  dei  più  brevi  per  dare 
un  esempio  dello  stile  del  traduttore: 

(/.  269,  r°)  Poulieul  est  chault  et  sec  ou  tiers  degré.  Les  Grecs  Tapelent 


gliconìum.  L'  en  le  doit  cueillir  ou  temps  qu'  il  a  ses  fleurs  et 
le  doit  on  secher  en  Y  ombre;  Y  en  le  peut  garder  par  ung  an. 
L'en  met  en  medicines  les  feules  et  les  fleurs  et  jette  l'en  les 
estoes.  Il  en  est  .  ij .  especes  de  poulieul:  e'  est  assavoir  le  masle 


in  Francia  nel  secolo  XV,  come  si  rileva  dai  versi  seguenti,  aggiunti  in  fine 
dal  copista: 


Explicit  cest  herbolìaire 
Auquel  a  heu  assés  affaire. 
A  Bourg,  il  a  esté  escript 
Mil  CCCC  cinquante  et  ftuit; 
Et  V  a  escript,  e'  est  tout  certain, 
Le  patron  de  sa  propre  main. 
Priés  pour  luy,  je  vous  en  prye, 
Pour  amour  de  la  compaignye. 
Le  petit  Pelous. 


1458. 


(1)  Vedi  Brunet,  Manuel  du  libraire,  art.  «  Arbolayre  »  e  «  Grant 
Herbier  ».  ' 


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24  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


et  la  femelle.  Le  masle  a  fleur  bianche  et  la  femelle  rouge,  et 
est  le  meilleur  et  qui  a  greigneur  vertu,  et  V  appello  V  en 
poulieul  cervin.  Il  a  vertu  de  disseparer,  espartir  et  degaster 
humeurs.  Contre  froit  rieume  vault  mettre  sus  la  teste  ung 
sachet  plain  de  poulieul,  chauffé  sus  une  tieule  chaude  sans 
autre  liqueur.  Gargarismo  fait  de  vin  aigre  ou  V  en  ait  mis 
cuire  poulieul  avec  figues  de  karesme  seche  la  moiteur  et  ku- 
midité  qui  descend  a  la  uvete  et  aux  gencives.  Le  vin  aussi 
vault  contre  toux  causée  de  tiroide  humeur  et  gliueuse  se  il  y 
a  cuit  poulieul,  et  si  vault  contre  la  douleur  de  V  estomac  et 
des  boyaux  causée  de  ventosità  ou  de  froidure.  Tourteaux  oa 
crespes  faites  de  farine  et  de  la  poudre  deliée  de  cette  herbe 
vailent  a  ce  mesmes.  Emplastre  fait  de  poulieul  cuit  en  vin 
vault  a  ce  mesmes.  Petit  baing  ou  chaudiement  fait  es  parties 
naturelles,  de  V  eaue  ou  du  vin  ou  elle  ara  cuit,  seche  la  marris 
et  escorche  V  entrée.  Les  fenimes  de  Salerne  usent  moult  de 
ceste  maniere  de  faire. 


L' ultimo  articolo  dell'  opera,  che  ha  per  titolo  «  Zuccata, 
<?  est  succre  »  termina  con  queste  parole  : 

(f.  170,  v°)  Il  est  bon  a  ceulx  qui  sont  sechez  et  amaigriés  par  maladies; 


a  ceulx  qui  on  courte  alaine  par  sechete  de  poitrine,  et  le  doit 
on  mesler  avec  leurs  bevraiges  et  viandes,  car  il  les  fera  entrer 
en  char  et  les  amoistira. 

Et  pour  eviter  prolixité,  cy  est  la  fin  de  ce  livre  ou  quel 
sont  contenus  les  secrés  de  Salerne.  Explicit. 


L'  ultimo  foglio  di  guardia  contiene  varie  ricette  d' altra 
mano. 

Altri  manoscritti  di  questa  traduzione  non  ho  potuto  rin- 
venire, fuor  di  quello  segnalato  da  P.  Paris,  e  conservato  nella 
Biblioteca  nazionale  di  Parigi  sotto  il  num.  7100  (1).  Un'  altra 
copia,  consultata  da  Ernesto  Me'yer  (2)  per  la  sua  Storia  della 
Botanica,  è  scomparsa  dalla  •  Biblioteca  di  Koenigsberga,  sin  dal- 
l'anno 1858  senza  lasciare  traccia  di  se. 

Per  ulteriori  informazioni  sull'  opera  del  «  Platearius  »  ri- 
mando al  mio  lavoro  inserito  nelle  Memorie  della  R.  Accademia 
di  Modena,  voi.  IV,  Serie  II,  col  titolo  «  U  opera  salernitana 
Circa  instans  ed  il  testo  primitivo  del  Grant  Herbier  en  fran- 

(1)  Paulin  Paris,  Les  manuscrits  fran$oist  voi.  V,  p.  228. 

(2)  E.  Meyer,  Geschichte  der  Botanib,  voi.  IV,  p.  158. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  25 

gois,  secondo  due  codici  del  secolo  XV  conservati  nella  R.  Bi- 
blioteca Estense  (1).  » 


Num.  29 


Ànonyiuas.  Historia  gallica  itineris  transmare  a  Carlo  Magno  suscepti. 
Anonymus.  Historia  gallica  Hierosotymte  ac  réliqum  Terrai  Sancta  a 
Goffredo  Bullionio  in  suam  dictionem  redacta. 

Codex  chartac.  in  fol  sac.  XV.  —  Mss.  XI.  B.  21. 


28  cm.  X  21  cm.  La  scrittura  di  esso  appartiene  alla  fine  del 
secolo  decimoquarto  od  al  principio  del  secolo  seguente. 

Sospetterei  che  fosse  stato  acquistato  dal  marchese  Niccolò 
d' Este  allorché  questi  si  disponeva  ad  intraprendere,  nel  1413,  quel 
viaggio  nell1  Oriente  di  cui  possediamo  tutt'  ora  la  relazione  (2). 
In  ogni  modo  questo  codice  deve  aver  fatto  parte  della  libreria 
primitiva  degli  Estensi  a  Ferrara,  poiché  nel  già  citato  inventario, 
del  1436,  illustrato  dal  Eajna,  in  parte,  (3)  e  più  recentemente 
dal  dott.  À.  Cappelli  (4),  troviamo  le  due  menzioni  seguenti: 

Libro  uno  chiamato  Gutifre  de  Bilione,  in  membrana  coverto 
de  chore  roso  et  ligado  a  la  fiorentina,  in  francexe. 

Libro  uno  chiamarlo  Gutifre  di  Buione,  del  viazo  de  Citarlo 
cimi  una  coverta  de  carta  de  piegora,  in  francexe. 

I  cinque  primi  fogli  del  nostro  codice  contengono  la  leg- 
genda religiosa  di  un  preteso  viaggio  di  Carlo  Magno  in  Terra 
Santa,  la  quale  differisce  alquanto  dalla  narrazione  analoga  ri- 
portata nelle  Cronache  di  S.  Denis  (5),  ed  anche  da  quell'altra 

(1)  Riguardo  a  tale  memoria  vedi:  Bomania,  XVI,  589-597.  (Paris, 
1887)  —  Bevue  critique  d' histoire  et  de  littérature,  XXII,  349-353 
(Paris,  1888)  —  Archiv  der  Pharmacie,  Bd.  XXV,Helft,  15  (Halle,  1887) 
—  Botanìsches  Centralblatt,  Bd.  XXIX,  pp.  33-35  —  Bevue  de  la  Société 
frangaise  de  Botanique,  voi.  V,  pp.  207-212,  ecc. 

(2)  Collezione  di  opere  inedite  o  rare,  voi.  I.  —  Torino,  1861. 

(3)  Romania,  II,  50-58.  —  Parigi,  1873. 

(4)  Giornale  storico  della  letteratura  italiana,  XIV,  1-30  —  Torino,  1889. 

(5)  Mecueil  des  Historiens  des  Gaules  et  de  la  France,  t.  V,  pp.  269- 
281.  —  Paris,  1744. 

Fra  i  brani  di  codici  francesi,  provenienti  da  antiche  legature  di  libri,  clie 
sì  conservano  nel  R.  Archivio  di  Stato  in  Modena,  riscontrai  testé  un  foglio 


Il  presente   codice   ha  131   carte    colle    dimensioni  di 


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26  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

pubblicata  dal  Moland  (1)  secondo  un  ms.  della  Biblioteca  del- 
l' Arsenal  di  Parigi.  Però  questi  tre  testi  francesi  hanno  tutti 
per  base  lo  scritto  latino  intitolato,  in  un  ms.  della  Biblioteca 
Nazionale  di  Parigi,  proveniente  dall'antica  abbazia  di  S.  Ger- 
main  des  Prés  : 

«  Descriptio  qualiter  Karolus  Magnus  clavum  et  coronarvi 
Domini  à  Constantinopoli  Aquisgrani  attulerit,  qiMiterque  Ka- 
rolus Calvus  ìicec  ad  sanctum  Dionysium  retulerit  ». 

Questo  racconto  favoloso,  sUrebbe  stato  inventato,  secondo 
T  abbate  Lebeuf  (2),  nel  secolo  XI,  da  un  frate  dell'  abbazia  di 
S.  Denis,  per  accreditare  certe  reliquie  le  quali  Carlo  il  Calvo 
aveva  transportate  colà  da  Aquisgrana. 

Nel  codice  dell'Estense  l'opera  principia  in  tal  modo: 

«  Cy  commence  et  s'ensieut  Tistoire  da  voiage  que 
Charlemaine  fist  oultre  mcr,  et  dont  vint  et  comment  fu 
establi  le  lendit. 

Au  temps  que  Charlemaine  gouvernoit  le  roiaume  de 
France,  souffroit  saincte  eglise  moult  de  diversités  contraires, 
mais  Charlemaine,  qui  de  tout  son  povoir  s'estoifc  donné  a 
faire  eglise  tant  cornine  povoit,  faisoit  soustenir  et  garder  pais 
a  saincte  eglise  

Come  termine  di  paragone  colle  due  altre  redazioni  francesi 
della  medesima  leggenda,  riprodurrò  l' episodio  seguente  del  viaggio 
di  Carlo: 

(f.  2Ì  r°)  Tant  erra  qu'il  vint  en  un  bosc  ou  il  avoit  grant  pian  té  de 
lions,  d'ours,  de  tigres  et  d'autres  bestes  sauvages.  Ce  bosc 
ne  povoit  estre  passe  en  mains  de  ij  jours;  mais  pas  ne  dit 


isolato  del  sec.  XIV,  sul  quale  v'  era  la  fine  del  cap.  vij  et  il  principio  del 
cap.  viij  della  suddetta  leggenda.  In  esso  era  il  titolo  di  quest'ultimo  capi- 
tolo: «  Comment  li  fus  de  la  saincte  couronne  reverdi  et  fiori  par  mi- 
racle;  et  d'un  autre  miracle  qui  avint  en  cele  heure,  que  III  C  et  L  ma- 
lades  furent  gueri.  Et  puis  dou  tiers  miracle  :  Comment  li  gans  se  tìnt 
en  V  air,  et  puis  des  loenges  que  li  pneples  rendi  a  Dieu.  » 

(1)  L'.  Moland,  Origines  Uttéraires  de  la  France,  pp.  386-393.  — 
Paris,  1862. 

<2)  Histoire  de  V  Académie  Eoyale  des  Inscriptions  et  belles-lettres, 
t.  XXI,  136  e  seg.  —  Vedi  particolarmente  G.  Paris,  Histoire  poétique  de 
Charlemagne,  pp.  53  e  339. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  27 

Fistoire  combien  ce  bosc  estoit  pres  ou  loing  de  Constantinoble. 
Le  roy  entra  en  ce  bosc,  commc  ci!  qui  cuide  passer;  mes  il 
se  desvoierent  pour  F  obscurté  du  bosc  et  le  chemin  divers. 
Quant  la  nuit  fu  passée  et  ce  vint  %au  Inatin,  le  roy  estoit 
^acouté  sur  un  lit  et  coraraencha  a  lire  soit  psaltier;  et  estoit 
le  sens  tei  de  ce  qu'il  lisoit:  «  Sire,  maine  *moy  es  sentiers 
de  tes  cominandemens  car  je  le  veul.  Encline  mon  cuer  en 
tes  coramandemens,  non  mie  en  avarice  ».  Dont  s'apparu  un 
oiseau  de  coste  le  lit  du  roy,  et  commencba  cel  oisel  a 
pardi  re  celle  psalme  si  hault  que  tous  Foui'rent.  Sy  s' esbahirent 
et  distrent  que  c1 estoit  demonstrance  de  Dieu.  Mais  en  la  fin 
de  s'oroison,  le  roy  dist  un  autre  vers  ainssy:  «  Sire  maine 
moy  hors  de  chartre  que  m'ame  regehisse  ton  saint  nom.  » 
A  ce  mot  cel  oisel  commencha  a  tchanter,  et  dist  :  «  Francois, 
que  dis  tu,  que  dis-tu?  »;  et  puis  le  salua  en  grieu,  et  luy 
dist:  «  Chere,  basileu  anichios  (1)  »,  e' est  a  dire:  Dieu  te 
gart,  roy  non  vaincus.  Adone  ne  doubterent  mìe  de  ce  que 
F  oisel  avoit  dist,  et  bien  apparu  qu'il  estoit  message  de  Dieu. 
Ce  fait  F  oisel  se  parti  d'ilec,  et  Fost  le  suy  par  un  petit 
sentier,  tant  qu'il  furent  a  leur  droicte  voie  qu'ils  avoient 
perdu  le  jour  devant.  Dont  oirent  Foiselet  qui  leur  dist: 
«  Pelerins,  tenés  vostre  voie  vela  cy  » .  Dont  fu  li  ost  molt  lié, 
D'ilec  erra  tant  li  rois  qu'il  vint  en  Constantinoble,  et  Fem- 
periere  le  rechut  a  moult  grant  joie. 

Verso  la  fine  parlasi  delF.  istituzione  della  nota  fiera  del- 
V  Indictum  al  monastero  di  €harroux  (2). 

«  Le  roy  et  les  prelas  porterent  devotement  ]es  sainctes 
reliques  en  un  mont  qui  est  de  coste  la  ville  (Ais  la  Chappelle), 
et  la  furent  monstrées  a  tout  le  peuple  devotement.  Apres 
establi  le  cJergié,  par  le  confermement  et  auctorité  du  roy,  que 
a  Courious  mais  serait  monstre  le  sainctuaire  ou  mois  de 
juing.  Ceste  feste  appellerent  lendit,  et  ordrenerent  et  esta- 
blirent  par  le  confermement  du  Boy  a  tenir  a  *Courious  et  les 
prelas  s'y  accorderei! t  

Al  fol.  5  r°  F  opuscolo  termina  colle  parole  : 

Charles  le  Chauf.       mist  le  sainct  clou  a  S.  Denis  et  les 

sainctes  espines  et  la  saincte  et  digne  quemise  de  nostre  Dame 


(1)  Corruzione  di  Xaipi,  |3a(7tXeù  avcxYjroS. 

(2)  Vedi  Histoire  de  V  Acad.  des  Inscr.  t.  XXI,  p.  151. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


a*Chartres,  et  en  pluseurs  autres  lieux  departi  les  sainctcs 
reliques. 

Cy  fine  Fis'toire  du  voiag  cVoultremer  fait  par  le  grant 
Carlemaine,  et  corame  le  len<ìit  vint  a  Paris. 


De  Jule  Cesar  jusques  a  Octavien  Auguste,  v;  de  Octavien 
Auguste  jusques  a  Crist  xlij. 

Cy  finist  le  quint  aage  qui  fait  C  et  iiijxx  ans  et  v.  Les 
chinqc  aages  sont  ensemble  iiij  M  et  D  CCCC  lviij  ans.  Au 
xlij  an  de  Octavien  Auguste  que  tout  le  monde  fu  en  pais, 
messire  Jhesucrist  consecra  et  c  .mmencha  le  sixte  aage  du 
monde,  quant  il  nasqui  de  la  vierge  Marie  en  1?  avesprement 
du  monde. 


Subito  dopo  principia  un  breve  scritto  il  quale,  in  qualche 
altro  codice,  ha  per  titolo:  «  Descriplio  quotiens  Jerusalem  capta 
fiat,  »  e  che,  secondo  P.  Meyer  (1),  sarebbe  dovuto  ad  un  certo 
Pierre,  vissuto  nel  principio  del  secofo  XIII.  Eccone  le  prime  righe: 

(f.  7,  r°)  Longe  temps.devant  V  incarnation  messire  Jhesucrist  out  une 
cité  en  Grece  qui  avoit  noni  Elide,  et  les  gens  d'icelle  Elidiens, 
pour  le  nom  de  la  cité,  si  cornine  de  Kome  Romains.  Ces  gens 
se  corabatoient  par  nombre  de  v,  et  ilz  establirent  enti*'  eulx 
une  institucion  quMl  appelerent  Olimpiade.  Olimpias  e' est  mot 
tout  droit  de  iiij  ans,  pour  ce  que  une  olimpiade  fait  quatre,  et 
ces  quatre  ans  estoient  en  pais  et  au  v  se  conibatoient.  * 

A  xlij  ans  de  celle  olimpiade  prist  Nabugodonosor  Jhe- 
rusalem  

Le  ultime  parole  sono,  sul  verso  del  medesimo  foglio: 

A  mille  ans  cent  iiijxx  et  vij  de  T  incarnacion  la  reprist 
Salbadin  le  plus  preu  Sarrazin  qui  onc  cauchast  esperon;  et 


Sul  verso  del  foglio  5,  troviamo  il  principio  di'una  genea- 
logia divisa  in  cinque  età: 


Di  vision  des  aages  et  declaracion. 

Adam  avoit  CXXX  ans  quant  il  engendra  Seth;  Seth  en 
avoit  nonante  IX  quant  il  engendra  Cainian,  ecc. 


la  quale  finisce  al  fol.  7,  r° 


in  tal  modo: 


(1)  Romania,  XVI,  63. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  29 

puis  toudis  Tont  tenue  Sarrazins,  et  sont  encore,  et  seront 
tant  cornine  Dieu  plaira. 

Cy  finent  les  prises  et  conquestes  de  Jherusaleni,  de  de- 
puis  le  commancement  de  l'olimpiade.  «  , 

A  questi  opuscoli  fa  seguito  un'  opera  più  importante  di 
122  fogli,  copia  inedita,  e  forse  unica,  di  una  cronaca  *  delle  cro- 
ciate, la  quale  si  estende  fino  alla  morte  di  Filippo  il  Bello,  cioè 
fino  all'  anno  1314.  Tale  manoscritto,  già  segnalato  agli  storici 
Bernardini  delle  crociate,  (1)  nel  secolo  scorso  (probabilmente  da 
La  Curne  de  Sainte-Palaye  ),  venne  dipoi  menzionato  da  parecchi 
letterati  quali  il  Marbio,  (2)  il  Riant,  (3)  ecc.;  ma,  a  quanto  mi 
consta,  non  fu  mai  pubblicato  intorno  ad  esso  alcuno  studio  par- 
ticolare. In  gran  parte  è  una  compilazione  molto  ristretta  della 
voluminosa  Historia  rerum  in  partibus  transmarinis  gestarum 
scritta  da  Guglielmo  di  Tiro,  nel  secolo  duodecimo.  Poco  appresso 
come  nella  traduzione  francese  di  quest'ultima  opera,  il  principio 
del  nostro  manoscritto  è: 

(/*.  9,  r°)  Les  anciennes  histoires  dient  que  Heracles  le  empiere  fu  moult 
bon  crestien,  et  moult  Jbien  gouverna  V  empire,  et  fu  après 
Mahomet*.  Cestuy  Heracles  occist  Cosdroa  et  conqaist  Perse. 
Cosdroe,  le  quel  il  prist,  avoit  conquis  Jerusalem  et  tout  le 
pai's  essilié,  et  si  avoit  emporté  la  vraie  croix#  et  sy  entraina 
le  patriarche  Zacharie  et  moult  d' aultres,  et  par  le  com- 
„  mandement  Mahon,  qui  la  loys  luy  avoit  donnée,  Heracles  fist 
*  un  patriarche  qui  ot  nom  Modestes,  et  refist  les  eglises.  Dout 
puis  vint  Hamars,  le  filx  Carep  

Il  nostro  compilatore  è  lungi  dall'  essere  sempre  esatto,  e 
frequenti  lacune  interrompono  la  sua  narrazione.  Di  un  certo 
interesse  storico  dovrebbero  essere  gli  ultimi  fogli,  nei  quali  la 
cronaca  è  però  spesso  dipendente  dai  continuatori  di  Guglielmo 
di  Tiro.  Come  esempio  del  suo  modo  di  compendiare  basta  citare 
queste  poche  righe: 

(f.  80,  r°)  Bonifaces,  le  marquis  de  Montferrant,  ouy  que  son  nepveu  estoit 
roy  de  Jherusalem,  si  se  croisa  et  vint  a  Acre.  Le  quens  de 

(1)  Ristoire  des  Croisades,  pp.  353  et  3G1.  Ms.  della  Biblioteca  Na- 
zionale di  Parigi,  N.  9070  (anc.  suppl.  fr.  250315). 

(2)  Ch.  Marbio,  Manuscrits  relatifs  à  V  histoìre  et  à  la  littératare  de 
France,  p,  XVI.  Milano,  1839. 

(3)  Arohivcs  fa  V  Orimi  latin*  tome.  I,..p.  254,  Paris,  1881» 


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30 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


Triple  et  les  barons  luy  firerit  bon  semblant;  sy*  luy  donna  le 
Castel  de  S.  Helie.  Et  pour  ce  Y  appelle  on  Helie  que  Jhesu 
Crist  et.  Helie  y  jeunerent  la  xlfi;  il  siet  a  un  mille  de  Jheru- 
salem  et  a  iij  du  fluv  Jourdain.  Ce  Boniface  avoit  un  filx  qui 
avoit  nom  Conrat,  al  Colrat,  qui  se.croisa;  et  ala  après  son 
pere  en  Jherusalem,  maiz  le  vent  le  mena  en  Constantinoble  (1). 

Il  cronista  si  ferma  all'  anno  1314,  menzionando  la  distru- 
zione dell'  ordine  dei  Templari,  i  supplizi  delle  nuore  del  re 
Filippo  il  Bello  e  dei  loro  complici,  i  due  giovani  figli  del  Sire 
d'Ausnoy-lez-Poissy  ;  poi  in  fine  la  morte  del  re  di  Francia  con  tali 
parole  : 

(f.  131,  r°)  En  cel  an  mouru  le  roy  Phelippe  par  cbeoir  de  son  cheval,  car 
au  cheoir  fu  tei  attourné  que  on  V  enfouy  du  jour  a  V  ende 
main;  et  bien  devoit  mourir  honteusement,  comme  on  disoit, 
car  par  luy  mouru  et  Phelippe  son  pere  charnelx .  et  le  pape 
son  pere  en  Dieu. 

Cy  fault  et  fine  V  istoire  vraié  de  la  conqueste  de  Jheru- 
salem et  de  la  Terre  sainte  tV  Oultremer  par  le  noble  due  Go- 
defroy  de  Bullon,  et  quant  rois  latins  y  regnerenr,  et  comme 
par  Salhadin  et  autres  paiens,  ponr  les  pechés  et  iniquités  des 
crestiens,  Dieu  souffri  la  dessus  donc  sajncte  ehité  de  Jheru- 
salem et  toute  la  terre  rester  conquestée.  Et  ceste  Conqueste 
ou  geste  fu  cop^iée  d*  un  livre  si  tres  menu  escript  que  a  peine 
se  ty>voit  on  lire,  et  tant  estoit  d'  ancienne  escripture. 

Deo  gratias. 


Num.  31. 

Anonymus.  Gallicus  Uber  incriptus:  Le  livre  du  Boy  Modus  et  de  la 

roine  Ratio. 
Joannes  de  Franssierts:  Livre  de  Fauconerie. 

Godex  chartac.  in  fol.  sac.  XIV.  —  Mss.  XI,  B.  17. 

i 

Le    carte,   in    numero    di   200,    hanno    per  dimensioni 
28  cm.  X  20  cm. 

Del  primo  scritto  (  156  fogli  a  4  colonne  )  che  riscontriamo  in 
questo  codice  mutilo  in  principio,  trovasi  il  seguente  titolo  su  un 
pezzetto  di  carta  incollato  sul  margine  inferiore  del  primo  foglio: 

(1)  Cfr.  Eecueil  des  Historiens  des  Croisades,  HisU  occid.,  Tome  II, 
p.  14-16,  Paris,  1859. 


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1  CODICI  FRANCESI  DELLA  fi.  BIBLIOTECA  ESTENSE  31 


Ci  commenche  le  livre  du  roy  Modus  et  de  la  royne  Ratio, 
qui  parie  des  deduis  et  de  pestilence. 

Sebbene  di  una  lettura  piuttosto  pesante  a  cagione  della  sua 
forma  allegorica,  detta  opera  godeva  un  gran  favore  nei  secoli 
XIV  e  XV;  ne  fanno  fede  le  numerose  copie  manoscritte  perve- 
nute a  noi.  Essa  venne  moltiplicata  anche  per  mezzo  della  stampa, 
sin  dall'anno  1486  (1);  però  l'ultima  edizione,  curata  da  Elzear 
Blaze  a  Parigi,  nel  1839,  è  soltanto  parziale. 

Il  ms.  dell'Estense,  mancante  dei  149  primi  versi  dell'edi- 
zione Blaze,  principia  con  questi: 

Il  fault  proceder  sus  le  livre 
Que  Modus  avoìt  ordené 
Contre  Testat  d'oysiveté  


Nella  prima  parte,  trattasi  di  vari  divertimenti,  e  più  parti- 
colarmente delle  diverse  caccie.  La  falconeria  comprende  40  fogli 
e  deriva  dal  famoso  scritto  di  Federico  II,  De  Arte  venandi  cum 
avibus.  (2) 

In  mezzo  ad  essa  troviamo  un  curioso  dibattimento  in  versi 
del  quale  il  principio  e  la  fine  sono: 

(f.  69ò  )  .  .  Ci  devise  le  jugement  des  chiens  et  des  oysiaus,  le  quel  est 
plus  biau  deduit. 

Oés,  je  vous  diray  comment 
Il  fist  ung  argument 
De  deulx  dames  joennes  et  biaulx. 
L'une  avoyt  chiens  et  l'autre  oysiaux; 


(f.  76*  )         Pour  luy  donne  mon  jugement 
Et  par  arest  ly  ai  rendu; 
Si  prie  a  tous  qu'il  soit  tenu. 
Explicit  le  jugement  au  conte  de  Tanquarville. 

Termina  la  prima  parte  del  ms.  al  foglio  89a,  con, 

Explicit  le  livre  dez  deduys  que  le  roy  Modus  ordena. 

(1)  Vedi  Brunet,  Manuel  du  libraire,  art.  «  Modus  ». 

(2)  Vedi  J.  Pichon,  traiti  de  fauconnerie  composé  par  Vempereur 
Frédcric  IIr  de  ses  mamtscrits,  de  ses  éditions  et  tmductions,  Paris,  1864. 


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32 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


Immediatamente  dopo  segue  un  componimento  ascetico,  fasti- 
dioso, che  fa  difetto  nell'edizione  incunabula,  ma  che  venne  stam- 
pato isolatamente  nel  1505,  col  titolo  :  «  Modus  et  Ratio,  De  di- 
vine contemplation.  »  Ne  riprodurrò  le  prime  righe: 

(f.  89b  )  .  .  Ci  devise  le  songe  de  Tacteur,  de  pestillence,  et  comment  lez 
vertuz  en  furent  chassiées. 

L'an  de  grace  mil  CCC  XXXVIII,  apres  ce  que  je  ay  ea 
copié  du  livre  dez  duis,  si  comme  il  sont  escris  en  cest  livre, 
et  comment  je  l'avoie  veu  et  trouvé  en  un  livre  bien  ancien, 
si  cornine  le  roy  Modus  les  avoit  ordenés.  En  celuy  an,  le  quart 
jour  d'avril,  avint  que  je  estuye  en  grant  pensée  de  trouver 
matiere  plesant,  de  la  quelle  je  pensoie  a  emplir  mon  livre,  et 
aloie  tout  seul  panni  une  forest,  une  heure  avant  et  Tautre 
arriere,  triste  et  dolant  que  je  ne  povoie  avenir  a  la  matiere 
que  je  desiroie.  Si  m'assis  au  pie  d'un  arbre  et  in' endormi  en 
celle  pensée,  et  en  songant  m'estoit  a  vis  que  je  veoie  le  roy 
et  la  royne  Ratio,  sa  fennne,  lesquelz  parlent  a  grant  foyson 
de  gens  de  divers  estas;  car  lez  uns  estoient  clers,  les  autres 
nobles  et  les  autres  estoientr  gens  de  labour  

Leggesi  a  foglio  155b  :  # 

Je  fay  conclusion  de  mon  livre  en  vers  rimés,  où  je  fays 
une  petite  introduction  et  priere  pour  le  noble  roy  de  France, 
que  se  commenche  ainsi; 


Che  sont  les  vers  rimés. 


Je  prie  a  Dieu  omnipotent 

Qui  gard  de  mal  et  de  torment, 

De  meschief  et  de  villenie  


Il  libro  termina  al  foglio  seguente: 


(f.  lòGd  ) 


Pour  quoy  je  depri  humblement 
Elle  qui  est  de  grace  plaine, 
Que  celle  de  pechié  ramaine 
A  la  voye  de  sauvement. 


Amen. 


Explicit  le  livre  du  roy  Modus  et  de  la  royne  Ratio  qui 
parie  dez  deduis  et  de  pestillence.  L'an  de  grace  mil  CCC  lxxx, 
et  cetera. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  33 

La  suddetta  poesia  finale  venne  pubblicata  per  la  prima  volta 
da  P.  Heyse  (1),  nel  185(3,  secondo  il  testo  dell'  Estense.  Il  Blaze, 
die  sembra  aver  ignorato  l'esistenza  della  nostra  copia,  ne  aveva 
riprodotto  soltanto  gli  ultimi  versi,  tolti  da  altro  manoscritto. 

Assieme  al  Libro  del  re  Modus,  trovasi  unito  nel  medesimo 
codice  un  secondo  testo  a  penna,  scritto  pure  su  carta,  ma  con 
carattere  della  fine  del  secolo  decimoquarto,  e  con  paginazione 
propria.  Esso  contiene  il  noto  trattato  di  falconeria,  compilato  da 
Giovanni  Fraucieres,  contemporaneo  di  Luigi  XI,  re  di  Francia. 
Secondo  il  Brunet,  il  trattato  del  Francieres  fu  stampato  per  la 
prima  volta  a  Parigi,  verso  il  1531  ;  poi  a  Poitiers,  nel  1567, 
con  due  altre  opere  consimili,  l'una  di  Guglielmo  Tardif,  l'altra 
di  Arteloucbe  d' Alagona. 

Il  ms.  dell'  Estense  principia  col  dare  alcune  interessanti  in- 
formazioni sulla  composizione  dell'opera: 

(fot.  1,  r°)  Cy  commence  ung  livre  de  faulcoimerie  le  quel  frere  Jelian  de 
Franssieres,  ch?ralier  de  1*  ordre  de  Saint  Jehan  de  Jherusalem, 
commandeur  de  Cherisc  (1)  en  France,  a  detraict  et  assemblò  des 
livref  des  trois  maistres  faulconniers  cy  apres  nommez,  en  leurs 
temps  moult  expers  et  tres  savans  en  l'art  et  science  de' faul- 
coimerie. Et  les  quelz  livres  del  diets  maistres  '  le  dict  com- 
mandeur a  trouvé  par  pieces  divisées  en  pluseurs  lieux,  et  les 
a  rasemblées  et  mis  en  ordre  au  mieulx  qu'  il  a  pleu,  selong 
l'art  de  faulconnerie,  et  selon  la  nature  des  faulcons,  cornine 
cy  apres  se  monstrera  et  sera  traictié  ou  premier  livre.  Le 
quel  livre  a  esté  extraict  et  coppie  par  noble  et  puissant  sei- 
gneur  mons  frere  Pierre  de  Bosredont,  chevalier  de  1'  ordre  de 
Saint  Jeban  de  Jherusalem,  conseiller  et  chambellan  du  roy, 
nostre  sieur,  commandeur  des  commanderies  de  la  Romaigne, 
Pontaubert,  Robecourt  et  Visatre  les  Nansy. 

Seguono  brevi  cenni  biografici  sui  tre  maestri  falconieri 
Molopin,  Michelin  et  Aymé  Cassian  ;  poi  è  parola  delle  proprietà 
di  sette  generi  di  falchi  da  caccia,  e  del  modo  di  guarire  le  loro 
malattie  per  mezzo  di  ricette,  delle  quali  l'ultima  è: 

(f.  44,  r°)  Reraede  pour  esebaufure.  Prenés  de  la  feulle  de  bethe  de  quoy 
on  fait  la  poirée,  et  de  la  feulle  de  large .  plantain  et  de  la 
feulle  de  esclaire,  et  broyés  tout  ensamble  et  le  mettés  sur  la 


(1)  P.  Heyse,  Romantiche  Inedita^  p.  166. 

(2)  P.  Paris,  (Mss.  frewQ.  V,  217)  lesse  Choisy  in  alto  copie, 


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34  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


dite  eschaufure,  et  se  ne  trouvés  des  trois  horbes,  il  souffit  de 
deux  ou  de'Vune  simple,  mais  il  est  milleur  de  deux  ou  de 
trois  ensamble. 

Sullo  stesso  foglio  furono  aggiunte  da  mano  posteriore  poche 
altre  rioette  analoghe.  La  prima  di  esse  è  detta: 

Pouldre  pour  le  chancre,  baillé  par  recepte  de  frere  Phelipe 
de  Nevers. 

Num.  32. 

Osmnndns  Metensis.  Liber  inscriptus:  Imago  Mundi. 

Codex  membran.  in  fol.  Scec.  XIII.  —  Mss.  XII,  C.  7. 

Le  dimensioni  del  presente  codice  sono  27  cm.  X  19  cm., 
ed  il  numero  dei  fogli  è  di  52,  a  quattro  colonne.  La  paginatura 
è  indicata  alla  parte  inferiore  di  alcuni  fogli  in  un  modo  assai 
curioso  ;  per  esempio  :  III  (13),  ìffl  (  14  )...,  -V  (  25  ),  -VI  (  26  )  ecc. 
La  scrittura  non  pare  risalire  al  di  là  della  prima  metà  del  sec.  XIV. 

L1  Image  du  monde,  il  primo  poema  enciclopedico  che  sia 
stato*  scritto  in  lingua  francese,  venne  pubblicato  sin  dai  pri- 
mordi della'  stampa  (1).  *Fu  composto  nel  1245,  da  Gualtiero 
di  Metz  (2),  il  quale  ne  trasse  la  materia  da  varie  opere 
latine  consimili,  e  particolarmente  dall'Imago  mundi  di  Onorario 
d' Autun  (3).  Questo  poema  francese  ci  è  conservato  in  una  set- 
tantina di  copie  manoscritte  delle  quali  52  porgono  il  testo  ge- 
nuino primitivo  e  le  altre  una  redazione  posteriore,  attribuita 
all'  istesso  autore,  e  caratterizzata  da  parecchie  aggiunte  abba- 
stanza rilevanti.  Secondo  le  classificazioni  che  di  tal  opera  fece 
il  sig.  Daniele  Grant  (4),  in  una  sua  tesi  presentata  all'  Ecole  des 

(1)  Il  Brunet  cita,  sotto  il  titolo  «  Livre  de  clergie  »,  alcune  edizioni 
del  rifacimento  in  prosa,  di  cui  si  conservano  pure  parecchie  copie  manoscritte. 

(2)  Histoire  littéraire  de  la  France,  XXIII,  287-335  —  Legrand 
d'Aussy,  Notices  et  extraits  des  mss.  de  la  Bibl.  nat.f  V,  243-266  —  Bo~ 
mania,  XV,  314  e  643  —  G.  Haase,  Untersuchung  ilber  die  Beime  in  der 
4t  Image  du  monde  »  des  Walther  von  Metz,  Halle,  1880  —  C.  Fant, 
L' Image  du  monde,...  Upsala,  1886,  ecc. 

(3)  F.  Fritsche,  Untersuchung  ilber  die  Quellen  der  «  Image  du 
monde  »  des  Walther  von  Metz,  Halle,  1880.  *. 

(4)  Ecole  nationaìe  des  Chartes.  Positions  des  thèses  soutenues  par 
les  élèves  de  la  promotion  de  1885  pour  obteni  le  rdiplóme  dy  archiviate- 
paléogrophe  pp.  81-84  (Paris,  1885)  —  id.  pp.  83-87  (Pam,  1886).  . 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


35 


Charies  di  Parigi,  la  copia  dell'  Estense  apparterrebbe  alla  ca- 
tegoria dei  manoscritti  non  interpolati,  cioè  di  quelli  che  com- 
prendono 6500  versi  air  incirca. 

Principia  con  una  specie  d' indice  : 

(/.  1.*)     lei  commence  ci  livres  qui  est  apellés  Ymage  dou  monde  (1). 

Cis  livres  de  clergie  en  romant,  ki  est  apellés  Ymage  du  monde, 
et  tient  par  tout  LV  capitres  et  XXXVIII  figures,  sans  les  quels 
livres  ne  porroit  pas  estre  entendus  legierement  ;  ki  est  devisés 
par  III  parties.  La  premiere  partie  contient  XI III  -  capitres  et 

Vili  figures       La  seconde  partie  contient  XIX  capitres  et  IX 

figures  La  tierce  partie  contient  XXII  capitres  et  IX  figures.,.. 

L'amanuense  fece  due  errori  coli' indicare  prima  38,  poi  26 
figure;  negli  altri  mss.  della  prima  redazione  esse  sono  sempre 
in  numero  di  28.  Del  resto  nel  nostro  codice  il  loro  posto  è  ri- 
masto in  bianco.  Esse,  come  nella  maggior  parte  delle  altre  copie, 
sarebbero  state  forse  soltanto  goffi  disegni  geometrici  relativi 
alla  geografia  ed  ali1  astronomia;  tuttavia  la  loro  mancanza  è 
assai  rincrescevole,  in  quanto  che  basandosi  sui  criteri  del  Grand, 
si  sarebbe  potuto  avvantaggiarsene  per  la  classificazione  del  ma- 
noscritto. 

Sul  verso  del  primo  foglio  troviamo  il  prologo  scritto  su  due 
colonne  ed  in  versi  ottonari  come  il  rimanente  dell'opera: 

(f,  l.d  )        Ci  commence  le  prologue. 

Qui  veut  bien  entendre  cest  livre  (2) . 
Et  aprendre  tele  clergie 
Dont  iniex  lisoit  tote  sa  vie 
Si  lise' tout  premierement  


Il  poema  si  apre  in  tal  modo: 

(f.  £.a)  Quant  Diex  (fist)  (3)  le  monde  premiers, 

Il  ne  li  estoit  pas  mestiers. 
Autant  et  devant,  comme  apres, 
Diex  fu  et  est,  et  iert  adès.  ♦ 
Il  ne  s'en  amenda  de  riens. 
C'pnques  ne  li  falli  nus  biens.... 


(1)  Il  titolo  trovasi  ripetuto  su  un  pezzo  di  pergamena  incollato  nel 
margine  inferiore  del  medesimo  foglio. 

(2)  Dopo  manca  il  verso:  E  savoir  coment  il  doit  vivre  ». 

(3)  La  parola  fist,  dimenticata  dal  copista,  venne  aggiunta  sopra  il  Yersa 
da  mano  posteriore. 


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36  I  CODICI  FRANCESI  BELLA.  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

La  prima  parte  contiene  un*  introduzione  filosofica  e  metafi- 
sica; la  seconda  è  consacrata  alla  geografia  ed  alla  meteorologia, 
e  la  terza  è  riservata  principalmente  all'  astronomia. 

Gli  ultimi  versi  sono  : 

(/.  52d  )  Et  la  joie  de  paradis 

Que  Diex  nos  otroit  a  touz  dis, 

En  qui  tote  pitié  abonde. 

Chi  fenist  Timage  del  monde. 

A  Dieu  cometiche,  a  I?ieu  prent  fin, 

Qui  les  biens  nos  done  a  la  fin. 

En  Tan  de  Tincarnation 

As  rois,  a  Taparition, 

MCC  et  XLV  anz, 

Fu  premiers  parfais  ci*  romans. 

Vos  que  avez  o'i  V  esc  ri  t, 

Del  fil  Damedieu  Jhesu  Christ 

Et  dei  monde  que  Dieu  forma, 

Le  siede  une  autre  forme  a 

Que  vos  devés  apres  entendre, 

Qui  del  siecle  volés  entendre, 

Quel  chose  est  et  comment  va. 

Una  curiosa  particolarità  del  codice  dell'  Estense,  la  quale 
non  credo  sia  mai  stata  segnalata,  consiste  nel  presentare,  al  set- 
timo capitolo  della  seconda  parte,  fra  i  due  versi: 

Et  si  ne  vous  mervilliés  mie 
♦         S'aucune  chose  avés  ole, 

un'  intercalazione  di  alcuni  pronostici  provenienti  da  composizioni 
in  prosa  ed  in  versi  di  vari  autori. 

Senza  titolo  alcuno,  comincia  colle  parole: 

(/.  24b  )  Se  tu  veus  ton  songe  esprover,  pren  un  livre  et  diras:  «  In  nomine 
patris  et  filii  et  spiri  tu  sancti,  amen  ».  Par  la  premiere  letre 
É    que  tu  troveras  au  commencement  de  la  premiere  page,  si 
troveras  signifìance  de  ton  songe: 

A  senefie  bon  eur  et  bone  joie;  B,  grant  seignouriej  C, 
avillement  de  cors  

Dopo  questo  scritto,  molto  più  bi*eve  e  affatto  differente  dalla 
«  Senefiance  de  V  A,  B,  C  »  di  Huon  le  Eoi,  troviamo  sullo  stesso 
foglio  la  traduzione  dei  pronostici,  detti  del  «  profeta  Esdra  »» 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


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e  fondati  sulla  coincidenza  di  Natale  coi  diversi  giorni  della  set- 
timana (1): 

Se  li  jors  de  Nouel  avient  a  dienienche,  iver  sera  bons, 
tues  il  sera  ventos  et  jersera;  estés  sera  bons  et  sains  et  ven- 
denges  seront  bonnes;  oailles  et  buez  moulteplieront;  miei 
babondera  

L'opuscolo  finisce  al  foglio  25a: 


Segue  poi  una  serie  di  pronostici  e  di  consigli  per  ognuno 
dei  giorni  del  mese  lunare: 


Questo  scritto,  un  poco  più  esteso  degli  altri,  è  di  qualche 
interesse  per  il  vocabolario.  Eccone  qualche  esempio  : 

5.  Lune       Li  songes  sunt  suspitious  et  doutous.  —  13.  Li 

enfes  qui  naistra  sera  atestieres....  —  21.  Li  enfes  qui  naistra 
sera  pupiables  et  la  puceie  ausi.  —  22.  Li  enfes  qui  naistra 

sera  pupiables  et  pecerres       Bon  est  l'aire  saignier  des  moi- 

guiables  sans  nule  detraction...  ecc. 

Al  giorno  29  fa  seguito  questa  raccomandazione: 

Garde  iij  jors  mortex,  c  est  a  savoir:  le  premier  lundi 
d'auoust,  le  derrer  lundi  de  septembre,  le  lundi  de  l'uistisme 
kalende  d'avril  (2). 

L' opuscolo  intercalato  per  ultimo  è  quello  delle  così  dette 
«  Profezie  d' Ezechiel  »,  piccolo  poema  (3)  che  nel  nostro  codice 

(1)  «  Hesdras  prupheta  invenit  scriptum  in  tempio  Domini,  quod  si 
Natalis  Domini  evenerit  die  dorninica,  hyems  erit  bona,  ecc.  »  (Vedi  Bul- 
leUn  de  la  Socie  té  des  anciens  textes  frangais,  Vili,  88). 

(2)  Vedi  Bull,  de  la  Soc.  des  anc.  textes  fr.,  II,  74  e  Vili,  93. 


(3)  Jubinal,  Jongleurs  et  Trouvères,  p.  121  e  seg.  —  Bull,  de  la  Soc, 
Vili,  76,  III. 


S'il  avient  ausi  que  li  jors  de  Noel  trespasse  del  samedi 
jusqu'au  lundi,  cueliés  toz  grains  en  Fan  quMlseraau  disade, 
*  car  il  seronfc  moult  chier  en  Fan  qui  sera  au  lundi. 


1.  Lune  est  profitable  a  toz,  fors  chi  chiet  en  langor;  il 
languist  longement.  Li  enfes  qui  est  nés  est  viables  et  n'est 
pas  riche  ;  il  sera  de  bone  renommée  et  saige,  et  bien  letrés  


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38  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

è  quasi  del  tutto  rifatto  in  prosa,  ad  eccezione   dei  primi  versi 
seguenti  e  di  pochi  altri: 
* 

(  /.  26  Eri  terre  de  labor  et  de  proniission 

Ot  jadis  un  prodou,  Zezechiel  ot  non, 
Saiges  hons  fu  dou  siede  et  de  la  loi  devine, 
Moult  ama  Domidieu  et  le  soie  doctrine 
De  ce  qui  estoit  enfes,  levoit  toz  jors  matin 
Et  aloirt  a  T  escole  por  aprendre  latin. 
#     Un  livre  nos  escrit  e'  on  apelle  «  Les  ans  »  ; 
Qui  garder  le  vaudroit  tous  dis  seroit  manans.... 

* 

Finisce  col  paragrafo  «  Quant  li  mois  de  jenvier  enterra  par  samedi....  », 
di  cui  la  ultime  paróle  sono:  Les  bestes  morront  forment;  et^decuillir 
cevanche  (f.  27*). 

Immediatamente  dopo,  il  copista  riprende  il  seguito  del  poema 
T  «  Image  du  monde  ». 

Num.  33. 

Joannes  de  Mandeviile.  De  statu  Terree  sancta,  et  mirabilibus  ibi  a  se 
visis.  Gallice. 

Idem*  Fragmentum  vita  Christi  gallice  scriptee  ac  ex  pseudoevangeliis 
depromptés  ;  in  fine  mutilum. 

Codex  chartac.  in  foli  Sac.  XIV.  —  Mss.  XIr  F.  17. 

Dimensioni:  28  cm.  X  21  cm.  ;  fogli  89. 

Abbiamo  nella  prima  parte  di  questo  codice  una  delle  opere 
più  favorite  dei  lettori  dei  secoli  XIV  e  XV.  Difat^  la  relazione 
che  Giovanni  di  Mandeville  fece  dei  propri  viaggi  nell'Oriente 
venne  moltiplicata  con  numerose  copie  manoscritte;  e,  già  nel 
secolo  XV,  ne  furono  stampate  sino  a  27  edizioni  in  varie  lingue  (1); 
e  di  queste  edizioni  incunabule  ve  ne  sono  otto  per  la  sola  lingua 
francese,  la  più  antica  delle  quali  fu  stampata  a  Lione  nel  1480  (2). 
Questa  narrazione  fa  parte  delle  collezioni  dei  viaggi  in  Palestina 
di  Th.  Wright  (3). 

(1)  Vedi  Fr.  Zambrini,  prefazione  ai  «  Viaggi  di  Giov.  da  Mandavilla  » 
Scelta  di  curiosità  letterarie  inedite  e  rare  dal  sec.  XIII  al  sec.  XVII; 
disp.  CXIII,  CX IV,  Bologna,  1870.  —  Vedi  pure  un  interessante  articolo 
della  Eetrospective  Beoiew,  III,  p.  269. 

(2)  Il  Brunet  ne  annovera  anzi  due  edizioni  diverse  stampate  a  Lione 
iti  queir  anno  1480. 

(3)  Thomas  Wright,  Early  Travels  in  Palestine,  London,  1841. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  39 

I  tre  primi  fogli  del  codice  dell'Estense,  senza  paginazione, 
porgono  un  indice  delle  materie  contenute  nel  libro  del  Mande- 
ville.  Poi  sul  primo  foglio  numerato  leggesi: 

*  Cy  comence  le  livre  Jehan  de  Mandcville  chevalier,  le 
quel  parie  de  T  estat  de  la  terre  sainte  et  des  inerveilles  qu1  il 
y  a  veues.  * 

C  est  le  prologue.  —  Coinme  il  soit  ainssy  que  la  terre 
d' oultre  mer,  e1  est  a  savoir  la  terre  sainte,  que  Ten  dit  la 
terre  de  promission,  entre  toutes  autres  terres  soit  la  plus 
excellente  

Nel  detto  prologo  trovansi  alcune  notizie  intorno  al  viag- 
giatore ed  al  suo  libro: 

(f.  i,  r°)....  Je  Jehan  de  Mandeville  chevalier,  jassoit  ce  que  je  ne  suis  di- 
gnes,  nés  et  nourriz  d' Aingleterre,  de  la  ville  de  Saint  Alan, 
qui  passay  la  mer  Fan  Mil  CCC  XXII,  le  jour  de  saint  Mi- 
chiel,  et  qui  depuis  ay  esté  oultre  mer  par  Ione  temps,  et  ay 
veu  et  environné  maint  pays  et  maintes  diverses  provinces  et 

par  maintes  diverses  regions  et  diverses  islez  

  Et  saichiez  que  je  eusse  ce  livre  ycy  mis  en  latin 

pour  plus  briefrnent  deviser,  mais  pour  ce  que  pluseurs  enten- 
dent  miex  roumant  quo  latin,  je  l'ay  mis  en  roumant,  pour 
ce  que  chascun  Ten tende  et  que  les  seigneurs,  les  chevaliers 
et  les  autres  nobles  hommes  qui  ne  scevent  point  de  latin  ou 
pou,  et  qui  ont  esté  oultre  mer,  saichent  et  entendent  se  je 
dy  vroy  ou  non  

II  racconto  principia  al  foglio  2,  r°: 

Cy  commence  a  deviser  partie  du  regions  de  la  Terre 
sainte,  et  de  la  facon  de  la  vraye  croìs  nostre  Seigneur. 

In  mezzo  a  molte  favole,  od  almeno  a  fatti  inverosimili,  il 
Mandeville  raccolse  sui  costumi  dei  paesi  orientali  molti  dati  che 
riescono  tuttora  interessanti,  sebbene  siano  spesso  esposti  in  un 
modo  troppo  conciso.  Ecco  per  esempio  come  parla  dell'Egitto: 

(f.  14  r°)  En  Egipte  y  a  aussi  jardins  qui  portent  fruit  VII  fois  Fan,  et 
si  treuve  Fen  en  terre  de  belles  esmeraudes  assés,  et  pour  ce 
en  font  il  grant  marchié.  Item  quant  il  pleut  une  fois  en  esté 
en  la  terre  d' Egipte,  lors  devient  le  pays  de  là  plain  de  souris. 
Item  au  Kair  vent  on  hommes  et  femrnes  communement  d1  autre 


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1  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BlBLlOTEcl  ESTENSE 


loy,  si  comme  on  fait  yssy  bafetes  au  marchié.  Et  si  a  une 
maison  commune  en  la  ville  qui  est  plaine  de  petiz  fourniaux; 
et  là  portent  les  fames  de  la  ville  leurs  oves  des  gelines,  $es 
oies  et  des  annettes  pour  mettre  en  ses  fourniaux.  Et  ceulx, 
qui  gardent  les  fourniaux  et  la  maison,  le  eouvrent  par  chaleure 
de  fìens  de  cheval,  sans  gelines  et  sans  autre  oisel;  et  au 
chief  de  iij  sepmaines  ou  de  un  mois  les  femmes  retournent 
et  prennent  leur  poucins  et  les  nourrissent,  si  que  tout  le 
pays  en  est  plain,  et  ce  fait  on  en  yver  et  en  esté. 

Verso  la  fine  V  autore  ci  fa  sapere  che  egli  si  decise  a  met- 
tere in  iscritto  i  suoi  ricordi  di  viaggi,  allorché  era  divenuto 
vecchio  e  afflitto  dai  dolori  della  podagra,  ed  egli  domanda  ai 
lettori  di  pregare  Dio  per  lui  : 

(f.  82 }  v°)  «Tay  ces  choses  compillées  et  mises  eu  escript  tout  ainsiy  qui 
m'en  puet  soubvenir,  Fan  de  grace  Mil  CCC  lvj,  le  XXXVe 
an  cornine  je  sui  parti  de  nostre  pais,  si  prie  a  tous  les  lisans 
et  liseurs,  s' il  leur  plaist,  qu'il  vuellent  a  Dica  prier  pour  moy.... 

Dovrebbe  essere  inoltre  di  un  certo  interesse  per  la  storia 
dei  libri  nel  medio  evo,  la  dichiarazione  colla  quale  l' amanuense 
chiude  la  sua  nitida  copia: 

(/".  82,  r°)  Explicit  le  romant  Messire  Jehan  de  Mandeville,  chevalier  de  la 
nacion  d1  Angleterre,  escript  et  accomply  l'an  de  grace  nostre 
Seigneur  Mil  OCG  lxxxviii,  le  X°  jour  de  decembre  par  la 
main  maistre  Pierre  le  Sauvaige  de  Cbaalons  en  Champaigne, 
maistre  en  ars,  demourant  adone  a  excellent  et  puissant  prin- 
cesse, la  duchesse  de  Touraine,  contesse  de  Valoiz  et  de 
Beaumont. 

I  due  fogli  che  seguono  sono  rimasti  in  bianco,  ma  al  foglio 
85,  r°,  troviamo  un  frammento  della  vita  di  Gesù  piuttosto  mal 
scritto,  da  mano  del  sec.  XV,  che  comincia  con  queste  parole; 

Jl  avint  un  jour  que  Herodes  le  roy  feist  decoler  les 
anfans  qui  estoyent  de  Taage  Jhesu,  que  li  anges  nostra 
Seigneur  s'aparut  a  Joseph  et  li  dist:  «  Va  et  prent  Marie 
et  l'enfant,  et  maine  en  Egipte  pour  la  voye  dez  dessers  ». 
Quant  Joseph  oy  ce,  si  fist  le  conmiendement  de  V  angle  et 
s'en  ala  

Tale  opera  consiste  in  molti  racconti  leggendari,  tratti  in  gran 
parte  dai  vangeli  apocrifi,  relativi  all'  educazione  di  Gesù  ed  ai 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


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miracoli  che  egli  operò  durante  la  sua  infanzia.  A  titolo  d' esempio 
ne  citerò  alcune  righe  che  si  potranno  paragonare  coi  passi  cor- 
rispondenti del  Tractatus  de  Pueritia  Jeju  secundum  Thomam 
(  cap.  Vi,  XII),  ovvero  con  quelli  dell'  Evangelium  infantium  Sai- 
vatoris  arabicum  (cap.  XLVIII,  XLIX)  (1): 

(f.  S7,  vn)„„  Maistre  £achiés  dist  a  Marie  et  a  Joseph:  «  Donnés  nioy 
l'enfant  et  je  le  bailler.jy  a  maystre  Levi  qui  luy  enseiifgnera 
letres.  Lors  vindrent  Marie  et  Joseph  a  Jehsus,  si  le  losenguerenfc 
tant  qu'il  le  menerent  a  l' escole  et  le  presenterent  a  Levi  le 
vicllart  pour  anseignier,  et  quant  Jehsus  fu  laens,  si  ne  dist 
imi  mot  du  monde.  Et  maistre  Levi  monstra  et  enseigna  une 
letre  a  Jehsus  et  en  com monca  a  la  premiere  letre,  et  dist  a 
Jehsus  qu'il  deist  alpha;  et  Jehsus  se  teist  et  ne  disi  mot,  et 
maystre  Levi  fu  couroucié,  si  prist  une  verge  et  en  feri  Jehsus 
en  la  teste.  Jehsus  dist  a  Levi:  «  Pour  coy  me  feres  tu? 
>Sapehez  de  voir  quo  cestuy  que  tu  az  f.ru  set  plus  que  tu  ne 
sais.  Tu  m'enseignes  et  je  puis  anseignier  ce  que  tu  me 
-    demandes  »...  . 

(  f.  89,  r")  Et  avint  la  segonde  fois  que  li  pueple  prierent  Marie  et  Joseph 
que  ilz  mesissent  Jehsus  a  T  escole;  si  le  manderent  a  un 
maistre  pour  aprendre  science.  Ce  maistre  li  prist  a  enseignier 
et  li  coumenda  que  il  deist:  «  Di  alpha.  »  Jhesus  li  respondy: 
«  Di  moy  premier  que  est  a  dire  betha,  et  je  te  dirai  que  est  a 
dire  alpha  ».  Et  le  maistre  se  courouca,  si  le  fery.  Mais  tairtost 
qu'il  Tot  feru,  il  chey  mori  .... 

Il  nostro  ms.,  mutilo  in  fine,  si  feflba  all'episodio  del  ricco 
Giuseppe  di  Capharnaum,  colle  parole: 

(/.  S9  r°)  «  Pour  coy  n'as  tu  donne  a  cestuy  qui  est  appellé  par  ton  nom 
le  benefice  da  ta  grace?  »  Joseph  respondy..,. 

I  fogli  che  seguivano  furono  tolti  evidentemente  prima  della 
legatura  attuale. 

Num.  34. 

Anonymas  Dominicanus.  Catechismus  Gallicus  in  principio  mutilus. 

Codex  membran.  in  4.°:  scec.  XIII }  —  Mss.  Xll,  I,  30. 

Attualmente  questo  codice  comprende  soltanto  116  carte  di 
25  cm.  X  17  cm.,  ma  manca,  nel  principio  ed  altrove,  di  parec- 

(1)  C.  Tischendorf,  Evangelia  apocrypha,  pp.  141  e  166,  Lipsia,  185$. 

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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  B.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


chi  fogli,  che  certamente  ne  furono  strappati  allo  scopo  di  im- 
possessarsi di  belle  miniature,  alcune  delle  quali  sono  descritte 
nel  testo.  Però  di  tali  miniature  il  nostro  codice  non  fu  intieramente 
spogliato;  sei  di  esse  possono  ancora  ammirar  visi  insieme  a  grandi 
iniziali  variopinte  con  oro.  I  caratteri  gotici  coi  quali  è  scritta 
T  opera  non  mi  sembrano  dover  risalire  al  di  là  della  metà  del 
secolo  XIV. 

*  Quanto  air  opera  stessa,  essa  consiste  in  un  trattato  di  mo- 
rale, composto  verso  il  1279,  che  si  conserva  in  numerose  copie 
a  mano,  sparse  nelle  principali  biblioteche  d7  Europa,  con  titoli 
assai  diversi,  quali  La  Somme  le  Boi,  la  Somme  des  vices  et  des 
vertus,  les  Dlx  cmnmandemens  de  Dien,  les  Sept  peche's  mortels, 
le  Miroir  du  Monde,  ecc.  Nel  secolo  scorso,  1'  abbate  Mehus  (1), 
basandosi  non  so  su  quali  ragioni,  riteneva  che  tale  trattato 
fosse  stato  scritto  prima  in  latino,  poi  in  francese,  da  certo  Gu- 
glielmo, domenicano  fiorentino,  mentre  altri  lo  credettero  opera 
di  Fra1  Buggero  Calcagni,  oppure  di  San  Tommaso  d'  Aquino. 
Ma  dopo  le  ricerche  di  J.  Quétif  (2),  di  L.  Cigoli  (3),  e  di  t\  La- 
jard  (4),  i  dotti  ormai  sono  d' accordo  per  riconoscere,  quale 
autore  di  detto  scritto,  Fra  Lorenzo  (Lorena,  Laurentius  Grallus) 
confessore  di  Filippo  III  di  Francia  e  predicatore  domenicano,  che 
viveva  ancora  nel  1282,  come  rilevasi  da  un  documento  di  quel- 
l'anno,  pubblicato  dal  Da  Cange,  in  fine  alla  sua  Storia  di  S.  Luigi. 

La  Somme  des  Vices  èt  des  Verlus  vien  annoverata  dal 
Brunet  fra  i  primi  libri  stampati  a  Parigi  (5),  ma  rimane  sempre 
a  desiderare  un'  edizioni  critica  di  quest'  opera  importante  della 
letteratura  medievale  (6),  la  cui  riputazione  fu  grandissima  oltre 

(1)  L.  Mehus,  Ambrosii  Traversarli. ...  latina  epistola,  t.  p.  I,  154. 
Fbrentiae,  1759. 

(2)  J.  Quétif.  Scriptores  ordinis  prcedicatorum  recensiti,  t.  I,  p.  387 
—  Lutetiae  Parisiorum,  1719. 

(3)  Atti  delV  Imp.  e  Reale  Accademia  della  Crusca,  t.  II,  p.  377  — 
Firenze,  1829. 

(4)  Histoire  littéraire  de  la  France,  t.  XIX,  p.  398  —  Paris,  1838.  „ 

(5)  F.  Chavaunes  pubblicò,  a  Losanna,  nel  1845,  un  estratto  della 
Somme  col  titolo  «  Mireour  du  Monde  » .  Inoltre  due  brani  ne  furono  stam- 

*  pati  neir  articolo  del  Lajard,  indicato  nella  precedente  nota. 

(6)  Paul  Meyer  (Bull,  de  la  Soc.  des  anc.  textes  fr.  1881,  p.  48), 
discorrendo  di  un  frammento  di  tale  scritto,  dice:  «  Il  serait  bien  à  désirer 
qvì  un  Jiomme  laborieux  et  ver  sé  dans  la  littérature  théologigue  du 
moyen-àge,  fit  un  travail  bibliographique  sur  cet  ouvrage  qui  a  été  si  ri- 
fondu  au  mcyen-àge,  et  quijustifie  son  succèspar  un  réel  mérite  littéraire  ». 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  43 

ai  confini  della  Francia,  come  lo  provano  le  versioni  che  se 
ne  fecero  in  provenzale,  in  catalano,  in  italiano,  in  ispagnuok), 
in  inglese,  ecc.  Alcune  biblioteche  d'  Italia  posseggono  tuttora 
copie  manoscritte  del  Volgarizzamento  fattone  da  Zucchero  Beli- 
ci venni  nel  principio  del  secolo  XIV,  il  quale  venne  pubblicato  ai 
nostri  tempi,  prima  da  L.  Rigoli  (1),  poi,  in  parte,  da  L.  Bar- 
bieri (2)  con  un  frammento  dell'  originale  francese  conservato 
nella  R.  Biblioteca  di  Parma.  * 

Il  codice  dell'  Estense,  mutilo,  come  dissi,  principia  con 
queste  parole  del  capitolo  relativo  al  settimo  comandamento: 

 de  celui  (de  celui)  qui  elle  est.  En  cest  commandement 

nous  es  àevée  rapine  et  usure,  et  baveter  autrui  pour  le  sien 
avoir  

Al  foglio  104  v.°  trovansi  le  ultime  righe  coli'  indice  delle 
materie  : 

 Car  cuer  ne  pourroit  penser,  ne  langue  deviser  quel 

chose  est  cele  pes  que  Diex  estuie  a  ses  amis.  Et  par  ce  je 
n'en  sauroie  fors  bauboier  ne  dire  chose  souffisant.  Dont  je 
n'  en  vueil  ore  plus  dire,  mes  ci  fìnerai  ma  matiere  a  la  gioire 
nostre  Seigneur,  a  qui  en  soit  toute  Y  onneur,  qui  nous  ma  hit 
en  sa  compagnie,  la  ou  est  perdurable  vie.  Amen. 

Ce  livre  compila  et  fist  un  frere  de  V  ordre  des  pre- 
ckeeurs  a  la  requeste  du  roi  Phelippe  de  Trance,  en  V  an 
de  V  incarnation  Jhesu  Christ,  mil  ce  Ixxix.  Deo  gracias. 

Ce  sotti  les  livres  qui  soni  contenuz  en  cest  livre.  Pie- 
mie rement:  Les  X  comandamenz  —  Des  articles  de  la  fot 
cristienne  —  U  Apocalipse  S.  Jehan  —  Vices  et  vertuz  — 
Comment  on  entent  la  pater  nostre.  —  Les  VII  dons  du 
S.  Esprit. —  Les  vertus  cardynaus.  De  prudence.  Dy  atem- 
prance.  De  force.  De  justice.  —  Des  biens  que  les  vertuz 
nous  font  —  Comment  sainte  paour  nest  du  cuer.  —  Des 
degrez  et  des  branches  d'umiliti.  —  De  cuer  humble  — 
Du  don  de  science  —  De  la  vertu  d?  equité  —  De  paresce 
et  de  ses  branches  —  Du  don  de  conseil  et  de  la  vertu  — 
De  misericorde.  Des  VII  branches  de  misericorde.  D*  aumosne 
—  De  V  entendement  et  de  la  vertu  de  chastée.  Des  degrez 
de  chastée  —  De  la  vertu  de  sobrieté. 

Explicit. 

(1)  Volgarizzamento  delV  Esposizione  del  paternostro  fatto  da  Zuc- 
chero Bencivenni  —  Firenze,  1828. 

(2)  Tratta tello  delle  virtù  (Scelta  di  curiosità  lett.  inedite  o  rare, 
disp.  XXVI  —  Bologna,  1863).  * 


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44  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  E.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

I  dieci  ultimi  fogli  del  codice  contengono  un  opuscolo  di  morale, 
scritto  da  autore  anonimo,  come  appendice  all'  opera  di  Fra'  Lo- 
renzo. Ecco  in  qual  modo  comincia: 

(f.  105  r.°)  Ci  commencent  les  remedes  contre  les  vices  et  les  vertuz. 

Nous  avons  parlé  longuement  du  vice  d1  orgueil  et  des 
branches  qui  en  jssent,  et  des  raincelez  qui  issent  des  brauches; 
or  dirons  et  raetrons  auenne  raison  pour  quoi  le  vice  d' orgueil 
fet  a  fuir,  et  pour  quoi  on  le  doit  hai'r,  et  pour  quoi  il  fet 
souverainement  a»blasmer  

Termina  colle  parole: 

(/*.  116  r.°)  La  preseience  de  ce  fruit  apert  en  ce  que  Ten  treuve 

petit  de  ceuls  qui  aient  ce  fruit  en  leurs  ne  en  leurs  langues. 

Or  se  gart  chascuns  qu'  il  ait  cel  fruit  et  les  autres,  si  fera 
que  sages.  Explicit. 

Per  completare  la  nostra  nota  su  questo  codice,  dobbiamo 
aggiungere  che  nei  margini  inferiori  del  primo  foglio  vennero 
scritti,  da  qualche  scriba  della  fine  del  sec.  XV,  due  brevi  aneddoti 
tratti  dalla  Vita  dei  Santi.  Il  primo  principia  così  : 

Un  eveke  fu  qui  honora  Saint  Andrié  tant  que  li  diable 
avoit  si  grant  despiit,  qu'  il  se  fìit  en  forme  de  une  damezelle. 
Or  vient  au  corte  le  eveqe.  Tant  flit  elle  que  elle  vient  devant 
lui.,... 

L'  altro,  scritto  sul  verso,  narra  di  un  miracolo  fatto  da  S.  Ni- 
colò, per  un  ebreo  che  era  stato  ingannato  da  un  cristiano,  al 
quale  aveva  prestato  danaro: 

Il  avoit  presté  un  juf  a  un  krestien  un  numbre  d' argent. 
et  dernier  li  cristin  nia.  Or  le  juf  n'  avoit  nul  tesmoin .... 

La  storiella  ci  fa  sapere  che  il  cristiano  fu  punito  di  morte, 
ma  poi  fu  risuscitato  sulla  preghiera  del  buon  ebreo,  '  il  quale 
ricuperò  il  suo  denaro,  e,  s'  intende,  veune  tosto  battezzato. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  45 


Num.  39. 


Lucns  de  Gail.  Historia  Joseph  ab  Arimathma  et  Sanctce  Patina  qua 

nunc  Gennai  adservatur,  gaìlice  scripta, 
Aiionymus.  Gallica  carmina  de  lapidibus  pretiosis  :  opus  in  fine  mutilvm. 

Codex  membran.  in  fol.  scec.  XIV.  —  Mss.  XI,  B,  9.  - 

Questo  codice,  senza  dubbio  il  più  importante  della  serie  fi- 
nora, ha  per  dimensioni  32  cm.  X  22  cm.  In  principio  vi  furono 
messi  due  fogli  di  guardia  in  pergamena,  provenienti  da  qualche 
opera  latina  di  diritto  ecclesiastico  del  secolo  XVI,  nei  quali  trattasi 
«  De  privilegiis  dotis  hereticis  mulieribas  non  protestandis  »  e  di 
altri  argomenti  consimili.  Dopo  seguono  ottanta  fogli  di  testo 
francese,  fra  i  quali  parecchi  vennero  mutilati  coir  asportazione 
di  alcune  delle  miniature  dipinte  qua  e  là,  in  lettere  capitali. 
I  caratteri  gotici  del  ms.  francese  (sbiaditi  alquanto  sul  primo 
e  suir ultimo  foglio)  dovrebbero  risalire  alla  fine  del  secolo  XIII 
od  al  principio  del  secolo  XIV. 

Nei  primi  settanta  quattro  fogli  troviamo,  scritto  su  due 
colonne,  il  rifacimento  in  prosa  della  specie  di  trilogia  «  Joseph 
d!  Arimathie,  —  Merlin  —  Percevaus  le  Galois  »,  che  sarebbe 
stata  composta  nei  primi  anni  del  sec.  XIII,  dal  poeta  Roberto 
de  Boron  (1),  e  della  quale  pervenne  fino  a  noi,  nella  sua  forma 
originale,  soltanto  la  prima  parte  con  circa  500  versi  della  se- 
conda (2). 

Eoco  le  prime  e  le  ultime  parole  di  queste  tre  versioni  in 
prosa,  secondo  il  codice  della  biblioteca  Estense  : 

Joseph  <P  Arimathie  o  Le  petit  Saint  Grani. 

principio,  f.  1*  «  Ce  doivent  savoir  tout  pecheor  qne,  devànt  cou  que  notre 
Sire  venist  en  terre,  qu'  il  faisoit  parler  les  prophetes 
en  son  noni  

fine,  f.  13À  ....  et  se  je  le  laissoie,  a  tant  vos  ne  sariés  que  toutes  ces 
coses  sont  devenues,  ne  por  quele  senefìance  je  les 
avoie  departies  ». 


(1)  G.  Paris,  La  littérature  francasse  au  moyen-àge,  p.  99.  Paris,  1888.  — 
Riguardo  air  origine  delle  leggende  del  Santo  Gradale  vedi  :  A.  Nutt,  Studies 
on  the  legend  of  the  Holy  Grail,  loith  especial  reference  to  the  hypothesis 
of  its  Ceìtic  origine.  London,  1888. 

(2)  Francisque  Michel,  Boman  du  Saint-Graal.  Bordeaux,  1841. 


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46 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


Merlin. 

jprinc.  f.  13A  .  .  «  Molt  fu  iriés  aneinis  quant  nostre  Sire  ot  esté  en  infer, 
et  il  en  ot  jeté  Adan  et  Ève..... 

fine,  f.  44.d  .  .  .  Ensi  fu  Artus  esleus  a  roi  et  tint  le  terre  et  le  regne 
de  Logres  Ione  tans  en  pais. 
Percevaus  le  Galofs  o  La  Queste  del  Saint  Graal. 

princ.  f.  44.d  ( di  seguito  al  «  Merlin  »,  senza  tornare  a  capo ).  «  Quant 
Artus  fa  fais  rois  et  le  messe  fu  cantée,  si  s'en  revint 
ardere  a  son  palais,  et  tot  si  baron  qui  Tespée  li 
avoient  veue  esrachier  don  perron  

fine,  f.  74.c  ...  Atant  s'en  torna  Merlins  et  fist  son  espluinoir,  et  entra 
dedens,  ne  onques  puis  au  siede  ne  fu  veus. 

Ne  de  Merlin,  ne  del  Graal  ne  parole  plus  li 
contes,  fors  tant  seulement  que  Merlins  pria  nostre 
Segnor  qu  MI  fesist  a  tos  caus  merci  qui  volentiers 
oroient  son  livre  et  qui  le  feroient  escrire  por  ra- 
ro embrer  ses  oeuvres.  Et  vos  en  dites  tout.  Àmen. 
Ci  fine  li  romans  di  Merlin  et  del  Graal. 


Quantunque  il  Eajna  avesse  segnalato  l'importanza  del  pre- 
sente codice  sin  dall'anno  1873  (1),  tuttavia  nè  l'Hucher  (2),  nè 
il  Birch-Hirschfeld  (3)  ne  fecero  parola  nelle  loro  enumerazioni 
dei  mss.  del  «  Saint-Graal  ».  E  lo  stesso  Weidner,  al  quale 
dobbiamo  un'eccellente  edizione  critica  del  Joseph  cV  Arimathie- 
in  prosa,  mostra  di  aver  ignorato  del  tutto  l' esistenza  della  copia 
conservata  in  Modena,  Il  fatto  è  tanto  più  rincresce vole  perchè  il 
testo  nostro  è  buono  assai,  e  più  corretto  di  quello  dei  mss.  D,  F,  (4) 
coi  quali  esso  mi  sembra  di  avere  il  maggior  grado  di  parentela. 

Speriamo  che  tale  codice  venga  preso  in  maggior  considera- 
zione da  chi  intraprenderà  l'edizione  critica  del  Merlin,  lavoro 
che  rimane  sempre  un  desideratimi,  sebbene,  oltre  alle  edizioni 
dei  secoli  XV  e  XVI,  si  abbia  già  questo  romanzo  nell'accurata 
pubblicazione  del  ms.  Huth,  fatta  da  G.  Paris  e  J.  Ulrich  (5). 


(1)  Pio  Rajna,  I  cantari  di  Carduino,  pref.  XV,  XX  e  XXIII,  Bo- 
logna, 1873. 

(2)  E.  Hucher,  Le  Saint-Graal,  voi.  I,  pp.  25-27.  Le  Mans,  1874. 

(3)  Birch-Hirschfeld,  Die  Sage  vom  Gral,  p.  145.  Leipzig,  1877. 

(4)  G.  Weidner,  Ber  Trosaroman  von  Joseph  von  Arimathia,  pp.  IV. 
Oppeln,  1881. 

(5)  G.  Paris  et  J.  Ulrich,  Merlin,  roman  en  prose  du  XlHe  siècle, 
voi.  I,  pp.  1-146.  Paris,  1886. 


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I  CODICI  FRANCESI  NELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  47 


Quanto  alla  terza  parte  Perceval  le  Galois,  E.  Hucher  (1) 
ne  pubblicò,  alcuni  anni  fa,  un  testo  del  secolo  XIV  ritenuto 
unico,  quello  del  ms.  Firmin-Didot,  ora  passato  alla  Biblioteca 
Nazionale  di  Parigi  sotto  il  nura.  4166.  Però  detto  testo  è  di 
molto  inferiore,  sotto  ógni  rapporto,  a  quello  che  ci  offre  il  codice 
dell'Estense.  Anzi,  dopo  uno  studio  minuzioso  di  tutti  e  due, 
fatto  in  vista  di  una  nuova  edizione,  constatai  che  quello  del 
ms.  Didot  altro  non  è  che  una  copia  molto  alterata,  ringiovanita 
e  spesso  abbreviata,  di  una  redazione  che  nel  fondo  doveva  essere 
molto  simile  alla  nostra.  Non  dico  uguale  a  cagione  di  varie  dif- 
ferenze notevoli  che  passano  fra  i  due  testi  :  per  esempio,  nel 
ms.  dell'  Estense,  i  figli  del  re  d' Orcania  non  sono  tre,  ma  bensì 
quattro,  fra  i  quali  uno  è  chiamato  Yvains  as  blances  mains, 
nome  che  ricorre  nel  romanzo  di  Guiron  le  Courtois;  —  Elainne, 
la  bella  donzella  per  la  quale  Perceval  fa  tante  prodezze  al  torneo 
di  Carduel,  è  detta,  invece  di  nipote,*  sorella  di  Gauvain  ;  —  Per- 
ceval, dopo  la  morte  di  sua  sorella,  rimane  presso  lo  zio  eremita 
due  mesi,  e  non  due  giorni  come  nello  stampato,  ecc.  Importante 
poi  nella  copia  di  Modena,  è  la  menzione  che  vi  è  fatta  (fol.  61. c) 
del  famoso  e  fecondo  trovatore  Crestiens  de  Troies  (cressoient! 
nell'  edizione  Hucher  I,  470  ),  del  quale  pervenne  fino  a  noi,  fra 
altre  opere,  un  poema  incompleto  intorno  a  Perceval  (2). 

Il  prof.  P.  Eajna  (3),  riportando  il  ritratto  di  Bosete  li  bloie, 
tolto  dal  Perceval  della  biblioteca  Estense,  emise  l'opinione  ab- 
bastanza verosimile  che  l'Ariosto  avesse  avuto  questo  manoscritto 
sott'  occhio. 

I  sei  ultimi  fogli  del  codice  ( f.  75-80 ),  scritti  forse  dalla 
stessa  mano  di  prima,  quantunque  con  meno  cura,  porgono  una 
traduzione  in  versi  francesi  del  poema  «  De  lapidibus  pretiosis  » 
attribuito  a  Marbode,  vescovo  di  Eennes,  vissuto  alla  fine  del 
secolo  XI  e  nei  primi  anni  del  secolo  XII. 

Tale  versione,  purtroppo  mancante  del  principio  e  della  fine, 
incomincia  con  versi  relativi  alla  pietra  <<  Achate  »  : 


(1)  E.  Hucher,  Le  Saint-Graal,  voi.  I,  pp.  415-505.  Le  Mans,  1877. 

(2)  Chrestiens  de  Truyes,  Perceval  le  Galìois,  ^publié  d' après  le  ma- 
nuscrit  de  Mons  par  Ch.  Potvin.  Mons,  1865. 

Vedi  pure  Histoire  liti,  de  la  Trance,  XV,  246-254  e  XXX,  27-29. 

(3)  Pio  Eajna,  Le  fonti  dell1  Orlando  furioso,  p,  279.  Firenze,  1876. 


Et  miels  plaisir  a  Diu  le  fait. 
Enoas  qui  tant  perilla  


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48 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA.  K.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


e  termina  con  questi  versi  sulla  «  Selenite  »  : 

Quanquc  ce  soit,  molt  par  est  bone 
Grans  porfìs  fait  et  gran*  biens  done  

Il  Pannier,  che  diede  un'  edizione  di  questo  testo  nel  suo 
libro  dei  «  Lapidaires  frangette  »  (1),  dice  in  proposito:  «  La 
'première  personne  qui  Fait  signalé  aux  romanistes  est  M.  Paul 
Heyse,  mais  il  n'en  a  fait  connaitre  que  le  titre  (2).  Je  n'en 
saurais  pas  davantage  si  M.  G.  Paris,  qui  m' en  a  le  premier 
donné  connaissance,  n  avait  prie  M.  Pio  Eajna  de  vouloir  bien 
nVen  procurer  une  copie.  Justement  ce  dernier  savant  en  avait 
déjà  fait  prendre  una  copie  pour  ^on  usage  personnel,  et  il  a  eu 
Textrème  obligeance  de  me  la  communiquer.  Le  manuscrit  de 
Modène  semble  avoir  beaucoup  souffert.  Outre  qu'  il  est  incomplet 
du  dèbut  et  de  la  fin,  certains  vers,  surtout  dans  les  derniers, 
semblent  effacés  ou  difficiles  à  lire.  Si  Pori  joint  à  cela  que  le 
copiste  de  M.  Rajna  n' était  que  peu  familier  avec  P ancien  francais, 
on  comprendra  comment  les  neuf  cents  vers  environ  qui  restent 
et  que  je  publie  sont  loin  d' ètre  correets.,..  Si  défectueux  que 
soit  ce  lapidaire,  il  ne  laisse  pas  que  d' ètre  d' un  grand  prix. 
C'est  l'oeuvre  d'un  homme  intelligent,  qui  comprenait  assez  bien 
le  latin  et  parlait  un  frangais  qui  aie  manque  pas  d' élégance 
ni  de  fermeté  ». 

Però  il  «  Lapidaire  »  di  Modena  è  meno  difettoso  di  quel 
che  parrebbe  dalle  precedenti  righe;  e  se  il  Pannier  avesse 
potuto  vederne  P  originale,  avrebbe  senza  dubbio  completato  la 
copia  per  alcuni  passi  difficili  a  decifrare,  ed  anche  tolte  parecchie 
inesattezze  che  si  rilevano  nella  sua  edizione  di  questo  poema. 

Ad  appoggio  del  mio  dire,  voglio  porgere  la  lezione  del 
manoscritto  per  correggere  alcuni  versi,  che  indicherò  col  numero 
d'  ordine  dell1  edizione  : 

12.  S'el  fait.  —  15.  A  cesti.  —  32.  Le  misenfc.  —  40. 
Por  le  piere.  —  47.  acroist.  —  49.  meurs.> —  51.  le  luxure. 
—  56.  covient.  —  61.  xiiij.  mauieres.  —  62.  dounent.  —  70. 

(1)  L.  Pannier,  Les  lapidaires  frangais  des  XII*,  XIII e  e  XIV e 
siècles,  pp.  71-72  e  81-108.  Paris,  1882. 

(2)  A  dir  vero  Y Heyse  (RomaniscJie  Inedita,  p.  168)  altro  non  fece 
che  copiar)  nel  catalogo  della  Biblioteca  Estense  la  breve  indicazione  latina 
la  quale  riproduciamo  in  principio  del  presente  articolo. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  9  49 

s'arue.  —  95.  En  argent  soit  li  jaspe  mis.  —  96.  Illuequés 
est  do  gregnorjpris.  —  112.  Qu'ainc  nature.  —  119.  Mede 
une  autre  vous  en  envoient.  —  120.  Auques  oscur,  mais  tant 
en  croient.  —  1%4.  Ainc  a  piere.  —  127.  En  lui  qui.  —  146. 
Tot  anientist.  —  149.  oes  felons  sane.  —  150.  remagne.  — 
153.  le  langue.  —  171.  Que  Susi.  —  177.  Buene  est,  buene 
en  plaist  a  avoir.  —  266.  Car  auquetes  noire  devient.  —  343. 
Qui  auquetes  de  pres  le  mire.  —  352.  Tes.  —  358.  el  brac. 
—  424.  De  le  lune.  —  470.  por  onor.  —  473.  s'on  le.  — 
613.  Et  li  ève  [en]  qui  ert  meue.  —  645.  caus  qui.  —  650. 
Tenboive.  —  675.  Lors  couvenra.  —  681.  Fer  escume.  (1)  — 
685.  vit  en  encbanterie.  —  723.  est  esmeue.  —  726.  Que  vif 
diable.  —  749.  molt  de  guise.  —  794.  descrit.  —  816.  le 
ventre  u  enfle  vai.  —  828.  le  nos.  —  888.  Etf  bien.  —  911. 
Le  piere  tient  on  a  poissant. 


Ma  nei  versi  825-858,  relativi  alla  pietra  Ethite,  il  testo 
del  Pannier  è  così  alterato,  che  preferisco  riprodurre  per  intero 
il  passo,  il  quale,  a  dir  vero,  è  piuttosto  difficile  a  decifrare  nel 
manoscritto  : 


(f.°  7à.c)  Cele  piere  est  ronde  grossete; 
Dedens  est  une  petitete. 
La  reonde.,,  en  li  contieut 

Por  cou  

Molt  est  buene  a  encainte  [femme] 
Plus  que  piere  nule,  ne  gemme. 
Quel  fruit  que  li  feme  concoive, 
S'il  plaist  a  Diu  que  vivre  doive, 
Le  fruit  selonc  le  tans  fait  vivre 
Et  de  legier  le  fait  delivre. 
Qu'en  vuelt  avoir  force  et  a'iue 
Au  brac  senestre  Tait  pendue; 
Par  lui  li  fait  amer  castée, 
Et  per  i  manoir  en  netée, 
Ethite  li  doune  venture. 
Qu'ens  li  siecles  en  a  cure, 
Enfans  fait  Yivre  saiuement 


Et  les  puceles  ensement. 
Et  si  cuidons  que  molt  aliet 
Le  passion  de  quoi  on  kiet. 
Et  se  vous  doutés  d'aucun  bui, 
Qu'  il  vos  vuelle  faire  anui 
De  vermine  u  d' autre  afaire, 
Se  vos  le  voir  en  volés  traire, 
Metés  le  avuec  vos  a  le  table; 
Quant  li  viande  i  ert  estable, 
L' étbite  metés  par  desos  : 
Se  tralson  pense  vers  vos, 
Ne  gosterés  de  \&  viande, 
Ja  n'arés  volenté  si  grande; 
Et  se  vos  le  piere  en  ostés 
Et  de  le  table  Y  acostés,  * 
Englotir  porés  et  mangier 
Com  cil  qui  a  grant  desirier. 


(1)  Qui  trattasi  di  una  corruzione  del  latino  ferri  squama  (Plinio), 
sotto  T  influenza  di  un  derivato  dalP  antico  tedesco  scum,  schiuma.  Così,  in  un 
libro  di  medicina  del  medio  evo,  il  Circa  instahs,  si  ha  Ferrugo  et  scarna  ferri 
eiusdem  virtutis  sunt,  mentre  nella  versione  di  esso,  nota  col  nome  di  Grant 
Herbier,  troviamo  Ferrugo,  c'  est  V  escume  de  fer. 

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50  *  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

La  copia  dell'  Estense  è  la  sola  che  si  conosca  di  questa 
traduzione  libera  del  poema  del  Marbode;  ma  parecchie  altre 
versioni  francesi  esistono  tuttora  nelle  biblioteche  di  Parigi,  di 
Berna,  di  Cambridge,  etc.  come  si  rileva  dal  libro  del  Pannier. 

In*  un  interessante  codice  dell'Estense  (ms$.  lat  VII,  B.  5), 
dopo  una  copia  latina»deir  Imago  mundi  coir  esposizione  in  vol- 
gare, trovasi  {fol.  49c  -  58b  )  un  lapidario  in  prosa  italiana,  scritto 
apparentemente  alla  fine  del  sec.  XIV,  il  quale  incomincia  con 
queste  parole  :  *  Incipit  lapidar ium.  Per  proverbio  antigamente  se 
disse  che  in  le  prete,  et  inele  par  olle  et  ineV  erbe,  (1)  si  sonno  le  ver- 
tute, e  che  ciò  sia  verit  de,  elV  è  manifesto  sufficientement(r)e  ppresso 
gli  savii  di  ^questo  mundo  desfacievoìe  et  destrucièvole.  »  Vi  si 
tratta  brevemente  di  78  pietre. 

Nani.  40. 

* 

Ànonymus.  Bistorta  Tristani  fabulosa  gallice  scripta. 

Codex.  membran.  in  fol  smc.  XIV  —  Mss.  12,  G.  14. 

Il  volume  così  contrassegnato  ha  79  fogli  di  33  cm.  X  23  cm., 
scritti  in  carattere  gotico,  a  due  colonne.  (1)  Venne  formato  con 
brani  di  due  codici  francesi  del  sec.  XIV,  ai  quali  si  aggiunse, 
apparentemente  nel  secolo  seguente,  una  copia  assai  negletta  di 
mano  italiana,  per  riempire  le  lacune.  Gli  avanzi  suddetti  Com- 
prendono da  una  parte  i  fogli  1-12,  21-28,  37-60,.  59-76  senza 
iniziali  in  principio  dei  eai3Ìtoli,  e  dall'altra,  i  fogli  29-36  con 
caratteri  più  fini  e  con  iniziali  rosse  ;  i  fogli  rimanenti  *furono 
aggiunti  dal  copista  italiano,  il  quale  non  terminò  la  sua  opera. 
Il  ms.  manca  del  principio  e  della  fine. 

Sul  primo  foglio,  danneggiato  nella  parte  superiore,  trattasi 
dell'incontro  del  Ee  Pescatore  con  Tristano: 


(1)  Riguardo  alle  parol  e  e  erbe,  cui' altra  mano  contemporanea  scrisse 
sotto  la  colonna  f.  49 d:  «  In  scemo  stare  delle  doe  sciencie,  et  digemo  delle 
verta  delle  pieve  ». 

(1)  In  fine,  sul  verso  del  foglio  di  guardia,  una  mano  del  secolo  XVI 
scrisse,  fra  altre  cose,  una  poesia  i  cui  primi  versi  sono: 
Taccia  chi  voi  e  chel  me  conveh  pur  dire, 
Desta  crudet  zudia, 
Che  Valma  misi 
El  col  me  fa  languire  


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


51 


(f,  l.a)  .  .  avez  non  B[ron]..   —  ...  ces,  fait-il,  ge  ai  non  en  ba- 


tisme  mais  l1  on  m' apele  le  roi  Pescheor, ...  m' apelent 

le  roi  Maagnc ...  Or  vous  ai  dités  ce  que  vos  me  [requ]estes, 
si  vos  requier  que  vos  me  dites  qui  vos  estes.  —  Certes  vo- 
lentiers  vos  le  dirai,  ce  dit  me  sire  Tristan  ;  sachez  que  je 
ai  nora  Tristan  et  sui  nez  au  roiaume  de  Loenef  


Col  foglio  13,  siamo  già  alla  seconda  parte  del  romanzo. 
Qui  il  testo  è  quasi  identico  a  quello  del  codice,  num,  7174  della 
Nazionale  di  Parigi,  che  proviene  dalla  raccolta  dei  Visconti, 
e  che  Luigi  XII  portò  con  se  da  Pavia.  Paulin  Paris  (1)  nel  de- 
scrivere quel  bel  manoscritto  notava  che  la  lezione  di  esso  era 
piuttosto  un  rifacimento  dovuto  a  Rusticiano  di  Pisa,  che  l' antico 
romanzo  di  Tristano. 

Nel  nostro  codice  questa  seconda  parte  principia  colle  seguenti 
parole,  che  corrisponderebbero  alla  metà  della  125.a  ìaisse  del 
più  antico  poema  su  Tristano  (2)  : 

(  foh  13. a  )  .  En  ceste  partie,  dist  li  contes  que  qand  messire  T.  fu  revenus 


el  reiaume  de  Logrés,  e  ot  amené  avoc  lui  madame  Yselt, 
e  il  ot  trové  monseignor  Lane,  en  cele  venue  q'il  vint  de- 
vant  le  roi  Artu,  et  il  amenoit  avec  lui  madame  Yselt,  abati 
il  des  compaignons  de  la  table  reonde  dusq'a  .xiiij.  Me  sire 
Lane,  qui,  por  vencer  cele  honte  q*  il  lor  avoit  faite,  s' estoit 
meuc  de  pavelons  por  joster  a  mon  seignor  T.,  quand  il  reconut 
mon  segnor  T.,  qui  a  lui  se  fist  conostre,  si  li  est  grand  joie 
e  grand  feste,  ce  ne  doit  nus  hom  demander.  E  qand  il  reconut 
la  rayne  


Sul  penultimo  foglio,  trovasi  il  lai  di  Palamede,  pubblicato 
dal  Heyse,  (8): 


(1)  Paulin  Paris,  Lea  manuscrits  frantoi*,  etc.,  voi.  VI,  pp.  7-9. 

(2)  Vedi  Francisque  Michel,  Tristan,  ce  qui  reste  des  poèmes  relati fs 
à  ses  aventures.  Londres  et  Paris,  1835. 

(3)  Paul  Heyse,  Bomanische  Inedita,  p.  169, 


{principio)   D'amors  vient  li  dolz  penser.... 


(fine) 


Por  vos,  dame,  ai  cest  lai  ditié 
De  chant  et  de  dit  afaitié, 
Anc  belté  senz  pitié! 


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52 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


Il  manoscritto  termina  con  queste  parole  di  Palamede  a 
Tristano  : 

.  .  se  ge  pour  ma  dame  moroie,  ge  ne  soufreroie  mie  tant 
de  mal  en  cele  mort  quo  eie  ne  m'ait  plus  fajfc  de  bien.  Se 
ge  onques  oi  ne  pris,  ne  los,  ge  V  oi  por  li,  mais  por  li  ge  ne 
le  puis  perdre. 

La  Biblioteca  Estense  possiede  un  incunabulo  prezioso  col 
titolo  «  Tristan  chevalier  de  la  table  ronde  »  stampato  a  Parigi  da 
Antonio  Verard  negli  ultimi  anni  del  quattrocento;  ma  quel 
testo  differisce  assai  dal  presente  manoscritto  ed  anche  dall'altro 
«  Tristan  »  in  prosa,  di  cui  discorreremo  al  num.  59. 


Num.  42. 

Anouymus.  Roman  de  Giron  le  curtois. 

Codex  chartac.  in  foh  $<ec.  %IV.  —  Mss.  II,  G.  15. 

Tale  codice  ha  74  fogli  bene  conservati  di  cm.  33  X  cm.  23, 
con  un  dragone  per  filigrana  nella  carta.  La  scrittura  gotica, 
nitida  molto,  appartiene  al  secolo  XV;  il  posto  delle  grandi  ini- 
ziali è  rimasto  vuoto. 

Quanto  al  testo,  esso  ci  offre  una  copia,  non  terminata,  della 
seconda  parte  di  Palamede  ovvero  Guiron  le  Courtois  du  boìs- 
verdoyant,  immenso  romanzo  attribuito  ad  un  certo  Elie  de  Borron, 
che  lo  avrebbe  scritto  alla  fine,  del  secolo  XII  od  al  principio  del 
secolo  XIII  (1). 

Il  nostro  manoscritto  principia  in  tal  modo  : 

En  ceste  partie  dit  li  contes  que  le  Roy  d'oultre  les 
*  Marches  avoit  ung  frere  chevalier  preus  et  hardis  et  renomé 
de  haute  proesce  qui  estoìt  apelés  Galescondins  le  courtoys, 
pour  ce  que  il  estoit  K-  plus  courtois  chevalier  que  Ten  peust 
trover  en  cele  contrée.  Il  avint  ung  jour  que  il  aloit  querant. 
aventures  par  le  royaume  d'Escoce,  come  chevalier  errant. 
Avint  adone  que  il  encontra,  en  une  forest  mounlt  bele  et  mounlt 
deletable,  ung  chevalier  errant  qui  menoit  en  sa  compagnie 
une  mounlt  bele  damoysele  

(ì)  Vedi  i  due  prologhi  diversi  del  «  Guiron  »  pubblicati,  l'  uno,  prima 
da  P.  Paris  (  Ms.  frang.,  II,  346),  poi  da  E.  Hucher  (  Saint-  Graal, 
I,  156 )j  l'altro  dal  prof.  Pio  Eajna  {Romania,  IV,  264). 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  E.  BIBLIOTECA  ESTENSE  53 


Nel  penultimo  foglia  si  discorre  dell'  amore  della  Dame  de 
Malehaut  per  Girone,  ed  al  principio  del  foglio  74,  il  racconto 
s'interrompe  bruscamente  colle  parole: 

A  celui  point  que  je  vous  cont  que  elle  amoit  si  durcment 
Gairon  le  preus  

A  cagione  dell'enormità  della  sua  mole,  il  romanzo  intero 
potè  diffondersi  ben  poco,  e  questo  spiega  la  rarità  degli  esem- 
plari completi  che  ne  sono  pervenuti  a  noi.  Ma  ne  abbiamo  una 
riduzione  fatta  da  Rusticiano  da  Pisa  nel  1270,  e  un'  altra  in  due 
volumi  Gyron,  Melyadus,  pubblicati  separatamente  nei  primi  anni 
del  cinquecento.  Nel  1548,  Luigi  Alamanni  (1)  fece  stampare  a 
Parigi  una  traduzione  italiana  di  questo  romanzo,  e  il  Tassi  ne 
diede  in  luce  un'altra  nel  nostro  secolo  (2). 

Guiron  le  Gourtois  fu,  nei  sec.  XIV  e  XV,  uno  dei  romanzi 
della  Tavola  Rotonda  più  letti  in  Italia;  e,  come  dimostrò  il 
Rajna,  l'Ariosto  ne  prese,  in  certi  episodi,  tutta  l'orditura  e  un 
gran  numero  di  particolari  per  1'  Orlando  furioso. 


Num.  48. 

Egidius  de  Coloni na.  De  regimine  Principimi  ab  Henrieo  de  Ganchi 
gallice  redditum  opus. 

Codex  membran.  in  fot  soec.  XV.  —  Mss.  XVII,  F.  4. 

Le  dimensioni  del  codice  sono  35  cm.  X  24  cm.  ;  i  suoi  108 
fogli  sono  scritti  su  due  colonne  con  caratteri  gotici  del  quattro- 
cento, in  mezzo  ai  quali  spiccano  molte  iniziali  miniate.  In  prin- 
cipio vi  sono  due  fogli  di  guardia  provenienti  da  un  codice  *  di 
medicina  del  sec.  XIV;  ed  in  fine,  havvi  un  foglio  identico  al 
foglio  9,  copiato  due  volte,  evidentemente  per  inavvertenza  del- 
l' amanuense. 

Il  testo  è  in  una  versione  francese  del  «  De  regimine  Prin- 


(1)  Vedi  nel  Brunet,  gli  articoli  Atamani,  Gyron,  Melyadus. 
.  (2)  Fr.  Tassi,  Girone  il  cortese,  romanzo  cavalleresco  di  Rustico  o 
Rusticiano  da  Pisa.  Firenze,  1855.  —  A  pag.  XVII,  il  Tassi  parla  di  un'altra 
versione  italiana  conservata  in  un  codice  della  Magliabecchiana. 


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54 


1  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


cipum  »  (1)  composto  dal  celebre  teologo  Egidio  Colonna  (2) 
per  servire  all'educazione  del  principe  Filippo  (più  tardi  detto 
«  il  Bello  »),  figlio  primogenito  del  re  di  Francia,  Filippo  III, 
il  quale  regnò  durante  gli  anni  1270-1285. 

Che  Egidio  Colonna  abbia  tradotto  in  francese  il  proprio 
scritto  latino,  come  crede  il  Bartoli,  (3)  non  pare  ammissibile. 
Quanto  all'opinione  esposta  dall'abate  Lebeuf  nel  secolo  scorso, 
secondo  la  quale  la  più  antica  traduzione  francese  del  suddetto 
trattato  sarebbe  dovuta  al  famoso  Enrico  di  Gand,  (4)  contem- 
poraneo del  Colonna,  il  Lajard  (loc.  cit.,  p.  526)  dimostrò  che 
essa  si  appoggia  su  un  manoscritto  solo,  mentre  molti  codici 
indicano,  come  autore  di  tale  traduzione,  Enrico  di  Grauchi  (o 
Granchi,  come  nel  ms.  dell'Estense).  Tuttavia,  nulla  si  sapeva 
ancora  intorno  a  questo  De  (rauchi,  quando,  ultimamente,  venne 
scoperto  un  documento  dell'anno  1296,  in  cui  parlasi  di  certo 
Magister  Henricus  deGauchiaco,  (5)  canonico  di  Saint-Martin  de 
Liège,  il  quale  sarebbe  appunto  il  nostro  traduttore. 

Il  codice  di  Modena  principia  in  tal  modo  : 


A  son  especial  seigneur,  nez  de  lignie  roial  et  sainte, 
monseigneur  Phelippe,  ainznez  fìls  et  hoir  monseigneur  Phelippe, 
tres  noble  roi  de  France  par  la  grace  de  Dieu,  frere  Gilè  de 
Ronme,  son  clerc  humble  et  devost,  frere  de  Tordre  de  Saint 
Augustin,  salut  et  quanque  il  puet  de  servise  et  d'onneur. 

Li  livres  de  gouverner  les  citez  nous  enseigne  que  toutes 
seignories  ne  durent  pas  tant  Fune  come  l'autre  


Come  l'originale  latino,  questa  traduzione  è  divisa  in  tre 
libri,  suddivisi  ciascuno  in  tre  parti;  ma  la  distribuzione  in  ca- 


(1)  Nell'anno  1436,  il  duca  di  Ferrara  aveva  fra  i  suoi  libri  un  esem- 
plare di  questo  trattato  latino,  come  rilevasi  dall' «  Inventario  »  pubblicato 
dal  Cappelli  {Giorn.  stor.  di  lett.  ital.  XIV,  21,  num.  147).  Ora  la  Bi- 
blioteca Estense  possiede  soltanto  il  «  De  regimine  Principum  »  stampato 
a  Venezia  nell'anno  1498. 

(2)  Egidio  Colonna  nacque  a  Roma  verso  il  1247,  e  morì  ad  Avignone 
nel  1316.  Era  divenuto  generale  dell'ordine  di  Sant'Agostino  nel  1292,  e 
vescovo  di  Bourges  nel  1294.  Riguardo  alle  sue  numerose  opere,  vedi  la  dotta 
memoria  di  F.  Lajard  inserita  nella  Histoire  littéraire  de  la  France,  tome 
XXX,  pp.  421-566.  Paris,  1888. 

(8)  A.  Bartob',  I  viaggi  di  Marco  Polo,  p.  LXVII.  Firenze,  1863. 

(4)  Histoire  littéraire,  t.  XX,  p.  168  e  seg. 

(5)  Histoire  littéraire,  t.  XXX,  p.  620. 


pitoli  è  alquanto  differente.  Ecco  com'è  fatta  nel  codice  nostro: 


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1  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  55 
lib.  I.  lib.  II.  lib.  in, 

1.  a  parte  =13  cap*      1*  parte  «  21  cap.      l.a  parte  =15  cap- 

2.  a  »  =33  »  2.a  »  =21  »  2.a  »  =34  » 
3a    »    =  7    »        3.a     »    =18    »         3.a    »    =22  » 

I  capitoli  adunque  che  nel  testo  latino  sono  209,  si  riducono 
qui  a  184,  l' ultimo  dei  quali  principia  cosi: 

(f.  107 d)  Le  XXIIme  chapistre  enseigne  comment  Ten  doit  fere  les 
nez  et  les  galies  de  mer,  et  comment  Ton  se  doit  combatre 
en  yaue  et  en  mer; -et  enseigne  ce  chapistre  a  queles  choses 
toutes  les  batailles  doivent  estre  ordenées. 

II  manoscritto  termina  con  queste  parole: 

(f  .108*)  Ci  fine  li  livre  du  gouvernement  des  Roys  et  des  princes 
que  frere  Gilè  de  Ronrae,  de  l'ordre  Saint  Augustin,  a  fet;  le 
quel  livre  mestre  Henri  de  Ganchi,  par  le  commandement  le 
noble  roi  de  France,  a  V  aide  de  Dieu,  a  translaté  de  latin  en 
fràncois. 

Non  si  conosce  alcuna  edizione  di  questa  versione;  ma  fu 
stampato  a  Parigi,  nel  1517,  da  «  Guillaume  Eustace  »  un  altro 
testo  col  titolo:  «  Le  Mirouer  exemplaire  et  tres  fructueuse  ins- 
truction  selon  la  computation  de  Gilles  de  Rome,  tres  excellent 
docteur  du  «  Regime  et  gouvernement  des  Roys,  princes  et  grands 
seigneurs,  »  ecc. 

L' opera  di  Egidio  Colonna  fu  tradotta  in  italiano,  in  ca- 
talano, in  ispagnuolo,  in  inglese  e  perfino  in  ebraico.  Secondo 
alcuni,  il  testo  francese  del  Gauchi  sarebbe  stato  tradotto  in  ita- 
liano, sin  dall'  anno  1288,  dal  Fiorentino  Diotidiede  (  Dedi  Buo- 
nincontri)  (1);  quel  che  è  certo  è  che  la  Laurenziana  ne  possiede 
una  versione  del  sec.  XV,  fatta  da  G.  Nicolò  de  Guanto.  Alla 
Biblioteca  Nazionale  di  Parigi  si  conserva  poi  un  altro  testo  a 
penna  in  lingua  italiana  dell'  opera  del  Colonna,  nel  codice  7241 5, 
descritto  da  P.  Paris  (2). 

(1)  L.  Mehus,  Ambrosii  Traversarti  ...latina  epistola,  t.  I,  p.  159.  — 
Th.  Sundby,  Della  vita  e  delle  opere  di  Brunetto  Latini,  trad.  di  R.  Renier, 
p.  45  (in  nota).  Firenze,  1884. 

(2)  Paulin  Paris,  Les  Mss.  frane,  de  la  bibl.  du  Boi,  VII,  124. 


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56  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


N.  45. 


Insignis  qucedam  Collectio  anno  1254  elucubrata  Poetarum,  qui  Provin- 
ciali, ut  aiunt  lingua,  carmina  panxerunt. 

Codex  partirti  membran.,  partiva  chart.  in  fot.  sac.  XIII  et  XVI. 
—  Mss.  XVII,  F9  5. 

Il  professore  A.  Mussafia  di  Vienna,  notoriamente  descrisse 
questo  prezioso  codice  in  una  memoria  dedicata  al  conte  Gr.  Galvani 
di  Modena,  nella  quale  diede  ampie  informazioni  intorno  alle 
rime  provenzali  in  esso  raccolte  (1).  Ma  il  dotto  romanista  ap- 
pena vi  fece  parola  della  parte  francese,  riserbandosi,  diceva  egli, 
(  op.  cìt.  p.  351,)  di  trattai^  delle  canzoni  francesi  del  Codice 
Estense  in  una  dissertazione  a  parte.  Più  tardi  sembra  abbia  ri- 
nunziato a  questo  lavoro,  poicbè,  come  ci  fa  sapere  lo  Schwan  (2), 
egli  regalò  al  professore  G.  Grober  la  copia  cbe  aveva  fatta  di 
dette  canzoni. 

Fra  i  ventiquattro  o  venticinque  manoscritti  di  trovatori 
pervenuti  a  noi,  il  Codice  Estense,  sebbene  non  sia  il  più  im- 
portante, però  ha  un  valore  speciale,  a  cagione  della  sua  antichità. 
Esso  consta  di  due  manoscritti  di  34  cm.  X  24  cm.,  rilegati  in 
un  solo  volume.  Il  primo  è  membranaceo  con  caratteri  gotici 
italiani  del  secolo  XIII;  il  secondo  è  cartaceo  con  scrittura  che 
spetta  al  secolo  XVI.  Il  codice  membranaceo  alla  sua  volta  contiene 
due  parti  distinte:  l'una  più  antica,  che  porta  la  data  1254; 
l' altra  alquanto  più  recente,  è,  secondo  il  Mussafia,  o  degli  ultimi 
anni  del  dugento  o  fors'  anche  dei  primi  del  trecento. 

In  principio  del  codice  leggonsi  queste  parole: 

In  ihu  xpi  nomine  Anno  eiusdè  |  natiuitatis  millesimo 
ducentesiimo  quinquagesimo  quarto  Indic|tione  duodecima 
die  Mercuri j  |  duodecimo  Intrante  Augusto. 

Hec  sunt  nomina  omniù  reperltorù  cantionù  istius  libri. 

Hec.sunt  iceptiones  cantionù  |  ipsorum  repertorù. 

(1)  A.  Mussafia,  Sitzungsberichte  der  K.  K.  Ahademie  zu  Wien  (  1867), 
LV,  339-450.  —  Vedi  pure  la  relazione  che  di  tale  memoria  fece  Paul  Meyer 
nella  Bevue  crilique  d'histoire  et  de  littérature,  II,  90-94. 

(2)  Ed.  Schwan,  Die  altfranzòsischen  Liederhandschriften,  p.  V.  — 
Berlin,  1886.   


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  57 

♦ 


Segue  T  elenco  de'  nomi  dei  trovatori  col  primo  verso  dei 
componimenti  loro,  su  otto  fogli  non  numerati,  a  due  colonne. 
Poi  viene  quest'altra  rubrica: 

Hec  sut  Inceptiones  cantionù  de  |  libro  9  fuit  dm 
alb'  ici  (1)  t  noia  re£to|rù  earùdè  càtionù. 

Il  testo,  che  incomincia  subito  dopo,  comprende  nella  sezione 
più  antica: 

f.  la-151d.  Prima  serie  di  poesie  provenzali:  526  canzoni. 

f.  l5Sa-211b .  Seconda  serie  di  poesie;  251  canzoni,  delle 
quali  però  la  penultima,  (f.  210 d)  Bernard,  di  me  Folquet  q'  om 
tieni  a  sage,  è  scritta  in  lingua  francese  alterata  dall'amanuense 
avvezzato  a  copiare  versi  provenzali.  Venne  pubblicata  dal  prof. 
Gr.  Paris  in  uno  studio  sull'autore  di  essa,  Hugues  de  Berzè  (2). 

f,  211b-212c .  Frammento  di  un  poema  in  francese  antico, 
scritto,  verso  la  fine  del  trecento,  nello  spazio  lasciato  vuoto  su 
questi  due  fogli.  Tale  brano,  che  comprende  244  versi  di  otto 
sillabe  con  rime  accoppiate,  porge  un  carteggio  tra  Faramondo  di 
Francia  ed  il  re  Meliadus.  P.  Heyse  ne  pubblicò  cinquantasei 
versi  (3).  Principia  in  tal  modo: 


Au  noble  roi  Meljadus, 

Que  tant  puet  et  tant  vault  que  nus; 

N' est  ore  de  bonté  greignor 

A  cel  que  ge  tiegu  por  sei  gnor, 

En  cui  c1  ai  toute  ma  fiance, 

Ge,  Faramonz,  li  rois  de  France, 

Envoi  mon  bricf,  saluz  li  roant  


(1)  Alberico  da  Romano?  Vedi  Continuazione  del  nuovo  Giornale  dei 
letterati  d'Italia  t.  IX,  p.  73  (Modena,  1776),  e  C.  Cavedoni,  Memoria 
iella  R.  Accademia  di  Scienze,  Lettere  e  d'Arti,  t.  II,  p.  300  (Mo- 
dena, 1858). 

(2)  Romania,  XVIII,  556. 

(3)  P.  Heyse,  Romanische  Inedita,  pp.  173-174. 


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I  CODICI  FKANCES1  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


Eccone  ora  la  fine: 


Au  dereain  de  cesi;  mien  brief 

Vos  pri,  Fraas  rois,  ne  vos  soit  grief 

Se  a  vos  ne  vins  maintenant, 

Que  de  vos  letres  fui  tenant; 

Ge  nel  poi,  ni  es  or  le  porrai. 

0  vos  assez  tost  me  jondrai; 

A  grant  ost  et  a  grant  pooir 

Vos  irai  desormés  veoir. 

Saluz  vos  mant,  saluz  vos  viegne, 

Ce  que  vos  volez  vos  aviegne. 


f.  213a-216a.  Maistre  Peire  de  Corbiac.  Thesaurum. 

Di  questo  poema  didattico  provenzale,  citò  il  Galvani  (1), 
sin  dall'anno  1829,  parecchi  brani  tolti  dal  nostro  manoscritto. 
In  seguito  tutto  il  Tesaur  di  Pietro  di  Corbiac  fu  stampato  dal 
Sachs  (2),  secondo  la  lezione  di  un  altro  codice  conservato  alla 
Nazionale  di  Parigi. 

f.  216ab  Una  canzone  provenzale  anonima. 

f.  218a-230d.  Poesie  in  francese  antico.  Iste  sunt  cantiones 
francigene.  et  sunt  Z,  dice  la  rubrica  ;  però  la  mano  che  la  scrisse, 
invece  di  cinquanta,  ne  copiò  soltanto  quarantanove  (  non  48  come 
due  volte  disse  il  Mussafia);  ma  poi  un'  altra  mano  contemporanea 
ne  aggiunse  ancora  quattordici,  sicché  in  complesso  détte  canzoni 
sono  sessantre.  Come  bene  osservò  il  Raynaud  (3)  «  la  prima  di 
tutte  è  preceduta  dalle  parole  Moniez  d' Arraz,  il  che,  secondo 
la  consuetudine  del  ms.  relativa  ai  poeti  provenzali,  dovrebbe  far 
attribuire  a  Moniot  d'Arras  queste  49  canzoni;  ma  nel  fatto, 
pochissime  appartengono  a  questo  trovatore.  Non  essendo  nu- 
merate le  14  canzoni  che  seguono  esse  sono  anonime  nel  mano- 
scritto ».  Errò  dunque  il  Brakelmann  (4)  quando  attribuì  tutte 
le  63  canzoni  a  «  Moniez  d' Arraz  ». 

Neil'  indicare  ora  tali  canzoni  per  mezzo  del  loro  primo 
verso,  colla  grafia  del  ms.,  aggiungeremo,  per  44  di  esse,  i  nomi 

(1)  G.  Galvani,  Osservazioni  sulla  poesia  de1  trovatori,  pp.  321-336. 

(2)  Sachs,  Le  Trésor  de  Pierre  de  Corbiac, —  Brandebourg,  1.859. 
(8)  G.  Raynaud,  Bibliographie  des  chansonniers  frangais  des  XIII e  et 

XlVe  siècle,  I,  37.  —  Paris.  1884. 

(4)  J,  Brakelmann,  Archiv  fiir  das  Studium  der  neueren  Sprachen 
und  Literaturen,  XLII,  69. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  59 

dei  trovatori  ai  quali  vengono  attribuite  in  diversi  codici,  ba- 
sandoci principalmente  sulle  ricerche  dello  Schwan  (1). 

1.  Amors  n'est  pas  que  q'en  die  [Moniot  d'Arras] 

2.  Bien  doit  chanter  cui  fine  amors  adrece  [Blondel] 

3.  Bien  chantasse  volontiers  liéement  [Li  Chastélains  de  Coucy] 

4.  Quant  li  douz  tenz  s'asoage 

5.  V  autrier  en  mai  —  Au  douz  tens  gai  [Moniot  d'Arras] 

6.  *  Quant  voi  bois  e  prez  reverdir 

7.  Un  petit  devant  le  j or  [La  Duch.  de  Lorraine  —  Capelains  de  Loon] 

8.  *  Quant  noif  remaint  et  giace  funt 

9.  A  ma  dame  ai  pris  congié  [Moniot  d?  Arras] 

10.  Chanconete  m'estuet  a  comencier  [Raoul  de  Soissons] 

11.  *  Bien  mostre  Diex  apertement 

12.  Quant  les  moissons  sont  faillies  [Guillaume  le  Vinier] 

13.  En  Pascor  un  jor  erroie  [Jehan  Erard] 

14.  Li  doz  termines  m'agrée  [Moniot  d' Arras] 

15.  Ja  de  chanter  a  ma  vie  [Gasse  Brulé] 

16.  *  Un  serventes  plait  de  deduit  de  joie 

17.  *  Molt  liéement  dirai  mon  serventois 

18.  Ne  me  sunt  pas  achoisun  de  chanter  [Gasse  Brulé] 

19.  Quant  je  voi  le  doz  tems  venir  [Renaut  de  Trie] 

20.  Bien  puet  amors  guererdoner  [Roitas  de  Tire] 

21.  Ne  mi  donez  pas  talant  [Moniot  dJ  Arras] 

22.  A  l'entrée  do  doz  comencement  [Guiot  de  Digon  —  Josselin] 

23.  Jriez  et  destroiz  et  pensif  [Gasse  Brulé] 

24.  Chanter  me  fait  ce  dun  crien  morir  [Pierre  de  Molins  —  Gasse  Brulé] 

25.  Flors  ne  verdure  de  prez  [ Aubuin  de  Sezane] 

26.  Comencement  de  doce  saisun  bele  [  Gautier  dy  Espinais  —  Chastélains] 

27.  *  Quant  voi  venir  la  gelée 

28.  *  Quant  jc  voi  renouveler 

29.  Ja  por  ce  se  d'amer  me  doel  [Rogier  d' Andelis] 

30.  Qui  bien  velt  amor  descrivre  [Li  Chievre  de  Reims] 

31.  Li  consirens  de  mon  pais  [Gasse  Brulé] 

32.  Amor  qui  m'a  tolu  a  moi  [Gasse  Brulé  —  Chrestiens  de  Troìes] 

33.  S' amors  veult  que  mes  chans  remaigne  [Gasse  Brulé  —  Blondel] 

34.  Bien  ait  amors  qui  m'ensaigne  [Gasse  Brulé] 

35.  Xje  cant,  e1  est  molt  malvais  signes  [Giles  de  Vies  Maisons] 

36.  A  l'entrée  de  la  saison  [Blondel] 

37.  *  Arnors  m'a  en  sa  justise 

38.  Amors  me  semont  et  prie 

39.  *  Quant  je  voi  le  dolc  tans  d'esté 

40.  Près  sui  d'amor,  mais  Ione  sui  de  celi  [Chardon  de  Croisilles] 
(1)  Ed.  Schwan,  Die  altfr.  Liederliandschriften,  216-221. 


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I  CODICI  FRANCESI  DEJLLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


41.  *  Je  ne  cant  pas  por  goie  che  jo  sente 

42.  A  la  dolcor  del  tans  que  reverdoie  [G.  Brulé  —  Chast.  —  Blondel] 

43.  De  baene  amor  e  de  loial  amie  [Gasse  Brulé] 

44.  Por  quel  forfait  e  por  quel  ocaison  [  G.  Brulé  —  Chast  —  B.  d'Andelis] 

45.  *  A  vos  m'atent  de  tote  goie  avoir 

46.  C'unques  nus  hom  par  dura  departie  [Hugues  de  Bregi  (1)] 

47.  Si  voirement  cum  ciila  de  cui  ge  chant  [Quesnes  de  Bethune] 

48.  Por  grant  franchise  moi  convient  chanter  [  Mathieu  le  Juif] 

49.  Ai  amors,  cum  dura  departia  [Quesnes  de  Bethune  —  Chastelains] 

50.  Quant  je  plus  sui  em  paor  de  ma  vie  [Blondel] 

51.  *  Esbahiz  ai  chanté  sovent 

52.  Douce  dame  simple  et  pìaisanz  [Jaquès  d' Ostun] 

53.  En  qui  d' amors  me  conseille  [Gasse  Brulé] 

54.  Quant  foillissenfc  li  boscage  [Amauride  Creon  ~  Vidames  —  P.  Moliens] 

55.  Quant  se  resjoissent  oisel 

56.  *  Dous  dames  honorées 

57.  L'autrier  avint  en  cel  autre  pais  [  Quesnes  de  Bethune  —  R.  de  lourn.] 

58.  Chascuns  qui  de  bien  amer  [Richard  de  Fournival] 

59.  *  Oez  com  je  sui  bestornez 

60.  Eois  de  Navarre  et  sires  de  verai  [Raoul  de  Sotsson] 

61.  Ancor  ferai  une  chancon  perdue  [Hugues  de  Bregi] 

62.  Douce  dame  de  paradis 

63.  *  Bien  emploie  son  cuer  et  son  corage 

Delle  19  canzoni  anonime,  quattro  soltanto  (4,  38,  55,  62) 
si  sono  ritrovate  in  altri  codici;  le  15  rimanenti  (accompagnate 
d1  un  asterisco  )  sarebbero,  copie  uniche.  Lo  Schwan  (p.  217)  anno- 
verò un  sedicesimo  unicum,  «  Douce  dame  simple  et  pìaisanz  », 
però  esprimendo  il  dubbio  che  si  tratti  della  canzone  «  Belef 
sage,  simple  et  plaisant  »  indicata  col  num.  351  nella  lista  di 
G.  Eaynaud,  ed  attribuita  a  Jaques  d' Ostun.  Era  facile  accer- 
tarsene, poiché  tale  canzone  venne  pubblicata  da  Paulin  Paris 
nella  sua  nota  memoria  sui  «  Trouvères  et  Chansonniers  »  (2), 
secondo  il  ms.  Cangé,  che  differisce  dal  nostro  soltanto  per  alcune 
varianti,  e  per  l'omissione  della  strofa  seguente: 

/.  22Sb.  Mout  fist  amors  a  mon  talant 
Quant  de  moi  fist  vostre  mari, 
Mais  joie  m1  eust  fait  plus  grant 
S'ele  ni' eust  fait  vostre  ami. 


(1)  Vedi  G.  Paris,  Hugues  de  Berzé,  Romania,  XVIII,  p.  564. 

(2)  Histoire  littéraire,  XXIII,  p.  635. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA.  B.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


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Or  n'i  atant  fors  que  merci, 
A  vos  et  amore  me  rent; 
Et  se  pitiez  ne  vous  en  prent, 
Par  tans  en  plorront  mi  ami, 
Car  longues  ne  puis  vivre  ensi. 


La  prima  correzione  da  farsi  in  questi  versi  sarebbe  di  in- 
vertire, nel  secondo  e  nel  quarto,  le  parole  mari,  ami,  giacché 
«  malgré  les  vceux  les  plus  sincères  de  Jaques  d'Ostun  pour 
s' unir  à  celle  qu'  il  aimait,  disse  P.  Paris,  il  ne  put  V  obtenir  de 
ses  parents  ». 

Alle  canzoni  francesi  seguono  due  fogli  di  guardia;  poi  in- 
comincia la  sezione  del  codice  membranaceo  alquanto  più  recente. 
Essa  comprende: 

f.  232a-243b .  Una  raccolta  di  serventi  di  Pere  Cardenal. 
243ò-260d.  La  biografia  di  maestro  Ferrari  (1)  da  Ferrara 
ed  il  florilegio  da  lui  compilato. 

Il  manoscritto  cartaceo,  scritto  pure  a  due  colonne,  va  dal 
foglio  262a  al  f.  345d.  Principia  con 

Aquest  es  V  enseignamens  d'en  Arnautz  de  Meruoill. 

Là  copia  sembra  sia  rimasta  incompiuta. 

Pochissimo  sappiamo  delle  sorti  toccate  a  questo  codice  pro- 
venzale prima  del  suo  entrare  nella  libreria  degli  Estensi,  ma 
sembra  fuor  di  dubbio  che  esso  sia  stato  proprietà  di  qualche 
privato  nel  secolo  XIY.  Ne  fa  fede  la  menzione  Liber  magistri 
Petri  de  Cenet,  che  due  volte  vi  si  riscontra,  scritta  con  caratteri 
di  quel  tempo,  stranamente  tracciati  da  destra  a  sinistra:  prima, 
f.  216 b,  sotto  alla  poesia  JEu  amanz  jur  e  promet  a  vos;  poi, 
f.  260  d,  in  fine  del  florilegio  di  Ferrari.  In  quest'ultimo  posto 
v'  e  anche  l' avanzo,  ora  inintelligibile,  di  sei  righe  scritte  da  mano 
contemporanea,  poi  cancellate  per  un  motivo  a  noi  ignoto,  come 
lo  furono  pure  cinque  altre  righe  sul  verso  del  foglio  231,  ove 
si  possono  decifrare  soltanto  poche  parole  latine  isolate. 

D'altronde  parecchie  annotazioni  di  diverse  mani  del  secolo 

(1)  G.  Maria  Barbieri,  Dell'origine  della  poesia  rimata,  p.  84.  Mo- 
dena, 1790  —  Muratori,  Antichità  Estensi  t  II,  p.  11.  —  Millot,  Hist. 
des  troubadours,  I,  411.  Paris,  1774.  —  David,  Histoire  littéraire,  XIX, 
512.  —  Galvani,  Osservazioni,  p.  51  e  Novellino  provenzale,  p.  204.  — 
C.  Cayedoni,  Meni,  dell1  Accad.  di  Modena  (1858)  t.  II,  290-296,  ecc. 


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I  CODICI  FKANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


XVI,  che  si  rilevano  nei  margini  della  parte  membranacea  più 
antica,  indicherebbero  che,  dopo,  il  codice  sia  stato  posseduto  od 
almeno  consultato,  da  alcuni  dei  letterati  italiani  che  nel  cin- 
quecento presero  a  studiare  i  poeti  provenzali.  Anzi,  Paul  Meyer, 
in  una  sua  comunicazione  fatta  al  prof.  P.  De  Nolhac  (1),  asserì 
di  aver  riconosciuto  nelle  postille  del  nostro  codice  la  mano  che 
annotò  il  ms.  provenzale  parigino  12473,  vale  a  dire,  secondo  le 
conclusioni  del  De  Nolhac,  la  mano  di  Pietro  Bembo.  E  di  fatti 
alla  scrittura  del  cardinale  veneziano  dovrebbero  appartenere  le  po- 
stille in  maiuscole  GULIEMS  ADEMAB  (f.  14°),  DI  MORTE 
D  Va  BRVNENG  (f.  58b)  BEL  SEPOLCHRO  (f.  65*),  e 
probabilmente  pure  la  correzione  in  minuscole  Sordels  (  f .  71 cd  )  ; 
ma  non  così  i  due  nomi  Sordels,  N  uc  de  Saint  Circ,  che  vennero 
aggiunti,  T  uno  sul  sesto,  l' altro  sull'  ultimo  foglio  dell'  indice. 
Ad  una  terza  mano  poi,  a  parer  mio,  spettano  i  richiami  seguenti 
per"  alcune  canzoni  che  noterò  col  numero  progressivo  adoperato 
dal  Mussafia: 


In p.o  183  (f.  36%  canz.  121).  —  In  pr.o  185  (f.  66*, 
canz.  236).  —  In  pr.o  184  (f.  68 <*,  canz.  240).  —  p.o  163 
(f.  69c,  canz.  246).  In  p.o  184  (f.  70 d,  canz.  251).  —  In 
p.o  183  (f.'75b,  canz.  265).  —  Di  Guglielmo  Campostag 
In  p.o  91  (f.  82<*,  canz.  295). 


Come  il  prof.  A.  Salmon  di  Parigi  ebbe  la  cortesia  di  verificare 
per  me,  il  libro,  detto  primo  in  questi  richiami,  altro  non  è  che  il 
ms.  parigino  12473,  nel  quale  viceversa  il  nostro  vien  chiamato 
secundo  in  postille  dell' istessa  mano  (2).  Di  chi  sia  tale  mano, 
non  è  facile  a  precisare;  ma  dichiaro  che  ne  cercai  in  vano  i 
caratteri  particolari  nelle  lettere  del  Bembo  qui  conservate,  mentre 
vi  riconobbi  una  rimarchevole  somiglianza  colla  scrittura  di  Mario 

(1)  P.  de  Nolhac,  La  Bibliothèque  de  Fulvio  Orsini,  p.  315.  — 
Paris,  1887. 

(2)  Il  prof.  De  Nolhac  il  quale  mi  diede  pure  informazioni  intorno  a  quel 
codice  parigino,  mi  fa  osservare  che  l'annotatore  indicò  collo  stesso  numero  il 
retto  di  un  foglio  ed  il  verso  del  foglio  precedente.  Per  esempio  alla  canzone 
Asatz  es  dreitz  di  Cabestaing,  la  postilla  del  ms.  12473  rimanda  a  f.  83 
del  nostro,  invece  di  f.  82  r°;  parimente  il  Codice  Estense  ha  per  l'istessa 
poesia  un  richiamo  a  f.  91  del  codice  parigino,  invece  di  f.  90  r°;  e  così 
avviene  per  parecchi  altri  richiami  nei  due  manoscritti. 


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I  CODICI  FRANCESI  BELLA  B.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


63 


Equicola,  del  quale  abbiamo  non  pochi  autografi  a  Modena,  tanto 
alla  Biblioteca  Estense,  quanto  all'Archivio  di  Stato  (1). 

Eiguardo  alla  parte  cartacea  del  Codice  Estense,  «  il  sesto 
perfettamente  uguale  può  far  supporre,  osservò  il  Mussafia,  che 
chi  la  scrisse  il  fece  coli' intendimento  di  riunirla  al  codice  in 
pergamena  ed  accrescere  così  il  pregio  della  collezione  ».  Spesso 
venne  accennato,  dipoi,  alla  derivazione  di  questa  copia  dal  co- 
dice K  di  Parigi  (2);  ed  ultimamente  parve  al  sig.  C.  de  Lollis  (3) 
«  che  sia  proprio  da  arrischiare  l'ipotesi  che  quella  sia  stata 
compilata  dal  Bembo  stesso  a  base  del  ms.  di  cui  faceva  maggior 
conto,  lo  stesso  parigino  cioè  12473  ».  Però  dobbiamo  confessare 
che,  in  tal  caso,  il  Bembo  non  sarebbe  stato  troppo  felice  nella 
scelta  del  suo  copista,  giacché  il  ms.  cartaceo  rigurgita  dei  più 
grossolani  errori. 


Lncas  de  GaiL  Bes  gesta  Tristani  gaììice  ex  latino  reddito. 

Codex  membr.  in  fol.°  scec.  XIV;  sed  a  male  feriato  nomine  ut 
imagunculas  surriperet  miserrime  hie  Ulte  discerptus. 
Mss.  VII,  I,  23. 

Lo  stato  di  questo  codice  è  deplorevole  ;  sembra  esser  caduto 
in  mano  di  qualche  fanciullo  che  lo  avrà  lacerato  per  diverti- 
mento. Esso  comprende  attualmente  101  fogli,  di  43  cm,  X  30 
cm.,  scritti  a  due  colonne  con  caratteri  gotici  del  trecento  o  del 
principio  del  quattrocento.  Venne  illustrato  con  disegni  a  penna 
rozzamente  colorati.  Il  testo,  mancante  del  principio,  porge  l'antico 
romanzo  del  «  Tristan  »  in  prosa,  di  autore  incerto  (4). 

(1)  Per  i  confronti  riguardo  alla  forma  caratteristica  delle  lettere 
g,  p,  s,  nella  postilla  Guglielmo  Campostag  In  p.°  91,  yedansi  particolar- 
mente, nell'Archivio  di  Stato,  due  epistole  dirette  dall' Equicola  al  cardinale 

d'Este,  negli  anni  1513  e  1514. 

(2)  H.  Suchier,  Ber  papierne  Theil  der  Modenaer  Troubadourhand- 
schrift.  Zeitschrift  fur  rom.  Philologie,  IV,  72-3. 


(3)  C.  de  Lollis,  Ricerche  intorno  a  canzonieri  provenzali,  Komania, 
XVIII,  467. 

(4)  Vedi  G.  Paris  et  J.  Ulrich,  Merlin,  voi.  I,  pp.  XXVIII- XXXVII. 
—  Paris,  1886. 


Nura.  59. 


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Le 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 
prime  parole  che  s'incontrano  sono: 


doint,  por  tant  qu'il  la  peast  avoir.  Quantliban 


li  rois  fu  criez,  si  vint  a  lui  une  daraosele  qui  li  dist  :  <  Rois 
Claudes,  se  je  cuidasse  que  tu  ne  me  fausasse,  ensi  com  tu 
Tas  proinis,  (de  ce  que)  je  te  feroie  savoir  la  verité  de  ce 
que  tu  demandes  ».  Et  li  rois  li  promist  sor  quanque  il  tient 
de  bien  et  de  sainte  Yglise  que  ja  neien  fausera.  «  Or  te 
dirai  dono,  fist  eie,  toute  la  verité  ».  Si  li  comence  a  conter 
coment  li  rois  fu  assailliz  et  sa  meisnie  occise,  et.  coment  sa 
feme  s'ocist  .... 


Sull'  ultimo  foglio,  in  parte  stracciato  come  tanti  altri,  leggesi 
questo  brano  del  noto  epilogo  (1)  ove  un  certo  Elia  di  Borron 
dichiara  di  aver  condotto  l'opera  a  fine,  e  promette  di  fare, 
dietro  le  istanze  del  re  Enrico  d'Inghilterra,  un  altro  libro  ove 
sarà  contenuto  ciò  che  fa  difetto  nel  presente: 

(/*.  10 ld)  . .  Et  j  e,  qui  sa  priere  et  son  comandement  n' oseroie  trespasser, 
li  promet  en  la  fin  de  cestui  livre,  com  a  mon  seignor,  que 
maintenant  que  la  froidure  de  cestui  iver  sera  passée,  et  nos 
serom  au  comencement  de  la  douse  saison,  que  Ten  appelle  la 
saison  de  verie,  qui  atonc  me  serai  aucun  pou  reposés  après 
le  grant  travail  de  cestui  livre,  quar  je  i  ai  demoré  un  an 
entier,  si  que  je  ai  leissiés  totes  chevaleries  et  tous  autres 
solas,  me  re  tornerai  sor  le  livre  de  latin  et  sor  les  autres 
livrea,  qui  trait  sont  en  francois,  et  je  proverai  de  chief  eu 
chief;  et  de  ce  que  je  verrai  qui  faudra  et  que  je  troverai  ou 
livre  de  latin,  je  ferai  un  livre  entier  ou  je  acomplirai,  se 
Deu  plest,  tot  ce  que  mon  S.  Lucés  dou  Gaut,  qui  premiere- 
ment  comence  a  traslatier,  et  maistre  Gautier  Map  qui  fìst  le 
propre  livre  de  Lancelot,  mon.  S.  Eoubert  de  Boron  et  je  .  . . . 
Helyes  de  Boron  

Col  titolo  «  Tristan  »,  il  prof.  Loseth  sta  pubblicando  ora 
nella  «  Bibliothèque  de  l' Ecole  des  Hautes-Etudes  »  un'analisi 
dei  vari  manoscritti  in  prosa  di  questo  romanzo. 

(1)  E.  Hucher  (Le  Saint- Graal,  I,  160)  riportò  per  intero  quest'epilogo, 
il  quale  era  già  stato  citato  in  parte  da  Paulin  Paris  (  Mss.  frane.  I,  139  ). 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  65 


Num.  116. 

Ànonymus.  Vita  Domini  Nostri  Jesu  Christi,  B.  Maria  Virginis  et 

aliorum  sanctorum,  gallice  scripta*  m 

Codex  membran.  in  fol.9  saa.  XIV.  •  Mss.  XVII,  Hy  4. 

Questo  codice* comprende  194  fogli  di  38  cm.  X  27  cm., 
scritti  a  due  colonne,  in  caratteri  gotici  del  trecento.  Il  testo 
offre  la  compilazione  in  prosa  di  vari  argomenti  religiosi,  che 
furono  trattati  pure  in  versi  francesi  da  parecchi  poeti  del  se- 
colo XIII,  e  segnalatamente  da  Gautier  de  Coinci  (1).  Eccone  il 
principio  : 

Cest  livre  est  appelé  livre  «les  saint  apostres  et  des  saint 
martirs  et  confessore,  et  des  saintes  virges,  et  la  nativité  de 
nostre  Dame  sainte  Marie. 

La  nativités  de  la  gloriouse  virge  Marie  de  la  lignée  de 
Juda  et  de  la  roial  generacion  de  David  prist  comencement  .... 

Alla  «  Natività  di  Maria  »  fanno  seguito  alcuni  miracoli  (2), 
dei  quali  citeremo,  come  esempio  .dello  stile  del* traduttore,  quello 
del  ladro  protetto  dalla  madonna: 

(/.  .  ..  Il  estoit  un  laires  qui  sovent  enbloit,  mais  il  avoit  sainte 
Marie  en  grant  devossion,  si  le  saluoit  sovent.  Une  fois  qant 
il  enbloit  aucunes  choses  fu  pris,  et  fu  jugiés  estre  pendus.  Et 
qant  il  fu  pendus,  tantost  li  aparuit  la  beneurée  virge,  et  si 
le  sostient,  com  il  senbloit,  por  trois  jors,  si  que  il  ne  senti 
nul  mal.  Mais  cil  qur  Tavoient  pendu,  passoient  iluec  por 
aventure  ;  le  trouverent  tout  vif  et  con  liée  chiere,  et  pensoient 
que  la  corde  n*  avoit  estraint  bien  le  col,  et  le  voloieitt  tuer 
d'une  epée.  Mais  S.  Marie,,  qant  il  le  feroient  de  Tespée, 
metoit  sa  main  devant,  et  ne  li  pooient  fere  nul  mal.  Si  s'en 
mervoillerent  moult,  et  le  despendirent ;  et  por  l'amor  de 


(1)  G.  Paris,  La  littérature  frangaise  au  moyen-àge,  pp.  205-217. 

(2)  Cfr.  nella  Biblioteca  del  marchese  G.  Cara  pori  (Cat.  suppl.  140,  163) 
le  due  opere  manoscritte  :  Historia  della  Natività  de  la  santissima  Vérzene 
Maria  e  Miracula  B.  V.  Marie.  In  quest1  ultimo  codice  vi  sono  nientemeno 
che  cento  miracoli  attribuiti  alk  Madonna.  —  Consultare  per  tali  leggende 
A.  Mussafia,  Studien  zu  den  mittelalterlichen  Marienlegenden,  Wien,  1888. 

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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


sainte  Marie  Yen  laisserent  aller  delivre.  Et  il  s'en  ala,  et  se 
rendi  puis  en  une  abaiie,  et  puis,  ^jant  il  vit,  deraora  il  ou 
servjse  de  la  mere  Dieu  (1). 

Dopo  i  miracoli  della  Beata  Vergine  vengono  due  brevi 
scritti:  uno  sull'infanzia  di  Gesù: 

C/1  5.*  )  ...  Ci  dit  de  la  natività  de  nostre  santisme  seignor  Dieus  et  de 
ses  miracles.  * 

La  nativi  té  de  nostre  seignor  Jezu  Crist,  si  com  dient 
aucun,  fu  faite  selonc  la  char  puis  Adam,  ol  tens  Octavens 
l'enpereor  V.m.  et  CCC  XX  Vili  ans  complis,  ou  selonc  aucuns 
autres  Vl.m.  ou  selonc  Eusebie,  de  Cesaire  es  Corinques,  V.m. 
CIC;  mais  le  nombre  de  Vl.m.  ans  fu  trovée  de  niethode  gran- 
drement  par  fugure  que  par  cronique  .... 

l'altro  sull'assunzione  di  Maria: 

(  f.  8. c  )  .  .  .  Ci  dit  de  T  assunsions  de  nostre  Dame  Sainte  Marie,  le  quel 
escrit  saint  Jobans  T  evangelistes  .... 

Il  rimanente  del  codice  porge  la  vita  ed  i  miracoli  di  molti 
santi,  nell'ordine  seguente: 

f.  14. c  Saint  tous  Fapoistres.  —     20.  S.  Peres.  —  f.  22.  S.  Poi. 

—  /.  26.  S.  Jobans  Batiste.  f.  30.  S.  Mathie.  —  f.  36. 
S.  Symon  et  S.  Jude.  —  f.  41.  S.  Grisans.  —  f.  42.  S. 
Thomas.  —     45.  S.  Phelipes.  — -  f.  46.  S.  Jaques  le  justes 

—  f.  48.  S.  Jaques  Tapostres.  —  f.  55.  S.  Bartholomée.  *  — 
f.  58.  S.  Marc.  —  f.  60.  S.  Andrée.  *  —  f.  72.  S.  Eustaisses.  * 

—  f.  74.  S.  Morisses.  —  f.  76.  S.  Jaques.  —  f.  78.  S.  Johans 
et  Paules.  —  f.  79.  S.  Lorens.  —  /.  84>  S.  Ypolites.  *  — 
f.  85.  S.  Matbias.  —  f.  87.  S.  Esteunes.  —  f.  89.  S.  Ge- 
orgiesv*  —  f.  91.  S.  Cristoflès.  —  f.  93.  S.  Longins.  —  f.  95. 

•  f  La  vie  et  la  passion  des  compaignon  S.  Pous.  —  f.  101.  S. 
Cosme  et  S.  Damien.  —  f.  107.  S. .  Clemens.  *  —  f.  IH* 
S.  Thomas  de  Cantorbie.  —  /.  113.  S.  Bastiens.  —  f.  116. 
S.  Vincens.  —  f.  118.  S.  Ignases.  —  f.  119.  S.  Blaises.  — 
/.  121.  #S.  Cirìaques.  —  f.  122.  S.  Donas.  f.  124.  S.  Adrians.  * 
f.  125.  S.  Protes  et  Jacintes.  —  f.  127.  S.  Silvestre.  —  f.  132. 
.  S.  Ambroises.  —  /.  134.  S.  Grigoires.  —  f.  140.  S.  Nicolas.  * 
f.  143.  S.  Germains.  —  f.  145.  S.  Basiles.  —  /.  149.  S.  Mar- 

(1)  Cfr.  V  abbé  Poquet,  Les  miracles  dz  la  Sainte  Vierge  traduits  et 
mis  en  vers  par  Gautier  de  Coincy,  p.  502.  —  Paris  1857. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


67 


tins.  —  f.  153.  S.  Brises.  —  153.  S.  Beneois.  —  f.  157. 
S.  Lion  Tapostoilie.  — -  f.^158.  S.  Antoines.  —  f.  160.  S. 
Juliens.  —  f.  163.  S.  Forsée.  —  f.  164.  S.  Bernars.  —  f.  170- 
S.  Gilies.  —  f.  172.  S.  Domenques.  —  f.  174.  Ste  Marie*Ma. 
daleine.  —  f.  180.  Sle  Marthe.  — _  f.  182.  La  Vie  et  la  passion 
des  .XI.  mille  virges.  —  f.  184.  Ste  Agnès.  —  f.  186.  Sle 
Cristine.  —  f.  187.  Ste  Caterine.  —  f.  190.  £te  Anastasie.  " 
—  f.  191.  Ste  Agathe.  *  —  f.  192.  S10  Peronelle.  —  f*  193. 
Ste  Theodore. 

Il  volume  termina  colle  parole:  • 

Explicit  liòer  de  vita  sanctorum,  apostolorum,  martirum, 
confessorum  et  virginum.  Beo  gratias.  Amen. 

Il  presente  codice  dovrebbe  essere  di  qualche  importanza  per 
lo  studio  delle  leggende  religiose  in  prosa»  specialmente  riguardo 
alle  suddette  Vite  dei  Santi,  le  quali  superano  di  molto  in  numero 
quelle  dei  manoscritti  di  Lione  e  d'Arras  descritti  da  Paul  Me- 
yer  (1).  Ma  pur  troppo  nella  nostra  copia  alcuni  santi  (segnati  col- 
T  asterisco  )  ebbero  la  loro  biografia  mutilata  coir  asportazione  di 
fogli  miniati. 

Tali  sono  attualmente  i  codici  francesi  più  antichi  dell'Estense. 
Ma  dobbiamo  avvertire  che  fra  i  codici  latini  trovasi  qualche 
libro  di  devozione  con  preghiere  in  lingua  francese.  I  due  più 
notevoli  sono  segnati,*  F  uno,  XII,  F,  3,  e  V  altro  XII,  G,  10.  Que- 
st'  ultimo,  portato  a  Ferrata  da  Kenata,  figlia  di  Luigi  XII,  venne 
illustrato  dal  Cavedoni  (2).  Aggiungiamo  poi  che  il  fondo  fran- 
cese verrà  aumentato  di  qualche  volume,  quando  il  ricco  lascito 
di  libri  fatto  dal  marchese  Giuseppe  Campori  (3)  avrà  preso  posto 
nella  Eegia  Biblioteca. 

Tre  soltanto  sono  i  codici  del  cinquecento. 

Il  primo  che  troviamo,  sotto  il  num.  35,  porge  alcuni  versifcsenza 
pregio  alcuno,  dedicati  a  Francesco  d' Este,  marchese  di  Padula. 

(1)  Bulletin  de  la  Société  des  anciens  texles,  1885,  pp.  51-70;  — 
id.  1888,  79-94.  —  -Romania,  XVII,  366-400. 

(2)  Atti  e  Memorie  delle  RR.  Deputazioni  di  Storia  patri*  per  le 
Provincie  modenesi  e  parmensi,  voi.  II,  pp.  313-322.  —  Modena,  1864. 

(3)  Vedi  Luigi  Lodi,  Catalogo  dei  codici  e  degli  autografi  posseduti  * 
dal  marchese  Giuseppe  Campori  (Modena,  1875),  num.  25,  De  la  consolation 
de  la  philosophie  de  Boece;  num.  36,  Le  Coutumier  du  Maine;  num.  42, 
Guide  de  V  art  d'  aymer  d'  Ovide;  num.  240  (Suppl.  da  K.  Vandipi,  1886), 
Les  XV  joies  de  nostre  Dame.  —  Les  VII  requestes  des  V  plaies 
de  nostre  Seigneur. 


* 


68  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


Il  seguente,  num.  36  Cayer  de  Remonstrances,  ecc.,  potrebbe 
essere  di  un  certo  valore  per  ricerche  storiche  intorno  allo  stato, 
delia  Francia  sotto  i  regni  dei  figli  di  Cattarina  de'  Medici.  Eccone 
i  capitoli:  De  la  relligion,  service  de  Bleu  et  estat  ecclesiastique. 
—  Bes  monastaires  et  maisons  regulieres.  —  Les  hospitaux  et 
autres  lieux  pitoyables.  —  Bes  universiiez.  —  Be  V  estat  du 
Royaume  et  establissement  de  la  paix.  —  Bz  la  noblesse.  —  Du 
tiers  estat.      Bes  oftìces  (%ii  se  doibvent  supprimer  et  des  finances. 

Quanto  al  terzo,  num.  68,  esso  offre  la  copia,  probabilmente 
unica,  di*un  breve  trattato  di  rettorica,  che  venne  ultimamente 
riprodotto  per  le  stampe,  con  un'  illustrazione  del  testo  (1). 

Per  i  codici  dei  secoli  XVII  e  XVIII,  mi  limiterò  ad  indi- 
carne il  contenuto  in  un  modo  succinto  nell'  elenco  generale,  col 
quale  chiudo  questo  mio  lavoro.  Qui  farò#soltanto  osservare  che  la 
parté  più  preziosa* della  serie  dei  codici  del  seicento,  num.  69-106, 
raccolta  di  documenti  detta  nel  Catalogo  '«  Rerum  Gallicarum 
collectio  amplissima  »,  pervenne  incompleta  all'Estense.  Vi  mancano 
disgraziatamente  due  volumi,  che  comprendevano  «  un  inventario, 
indice  di  tutti  gli  instrumenti  che  sono  nel  Tesoro  o  Archivio  de 
Vie  » ,  come  si  rileva  dall'  ultimo  articolo  di  un'  analisi  in  lingua 
italiana  dei  suddetti  documenti  francesi,  la  quale  forma  un  tren- 
tanovesimo codice  aggiunto  ai  primi  sotto  il  num.  107  (V,  B,  18). 
In  fine  notiamo  che  que§t'  ultimo  volume,  rilegato  diversamente 
degli  altri,  è  fregiato,  sulla  copertina,  d'uno  stemma,  stampato 
in  oro,  coli'  aquila  imperiale  a  due  teàte  in  cima,  e  la  sbarra  cogli 
scacchi  dissotto;  cioè,  senza  dubbio,  lo  stemma  dèlia  celebre  fa- 
miglia principesca  Cybo  (2),  Nel  1839,  e  di  nuovo  nel  1847,  Paul 
Lacroix  (3)  aveva  annunziato  una  relazione  particolare  di  questi 
39  volumi,  ma,  probabilmente  per  non  aver  più  avuto  agio  di 
tornare  a  Modena,  non  mantenne  la  sua  promessa. 


(1)  Giulio  Camus,  Precotti  di  rettorica  scritti  per  Enrico  111,  re  di 
Francia  (Memoria  della  R.  Accademia  di  scienze,  lettere  ed  arti,  voi.  V, 
serie  II>p.  69110.  Modena,  1887).  —  Cfr.  Revue  critique  à"  histoire  et  de 
littératwre,  XXII,  p.  146-7  (Paris,  1888). 

(2)  Vedi  A.  Libanori,  Ferrara  d*  oro  imbrunito,  p.  151.  Ferrara,  1665. 
—  Giorgio  Viani,  Memorie  della  famiglia  Cybo,  p.  9.  Pisa,  1808. 

(3)  Prima  nelle  sue  Dissertations  sur  quelques  points  curieux  de  V  his- 
toire de  Srance,  poi  nei  Bocuments  historiques  inédits  tirés  des  collections 
manuscrites  de  la  Biblioihèque  royale  et  des  Archivès  ou  des  bibliothèques 
des  départements,  publiés  par  Champolliqn-Figeac,  t.  Ili,  p.  307, 


I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


ELENCO 


DELLE  OPERE  MANOSCRITTE  FRANCESI 
CONSERVATE  NELLA  R..  BIBLIOTECA  ESTENSE 

— :  


CODICI  DEI  SECOLI  XIII,  XIV  e  XV. 

1.  —  Le  livre  de  Boece  *  De  Consolation  »  (attribuito  a  Jehan  de 
Meum  ). 

5.  —  Des  vices  et  des  vertus.  —  La  confession  dee  sept  pechiés  mortels. 

Naissance  et  éducation  d' Alexandre  le  Grand.  —  Elìj&que 
d1  Aristote.  —  Renclus  de  Moiliens,  Li  romana  de 
Caritè. 

12.  —  La  Passion  de  nostre  sauveur  Jhesus  (  attribuita  a  Jehan 
Jarson  ). 

22.  —  Cristine  de  Pizan.  Le  Imre  des  fais  et  bonnes  meurs  du 

sage  roy  Charles  V. 
24.  —  Petit  tratte  de  morale.  —  Les  ditz  moraulx  des  philosopkes.  — 

Meditations  de  Saint  Augustin. 
26.  —  Nicolas  J.  de  Gasola.  Attila  (poema  in  due  tomi). 

28.  —  Les  Secrès  de  paterne,  trattato  dei  semplici  (Grant  Herbier). 

29.  —  Istoire  da  voiage  que  Charlemaine  fist  oultre  mer.  —  Etablis- 

sement  du  lendit.  —  Division  des  aages.  —  Les  prises  et* 
conquestes  de  Jherusalem  de  depuis   le  commancemeiù*  de 
V  olimpiade.  —  Istoire  vraie  de  la  conqueste  de  Jherusalem 
et  de  la  Terre  sainte  d'  oultremer  par  le  ftoble  due  Godefroy 
de  Bullon. 

31.  —  Le  livre  du  roy  Modus  et  de  la  roine  Ratio.  —  Le  songe  de 

pestillence.  —  Jehan  de  Franssieres,  Le  livre  de  fauU 
connerie. 

32.  —  V ymage  dou  monde.  —  Signifiance  de  A,  B,  C, ...  —  Pro- 

nostics  du  prophète  Esdra.  —  Prqphéties*  d'  Ezechiel. 

33.  —  Jehan  de  Mandeville,  De  V  estat  de  la  Terre  sainte  et  des 

merveilles  qu'  il  y  a  veues.  —  Enfance  de  Jesus. 

34.  —  Frere  Lorens,  La  Somme  le  Boi.  —  Remedes  contre  les  vices 

et  les  vwtus. 


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70  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

39.  —  Li  romane  del  Gradi  (Joseph  d* Arimathie,  Merlin,  Perceval). 

Le  lapidane  (poema  sulle  pietre  preziose). 

40.  —  Tristan  (romanzo  in  prosa). 

41.  —  Giron  le  courtois. 

42.  —  Henri  de  Gauchi,  Li  livre  du  gouvernement  des  Roys  et  des 

Princes  de  Gilè  de  Roume. 

45.  —  Raccolta  di  poesie  provenzali.  —  Lettere  di  Meliadus  e  di  Pha- 
*  ramond  (frammento  di  un  antico  poema  francese).  —  Pierre 

de  Corbiac,  Tesaur.*  —  Cansoni  francesi  —  Pierre 
Cardinal,  Sirventes  —  Vita  eli  Ferrari  da  Ferrara  col 
suo  Florilegio.  —  Altfa  raccolta  di  poesie  provenzali. 

59.  —  Roman  de  Tristan  (in^prosl). 

116.  —  La  Nativité  et  les  Miracles  de  la  Vierge  —  id.  de  Jesus.  —  V  as- 
somption  de  S.1*  Marie.  —  La  vie  et  la  passion  des  Saints. 


CODICI  DEL  SECOLO  XVI. 

35.  —  Jehan  Mallart,  poete  et  orateur  du  roy  d'  Angleterre,  Orai- 

sons.  Epistre  «  A  Dom  Francisque  d' Aest,  frere  du  due  de 

Ferrare,  marquis  de  la  Padoue  ». 
36 w  —  Cayer  de  Remonstrances,  plainctes  et  doléances  de  V  estat  eccle- 

siastique  de  France  pour  presenter  au  Roy  en  V  assemblée 

generalle  de  ses  estatz  a  Bloys. 

68.  —  Rhetorique  frangoise  faide  'particulierement  pour  le  Roy  Henry  III. 

CODICI  DEL  SECOLO  XVII. 

4.  —  Abraham  Golorno.  La  Clavicule  de  Salomon,  Roy  des 
Hebreux,  Traduite  de  la  langue  hebrai'que  en  italien,  par 
l'ordre  de  son  Altesse  Seren.me  de  Mantoue,  et  mise  nouvel- 
lement  en  francois. 

7.  —  Durant  ?  Cours  de  Matkématiques  et  Art  militaire,  (  scritto 
nell'anno  1614). 

10r  — -  De  Beaubrun.  Les  Devoirs  et  Obligations  d'un  bon  Prince, 
oeuvre  du  serenis.mc  Prince  de  Conty,  traduict  en  francois 
de  1*  traduction  italienne,  présenté  a  S.  A.  S.me  M.me  la 
Duchesse  Laura  regente,  (nov.  1672). 

58.  —  Quattro  carte  su  pergamena  colla  menzione  «  Faict  a  Toullon 
par  J.  F.  Roussin,  1658  ». 

63.  —  Mémoires  secrets  de  Siam  (in  fine,  una  lettera  colla  data  c  Mi- 

deibourg,  8,  dee.  1689  »,  indirizzata  al  «  R.  P.  de  la 
Chaise  »  ). 

64.  —  Nombreux  écrits  sur  la  Grace  et  autres  matieres  qui  ont  dome 

lieu  aux  troubles  de  V  Eglise  de  France. 

69.  —  Suscriptions  et  souscriptions  que  le  Roy  Louis  XIII  meltoit 

aux  lettres  qu1  il  escrivoit  aux  Princes  estrangers  et  autres, 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


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durant  V  exercice  de  Momieur  Boutillier  en  sa  ckarge  de 
secretaire  d'  Estat. 

-  Beglemens  antiens  de  V hostel  du  Boy  et  de  la  Boyne  (Ordi- 

nanze regie  dall'  anno  1261  in  poi  ). 

-  Becueil  de  plusieurs  reglements  faits  en  divers  temps  et  par 

divers  Boys  pour  estàblir  un  bon  ordre  en  leur  maison, 
affaires  de  leur  Estat  et  conseils. 

-  Beglements  des  conseils  d'  Estat,  des  secretaires  à1  Estat  et  des 

finances. 

-  Assignats  de  douaires  donnez  aux  Beines  de  France. 

-  Divers  discours  des  Boys  de  France  et  de  la  Begence  du  royaume. 

-  Memoires  de  la  Boyne  Marguerite,  ensemble  plusieurs  lettres  et 

aultres  discours  concernans  la  diete  Dame. 

-  Memoires  de  Monsieur  le  Due  de  Bohan,  servans  a  V  histoire 

de  France  ;  depuis  la  mori  de  Henry  le  Grand,  roy  de 
France  et  de  Navarre,  jusques  en  V  annèe  1626. 

-  Divers  discours  et  autres  memoires  et  advis  de  Mess.™  Claude 

de  la  Chastre,  mareschal  de  France. 

-  Discours  des  dames  de  la  cour  de  France,  fait  par  Messire 

Pierre  de  BourdeilU,  seigneur  de  Brantosme,  et  dédié  a  la 
Beine  Marguerite  de  France  et  de  Navarre. 

-  Divers  discours  et  lettres  de  Monsieur  de  Villeroy,  secretaire 

d' Estat. 

-  Memoires,  Tiltres,  Lettres  et  Proces  verbaux  touehant  les  limittes 

du  coste  de  Bresse  et  de  Savoie.  —  Escritures  et  memoires 
concernans  le  marquisat  de  Salusses. 

-  Actes  et  Memoires  pour  le  differend  qui  est  entre  les  Boys  de 

France  et  d' Espagne  pour  la  riviere  d' Endaye.  —  Me- 
moires et  Enquestes  sur  la  construction  d' un  port  a  Soccoua, 
et  bastimenz  commancez  au  dit  lieu  par  ceux  d'  Urongne; 
et  sur  la  reparation  de  la  barre  de  Sainct  Jean  de  Luz. 

-  Tiltres  antiens  pour  monstrer  que  le  comté  de  Piedmont  est  une 

des  dependences  du  comté  de  Provence.  —  Tiltres  pour  la 
seigneurie  de  Nice, 

-  Proces  verbal,  Actes  et  Tiltres  faitz  et  produitz  en  la  conferense 

tenue  entre  Gravelines  et  Calais,  entre  les  commissaires  du 
Boy  et  des  Archiducs,  pour  le  fait  du  canal  que  les  ditz  Ar- 
chiducs  faisoient  fair  e  de  nouveau,  tirant  de  Gravelines 
jusques  a  la  mer,  au  travers  des  pastures  appellées  Le  Ha- 
mes  de  S.1  Paul.  1618. 

-  Proces  verbal  pour  le  partage  des  terres,  et  surceance,  et  regle- 

ments des  limites  du  duché  de  Bourgongne. 

-  Deux  plaidoyers,  V  un  de  monsieur  Cappel,  advocat  du  Boy, 

V  autre  de  monsieur  Marion,  lors  advocat  en  parlement, 
touehant  le  Barrois  et  les  limites  du  royaume  du  costé  de 
la  Champagne. 


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72  I  CODICI  FRANCESI  DELLA  E.  BIBLIOTECA  ESTENSE 

86.  —  Proces  ver  bai  W  une  conf trance  entre  les  commissaires  des  Boys 

de  France  et  d1  Espagne  sur  le  differend  de  V  abbaye  de 
S.1  Jean  au  Mont  lez  Therouenne.  1560.  —  Proces  verbal 
des  commissaires  des  dits  deux  Boys  sur  le  differend  touchant 
V  abbaye  de  Dommartin.  1586.  —  Enqueste  touchant  le  dif- 
ferend de  V  abbaye  de  Dommartin.  1586.  —  Deux  enquestes 
des  commissaires  du  Boy  et  des  Àrchiducs  sur  le  differend 
du  ressort  du  village  et  abbaye  de  Fremy.  1601. 

87.  —  Advis  donni  au  Boy  Francois  premier  par  les  bonnes  villes  de 

son  royaume  sur  quelques  articles  a  eux  proposès  par  Mon- 
sieur  le  Ckancellier  de  la  part  du  dit  Seigneur  Boy  pour 
le  bien  et  utilità  du  public.  1516. 

88.  —  Proces  verbal  des  commissaires  du  Boy;  des  Àrchiducs,  Comtes 

de  Bourgongne  et  du  Due  de  Lorraine,  concemant  le  diffe- 
reni  de  la  mouvance  de  la  terre  et  seigneurie  de  Saint  Loup 
en  Vosge.  1611. 

89.  —  Testamens  des  Boys  df  Espagne.  Pieces  et  Memoires  pour  le 

differend  qui  est  entre  le  Boy  de  France  et  le  Boy  d*  Espagne 
pour  la  riviere  d' Andaye.  Biscaye.  Portugal  avant  V  union 
et  la  Castille. 

90.  —  Tiltres  et  Procedures  sur  le  differend  pour  les  limites  entre  les 

sujets  du  Boy,  habitans  de  Chaumont,  terre  du  Dauphinè; 
le  Procureur  du  Boy  joinct  avec  eux  d'une  part;  et  la 
communauté  et  habitans  de  la  ville  de  Suze,  terre  de  Pied- 
mont,  le  Procureur  patrimonial  du  due  de  Savoie,  prince  de 
Piedmont  joinct  d1  autre  part.  1581. 

91.  —  Memoires  pour  les  limites  de  Picardie  et  comtè  de  S.\  Paul.  — 

Normandia  —  Champagne.  —  Auvergne. 

92.  —  Inventaire  des  tiltres  produitz  par  le  Proeureur  general  du  Boy 

d' Espagne  sur  les  limites  de  Picardie  et  enclavementz  d' Ar- 
tois.  1559. 

93.  —  Deux  discours  touchant  les  differens  qui  estoient  entre  les  maisons 

de  France  et  de  Bourgogne,  pour  raison  des  duchè  et  comté 
de  Bourgongne  et  autres  grandes  seigneuries. 

94.  —  Proces  verbal  touchant  plusieurs  villages  contentieux  entre  le  Boy 

et  le  Due  de  Lorraine,  estans  sur  la  frontiere  de  Champagne 
et  du  Verdunois.  1561.  —  Informations  touchant  V  abbaye 
de  Beaulieu  en  Argonne,  et  d' aucuns  villages  qui  en  de- 
pendent.  1561.  1564.  —  Enqueste  concernant  les  limittes  du 
Boyaume  vers  Commercy  et  touchant  le  village  de  la  Neuf- 
ville  au  Bup.  1599. 

95.  —  Memoires,  Actes  et  Tiltres  concernans  la  ville  et  evesché  de 

Toul. 

96.  —  Inventaire,  Titres  et  Actes,  et  une  Enqueste  touchant  les  usur- 

pations  de  Monsieur  le  Due  de  Lorraine  sur  la  ville  et 
comté  de  Verdun,  produictes  par  le  Procureur  du  Boy  au 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE  73 


die  Verdun,  par  devant  Messieurs  Le  Bret  de  Lorme  et  du 
Puy,  commissaires  depputez  par  le  Boy  es  villes  et  pays  de 
Metz,  Toul  et  Verdun,  en  V  année  mil  six  cms  vingt  cinq. 

97.  —  Conferances  entre  les  depputez  du  Boy  pour  ceux  de  la  ville  de 

Metz  et  de  Monsieur  de  Lorraine  touchant  plusieurs  droietz 
et  terres  contentieuses  entre  le  dict  sieur  Due  de  Lorraine  et 
ceux  de  la  diete  ville  de  Metz.  1609»  1612, 

98.  —  Escritures  du  Procureur  du  comté  de  Bourgongne  avec  les  res- 

ponses  du  Procureur  du  Boy  concernant  plusieurs  Bourgs 
et  villages  limitrophes  contestez  entre  le  Boy  et  le  dict  corate'. 
1541.  —  Proces  verbal  de  la  conferance  tenue  entre  les 
deputtez  du  Boy  et  de  Monsieur  de  Lorraine  touchant  la 
forrest  de  Passavano  1574.  —  Proces  verbal  des  commis- 
saires .du  Boy  et  de  Monsieur  le  Due  de  Lorraine  touschant 
le  partage  provinsional  de  la  forrest  de  Passavant.  1584. 

99.  —  Proces  verbal  des  S.  Viart,  president  de  Metz,  et  Miron,  pre- 

sident  aux  requestes  du  palaix  a  Paris,  commissaires  dep- 
putez par  le  Boy  pour  traicter  avec  les  depputez  des  Ar- 
chiduez  de  Flandres,  comme  duez  de  Luxembourg,  touchant 
les  villages  de  Penviliers,  Escurey,  Moircy,  Gibercy,  Bre- 
cheville,  Muserey,  Lucey,  et  autres,  dont  les  doiens,  chanoines 
et  chappitre  de  V  eglize  cathedralle  de  Verdun  estoient  en 
different  avec  les  ditz  Ar chiduez.  1601.  1602. 

100.  —  Memoires,  Tiltres  et  Aetes  concemantz  V  evesché  de  Metz.  — 

Memoires  et  Tiltres  touchant  V  abbdie  de  Sainet  Arnoul  de 
Metz.  Tiltre  touchant  la  seigneurie  de  Matatoux.  — 
Tiltres  et  Memoires  touchant  la  Baye  de  Gorze. 

101.  —  Memoires,  Tiltres  et  Actes  touchant  les  abbayes  de  Saint  Mansuet 

et  Sainet  Espure  estant  aux  faux  bourgs  de  la  ville  "de  Toul. 

102.  —  Inventaire,  Tiltres  et. Actes,  et  une  Enqueste,  touchant  les  usur- 

pations  de  monsieur  le  Due  de  Lorraine  sur  la  ville  et  le 
comté  de  Toul,  produictes  par  le  procureur  du  Boy  au  dict 
Toul,  par  devant  Messieurs  Le  Bret  de  Lorme  et  Dupuy, 
commissaires  deputez  par  le  Boy  es  ville  et  pais  de  Metz, 
Toul  et  Verdun  en  V  année  1625. 

103.  —  Memoires,  Actes  et  Tiltres  touchant  la  ville  et  evesché  de  Verdun, 

et  le  pays  Verdunois. 

104.  —  Traictez,  Actez  et  Memoires  concernans  la  ville  de  Metz  et  le 

pays  Messin. 

105.  —  Memoires  concernant  le  duché  de  Bar. 

106.  —  Inventaire,  Tiltre,  Actes  et  Enquestes  touchant  les  usurpations  de 

Monsieur  le  Due  de  Lorraine  sur  la  ville  de  Metz  et  pais 
Messin,  sur  les  abbayes  de  S.1  Arnoul  et  de  Gorze,  produitcs 
par  le  procureur  du  Boy  au  dit  Metz,  par  devant  les  sieurs 
Le  Bret  de  Lorme  et  Dupuy,  commissaires  depputez  par  le 
Boy  es  villes  et  pays  de  Metz,  Toul  et  Verdun,  en  V  an- 
née 1625. 


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I  CODICI  FRANCESI  DELLA  R.  BIBLIOTECA  ESTENSE 


108.  —  Briefve  description  du  royaume  de  Naples,  d' ou  se  trouve  issue 
V  illustre  familk  de  Brancas.  Genealogìe  de  V  me  de  set 
òranches  passée  en  France  environ  V  an  1319.  Ses  principales 
alliances  avec  les  noms  et  armes  d' icelles. 

CODICI  DEL  SECOLO  XVIII. 

25.  —  Decadence  de  la  France  prouvée  par  sa  conduite. 

25.  —  Rapin  Thoy ras.  Bemarques  historiques  et  critiques  sur  V  in- 

troduction  à  V  histoire  d*  Angkterre. 
114.  —  Ferrein.  Cours  de  maladies,  commencé  le  .  .  .  juin  1745.  — 
Traité  de  V  explication  dee  vertus  des  plantes. 

117.  —  Exercice  entier  divisò  en  trois*  parties  avec  les  comrnandements 

en  allemand  et  explìcations  en  frangois;  corame  aussi  les 
plans  de  tous  les  feux  qui  se  font.  1764. 

118.  —  Beglements  militaires.  1764. 

119.  —  Recueil  des  plans  du  Petit  Trianon,  par  le  S.T  Mique,  chevalier 

de  V  ordre  de  S.1  Michel,  premier  architecte  honoraire,  in- 
tendant  général  des  bastimens  du  Boy  et  de  la  Beine.  1786. 

129.  —  Traité  d1  hydraulique  (con  figure  a  penna). 

137.  —  Becréations  innocentes  pour  passer  un  moment  (poesie  leggere). 

505.  —  La  Beatitude  des  Chrestiens  ou  le  Fleo  de  la  Foyf  par  Geoffroy 
Vallèe,  (copia  della  rarissima  prima  edizione). 

Giulio  Camus. 


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(Estratto  dalia  Rassegna  Emiliana,  Anno  II). 


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